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Lo spirito della Processione del Venerdì Santo sta degradando

L’allarme in una lettera (che di seguito riportiamo) firmata da un nutrito gruppo di confratelli dei turchini patiti per la Processione del Venerdì Santo, a partire dal dott. Giacomo Retaggio, ed inviata alle autorità, a tutte le congreghe, associazioni ed organi di stampa

PROCIDA – Scusate, voi che ci leggete, l’intrusione nella vostra privacy, ma siamo un gruppo di Confratelli Dei Turchini particolarmente innamorati dei riti della Settimana Santa procidana  ed in particolare del Venerdì Santo di cui da diversi decenni siamo protagonisti.

Noi vogliamo fare insieme a voi alcune considerazioni proprio in merito a questi ultimi anni.

Voi ci chiederete, un po’ meravigliati: ma noi in quale  modo entriamo in questa faccenda?

C’entrate, c’entrate di sicuro! Perché il Venerdì Santo interessa tutti i Procidani e tutti coloro che amano l’isola. La Processione è qualcosa ci che ci  investe nell’intimo e che ci portiamo dentro dalla notte dei tempi.  Per lo me fino a pochi anni fa era così…

Anche quelli che si fingono superiori e   snobbano questi riti, sotto,sotto senza darlo a vedere, ne subiscono il fascino sottile e profondo.  E allora ? – Chiederete voi – Qual è il problema?

E’ presto detto: noi abbiamo la sensazione che l’ambiente, lo spirito, l’interesse intorno alla Processione non siano più quelli di un tempo e che vadano inesorabilmente, ed anche abbastanza rapidamente, esaurendosi.  Entro certi limiti questo è un fenomeno naturale perché nulla dura in eterno e nulla non si trasforma. Ma abbiamo notato un’accelerazione troppo veloce verso il degrado in questi ultimi anni che deve essere assolutamente fermata.

Pena la scomparsa a breve della Processione. Noi non vogliamo assolutamente rivestire il ruolo di odiose cassandre, ma di sicuro ci sono dei segni premonitori che ci preoccupano.

Si è ridotto moltissimo il numero dei portatori dei cosiddetti “Misteri”  fissi per cui sono quasi scomparsi dalla Processione misteri come “S. Pietro e il gallo”, ”La Veronica” , “Gesù alla colonna” solo, per citarne alcuni.  Mancano da diversi anni dalla Processione le famose “Sette parole” di Cristo in croce. Così come ogni anno si riduce sempre di più la famosa “Torciata”, vale a dire il numero di  confratelli con le candele che sfilano davanti al Cristo e all’Addolorata.

Ma l’episodio più odioso durante la processione del Venerdì Santo è la notevole riduzione del numero dei portatori del Cristo  morto: mentre fino a pochi anni fa bisognava fare la fila e rispettare dei turni da parte dei Confratelli per caricarsi sulle spalle la statua, oggi siamo ridotti a pregare qualcuno affinché si sobbarchi a portarla fino a Terra Murata.

Rischia di scomparire il “Pallio” di velluto nero che copre la statua del Cristo morto: fino a quando c’era la leva obbligatoria erano i i marinai d’Italia che lo portavano. Scomparsa questa li sostituirono gli studenti delle scuole Medie superiori. Oggi anche questi ultimi  con le scuse più varie si rifiutano di portarlo.

Così come, tempo pochi anni, rischiano di scomparire  i suonatori della tromba. Già oggi sono ridotti a  tre o quattro. Cosa succederà in un prossimo futuro? Per suonare la tromba occorre una notevole esperienza ed una grande forza di fiato che non è  possibile avere più dopo una certa età.  E una buona metà degli attuali suonatori sono tutti  over sessanta, mentre i rincalzi giovani sono pochi.

Vi immaginate la Quaresima ed il Venerdì Santo a Procida senza il suono della tromba?

Ma quali sono le cause di tale stato di cose? Difficile  rispondere alla luce della complessità del problema.

Alla base c’è di sicuro una certa scristianizzazione della società, una crescente indifferenza che arriva al menefreghismo vero e proprio.

