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L’ETERNITA’ DEI TEMPI

Di Porfilio Lubrano     

PROCIDA – Talvolta anche solo una semplice foto, magari ingiallita dai tempi, rattristita da colori sbiaditi del passato, può tuttavia riportare alla luce il senso di tempi mai domi di manifestarsi per una individuazione del tempo che non passa mai giacché invece siamo noi che passiamo nel tempo, portandoci appresso gioventù, ricordi e memorie, ad idioma di una melanconia ineffabile e soave di stampo pascoliano. In questo naturale scorrere il senso dell’essere essendo tale pure a dispetto di tempi diversi, come a volere persino cercare di superare la dicotomia fra Parmenide ed Eraclito, il divenire sembra armonizzarsi nello stesso essere per i valori nobili insiti, ad esempio, nella estrazione operaia di tre ragazzi ritratti in una fotografia della primavera del 1982: questi ragazzi dell’epoca (nell’ordine da sinistra a destra, Porfilio Lubrano Lavadera, Vincenzo Selimo e Francesco Spinelli, della mitica grangia-ritrovo amicale di Sant’Antonio sin dai tempi di Don Liberino) dunque sono rimasti intatti nell’orgoglio e nella dignità che esprime la loro estrazione operaia, il loro guadagnarsi sin da ragazzini l’autosufficienza economica, impelagandosi spesso addirittura in sane competizioni per la ricerca di lavoro (specie estivi) per potersi, ad esempio, guadagnare soldi per l’acquisto di un motorino – magari  anche usato – , per uno stereo e/o per un vestiario consono sicché alla moda con i tempi. Quei ragazzi insomma, nati nella seconda metà degli anni sessanta e ad estrazione operaia, denominati in gergo/dialetto procidano i “picciridd” rispetto ai “gruoss” della generazione immediatamente precedente che si seppero distinguere per esempio quotidiano. Pertanto Grazie Ciccio ed Enzo (e grazie a tutti gli altri ragazzi della mia generazione, nel caso di specie) per avere condiviso quei momenti, quei periodi che hanno contribuito a formarmi secondo il criterio meritocratico, sulla scorta degli insegnamenti insiti nella esemplare educazione fornitaci dai nostri genitori. Alla fine insomma – e nella peggiore delle ipotesi – si tornava sempre a casa ben prima di cena (anche se io personalmente, spesso non potevo uscire con voi dovendomi dedicare, come ben ricorderete, alla assistenza di mamma), ovvero anche quando come nel caso della suddetta fotografia, andammo a fare quella veloce gita fra Pompei ed Ercolano: non fu certo una “ fuga “ dalla nostra realtà isolana, bensì (e pur sempre con i soldi guadagnati nei suddetti lavori) un modo legittimo per cercare di comprendere da vicino bellezze tanto decantateci, ad esempio, a scuola, oltre a cercare confronti con realtà continentali, estendendoci di conoscenza ravvicinata al riguardo. A presto dunque rivederci cari amici miei, ritrovandoci comunque per sempre nei predetti valori con cui siamo cresciuti e ci siamo formati: valori che non hanno tempo e che non conoscono spazio che possano mai allontanarci da essi; valori sussumibili con L’ETERNITA’ DEI TEMPI, anche in brevi sintesi come il presente scritto.

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Un commento

  1. Annarosaria meglio

    carissimo avv. HO LETTO IL TUO RACCONTO DEI RICORDI, E’ BELLO E TANTO SIMILE A UNO DEI MIEI, PERCHE’ NOI CREDIAMO AI VALORI ACQUISITI E MAI PIU’ LASCIATI, CONTINUA A SCRIVERE TI SENTIRAI LIBERO. auguri!

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