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C'è un Italia peggiore ed una migliore, caro don Matino.

Vicario delle comunicazioni Docente di teologia pastorale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale San Tommaso d'Aquino e di Storia del cristianesimo presso l'università Suor Orsola Benincasa Parroco dal 1986 della parrocchia della SS. Trinità Il  quotidiano  “Il Mattino” pubblicava ieri (pp. 1 e 20) un articolo /riflessione, dal titolo “Giovani senza lavoro, priorità dell’agenda” , di don Gennaro Matino parroco dal 1986 della chiesa della SS Trinità a Napoli e docente di teologia pastorale e storia del cristianesimo. Su questo articolo che potete leggere integralmente scaricando l’ allegato, vi proponiamo un commento pervenutoci da un nostro lettore ed amico Lorenzo Tommaselli

Nel leggere le riflessioni di don Matino su “Il Mattino” sono rimasto profondamente colpito dalle affermazioni iniziali: “Non so quale sia l’Italia migliore o quella peggiore. Forse sarebbe meglio non etichettare nessuno. La verità è che siamo tutti sulla stessa barca, travolti dall’onda anomala di una crisi economica che ha investito tutti e non solo il nostro Paese”.

Forse che l’ottimo don Matino vuole mettere sullo stesso piano coloro che sono stati prostrati, umiliati, privati di ogni speranza e coloro che hanno procurato questo dramma? Forse può considerare allo stesso modo i corrotti, i disonesti di vecchie e nuove cricche che hanno accumulato ingenti fortune e continuano ad ingrassare sulla pelle di tutti ed invece, tra i tanti resistenti a questo iniquo sistema, i cassaintegrati ed i coraggiosi giovani precari che denunciano opportune et importune la sottrazione di ogni loro speranza per il futuro?

Eppure nel prosieguo dell’articolo l’analisi è netta e la conclusione altrettanto. Ed allora perché quell’inizio?

A riguardo il modello per ogni cristiano, Gesù di Nazareth, non ha avuto dubbi, almeno stando a quello che ci dicono i Vangeli: tra oppressi ed oppressori ha scelto inequivocabilmente gli oppressi, pur senza escludere dal raggio del Suo amore gli oppressori, che, rifiutando la Sua proposta di pienezza di vita, si autoescludono dal Suo amore e si giudicano da soli (cf Gv  3,18).

Suvvia, caro don Gennaro: non abbiamo timore a schierarci come chiesa quando è in ballo l’unico vero valore non negoziabile secondo il Vangelo, cioè la dignità e la felicità di ogni essere umano. Come insegna il Maestro: “Che il vostro sì, sia un sì, ed il vostro no, un no; il di più è roba del Maligno” (Mt 5,37), anzi, come ci hanno testimoniato i risultati referendari,  4 SI’ tondi tondi, lasciando al Maligno tutto il resto!

Lorenzo Tommaselli

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