Chi e cosa siano responsabili di tale stato di cose non siamo in grado di stabilirlo: di sicuro le chiese sono sempre più vuote. Ci sarà pure un perché.

Fino ad alcuni anni fa i “Misteri” per il Venerdì Santo venivano preparati dai giovani e dai ragazzi nei portoni delle abitazioni procidane.  Si stabiliva una interconnessione intima tra giovani e territorio a tutto vantaggio della manifestazione.

Oggi non è più così; la preparazione dei ”Misteri” è stata relegata, quasi emarginata, a Terra Murata, ove di sicuro non è in osmosi con il territorio procidano.

Anzi può succedere che un genitore affidi ad uno di questi esperti costruttori la preparazione del “Misero” per il proprio figlio piccolo il quale si troverà questo manufatto per le mani e lo porterà in processione, ma  non  ne avrà  vissuto tutti i momenti della costruzione, come facevamo noi alla sua età, assorbendone tutte le ansie, le delusioni e le soddisfazioni della costruzione.

Inoltre non possiamo ignorare che il numero dei giovani che preparano il “Mistero” , tra quelli che sono imbarcati sulle navi ed altri che sono sparsi, per lavoro o per studio, per il mondo, si riduce sempre di più. Procida sta diventando ( ma forse lo è già diventato) un paese di vecchi.

Così come notiamo una progressiva diminuzione, anno per anno,  dei Procidani che ai lati delle strade assistono  al passaggio della Processione del Cristo morto. Molti in questo giorno preferiscono non uscire proprio di casa. Il ché era inconcepibile fino a pochi anni fa. E’ subentrata in essi una sorta di apatia, di indolenza, quasi un considerare il corteo del Cristo morto una pratica di superstizione medievale.

Non a caso appena qualche anno fa un “bello spirito” scriveva su Face-book, a proposito della Processione del Venerdì Santo,  “che aveva visto sfilare numerosi Procidani appecoronati dietro un pezzo di legno”.

Certo un’affermazione del genere va rapportata al grado di intelligenza e di cultura di chi la fa, ma, in ogni caso, è il sintomo di un disagio e di un modo di pensare.

Noi, profondamente  legati ai riti della Settimana Santa ed in particolare al Venerdì Santo, siamo sinceramente preoccupati per il futuro della manifestazione. Noi Procidani vogliamo che la Processione continui a svolgersi come è stato fino ad ora o francamente ce ne freghiamo che essa scompaia dal panorama religioso e culturale di Procida?

Però è necessario che ognuno di noi sia intellettualmente onesto e si assuma le proprie responsabilità di fronte alle generazioni future.

Abbiamo molta fiducia nell’ingresso delle donne nella preparazione della Processione, in quanto speriamo che nuove energie diano  al tutto forza e vitalità.

E’ con l’animo colmo di speranza che abbiamo pensato di rivolgerci a voi e a quanti hanno a cuore le sorti delle tradizioni religiose procidane. Per studiare e trovare una soluzione.

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2 commenti

  1. La religiosità si misura dal grado di partecipazione della collettività ai rituali locali; evidentemente qualcosa o qualcuno la impedisce appieno . Essa resta connessa con il grado di appartenenza e partecipazione ai riti che, se richiedono fatica e passione deve tutto ciò avere una giustificazione . Quando ciò non avviene con puntualità dovremmo indagare sui motivi occulti o palesi di tali atteggiamenti che, la popolazione adotta solo in casi specifici e connessi .
    A tal proposito i vostri studenti potrebbero svolgere indagini in tal senso, documentando tutto il malessere che alimenta tali trasformazioni e, dettagliando i motivi reali di tali insicurezze . Si determinerebbe in tal modo una periodica e accertata relazione tra giovani, anziani e manifestazioni di rito collegata allo stato presente .

    • giacomo retaggio

      Questo è lo spirito della lettera; cercare di individuare l cause di tali atteggiamenti e risolverle nei limiti del possibile. Non c’è nessun intento persecutorio nei riguardi di eventuali colpevoli di tale stato di cose, come qualcuno vorrebbe far credere.. Se scompare la processione del Venerdì Santo non ci saranno né vinti né vincitori: avremo perso tutti. Avrà perso Procida!

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