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Mala tempora currunt

Di Michele Romano

PROCIDA – Nell’osservare, con dolorosa mestizia, la valanga nevosa che ha sepolto la struttura alberghiera sul massiccio del Gran Sasso, in Abruzzo, ci porta al fascinoso e terribile imperativo categorico della Natura come fonte di creazione e bellezza e, allo stesso tempo, di distruzione e disfacimento, include le opere umane. Così l’Hotel Rigopiano da centro di benessere, di oasi di pace, contemplazione di atroce perdita degli affetti più cari. In questi momenti così amari ci rifugiamo nei percorsi filosofici e incontriamo Eraclito, il regale solitario dello spirito dell’Antica Grecia, con la sua triade: Kaos (mescolanza – divenire), Pur – puros (fuoco), Panta rei (tutto scorre nulla permane), ci indica come la Natura, attraverso una procedura di tesi, antitesi, sintesi del caos, del fuoco e del panta rei, trova il proprio ordine e plana in una quiete assoluta per poi uscire dal letargo e riprendere il nuovo ciclo di movimento caotico. Ma, tale quiete, proietta, spesso, la tragica illusione che, il nostro libero arbitrio può utilizzare a suo piacimento il mare, la montagna, la pianura, la collina, il fiume, il lago, etc. Così quando arrivano i disastri, come quelli attuali, o si impreca contro la Natura matrigna di leopardiana memoria oppure si attua la favola di Fedro delle due bisacce in cui la colpa è dell’altro e l’altro afferma il contrario, con tutto il diluvio disdicevole di parole che escono dalla bocca dei salottieri televisivi mentre le immagini riprendono il lavoro eroico di tanti samaritani.

Con tali pensieri dentro sentiamo il bisogno di percorrere il nostro territorio e balza davanti a noi una visualità preoccupante in cui si constata come gli elementi corrosivi, simili a serpenti silenziosi, si inoltrano dai costoni alle spiagge ai promontori ai luoghi densamente abitati fino all’Abbazia di San Michele dove le crepe invasive nella struttura ecclesiale e le fondamenta poggiate su un vuoto acquatico ci hanno profondamente turbati e spaventati. Care Istituzioni, cari concittadini, mala tempora currunt. Ciò che sta accadendo alle martoriate popolazioni dell’Italia centrale ce lo indica. Non è più possibile dormire tra due guanciali oppure disperdere le proprie energie in futilità, idiozie, iniziative autoreferenziali, futili eventi promozionali, beghe di cortile, ma concentriamoci, con determinazione, sulla salvaguardia e messa in sicurezza del territorio che insieme al sacrosanto diritto alla salute, dall’alfa all’omega, sono le priorità su cui spendere, nell’immediato futuro, l’impegno amministrativo ed esistenziale. E qui, anche le agenzie educative, è ora che battano un colpo ed escano dalle caverne oscure e silenti in cui si sono rannicchiate.

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Un commento

  1. Agli uomini va detto solo ciò che loro aggrada…
    essi non si vogliono correggere…
    dall’esperienza non imparano…
    e vogliono rinunciare a niente e nessuno…
    A conti fatti, resteremo in pochi e sparsi per la vasta terra…
    inaridita ed impoverita, dei suoi meravigliosi frutti
    che quotidianamente contaminiamo
    …con i nostri velenosi miasmi …

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