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L’ORARIO DI BORDO

Di Annarosaria Meglio

PROCIDA – Sono figlia di un vecchio capitano di navi, un uomo austero, di grande precisione sul lavoro e rispettoso di tutto l’equipaggio, dal primo all’ultimo. Molto legato alla famiglia, era con noi figli affettuoso e dolce e quando tornava a casa per un periodo di riposo era una grande festa; ci portava tanti regalini dai paesi lontani e ci faceva sognare ad occhi aperti. Voleva però  che rispettassimo sempre gli orari, come se noi fossimo la sua ciurma. Uomo di principio e con i piedi per terra, amava la disciplina e l” ordine e pretendeva che rigassimo dritto, come i suoi marinai. Non era un “padre padrone”, ma voleva che rispettassimo le regole e che fossimo puntuali in ogni circostanza e negli  impegni perché, diceva: “Dobbiamo avere rispetto per le persone che vivono con noi”. Siamo così cresciuti con “l’orario di bordo”. Anche se a volte questo ” orario ” ci stava stretto e come tutti i giovani protestavamo, lui si metteva vicino a noi e con grande calma ci spiegava che era importante seguire le lancette dell’orologio, che ci regalavano ore per tante cose:  l’ora dello studio, l’ora del riposo, l’ora dello svago e cosi via . Si, con semplicità e amore ci faceva capire l’importanza degli orari. Alcuni anni dopo  ognuno di noi ha messo su famiglia ed anche io mi sono avviata verso il mio nido insieme al mio innamorato : un bel ragazzo biondo con occhi chiari e profondi e dai lineamenti delicati e con comportamenti che mi ricordavano  molto mio padre. Ci siamo capiti subito e tutto è filato liscio. Anche a casa nostra c’era “l’orario di bordo” da rispettare: alle dodici in punto si doveva pranzare e poi seguivano le ore per il riposo, lo svago e tutto il resto. A distanza di anni, sento dal profondo del cuore di ringraziare mio padre per l” educazione  impartitami, per i principi che ha voluto porre a base della nostra vita, per quell’attenzione a vivere ogni ora della giornata,  segnata dalle lancette dell’orologio, con solennità, perché ogni attimo è prezioso e non va sciupato. Sì risento ancora la sua  voce dolce ma decisa: “C’è l’ora per il lavoro, l’ora per il riposo, l’ora per fare qualche visita, l’ora per lo svago, l’ora per ringraziare Dio……”. Tante le avventure della mia vita, e quando le vicende sembrano prendermi a tal punto da trascinarmi di corsa, io mi fermavo e, ricordavo quello che mio padre mi aveva insegnato, cercavo di vivere bene quella circostanza. Anche ora che sono avanti con gli anni continua questa mia vita con “l’orario di bordo”. Mi sembra,  però, che il tempo si sia  dilatato e a tutto quello che facevo prima si è aggiunto ora il tempo per guardare un’alba  splendente quando il sole si alza piano piano, oppure il tempo per ammirare  dal mio vefio il sole che scende silenzioso nell’azzurro mare: nella  bellezza della natura mi sento riconciliata con la vita. Mi sembra che il sole prima di scomparire mi lanci un saluto ed io in risposta , sospirando tra me e me, gli invio il mio grazie dicendo: “ un altro giorno è passato”.   

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Un commento

  1. Mah, a me sembra più un imposizione che un insegnamento. E’ una mia opinione ovvio.

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