La natura, più del solito, presenta i suoi conti e annuncia all’uomo che è tremendamente tragica ed illusoria la propria superba presunzione che, dopo il “macrocosmo”, cioè Dio, viene poco dopo lui come ”microcosmo”, dandosi come compito quello di dominare e possedere gli elementi naturali per certificare le sue impronte imponenti ed invasive sulla terra, anche pagando costi terrificanti, tipo l’autodistruzione.
Ebbene, gli eventi tragici della Sardegna ce li stanno, in tutta la loro drammatica virulenza, a rammentarlo. E da noi ciò è talmente più grave perché il paese “Italia” ha talmente sviluppato tale principio di dominio che l’82% del territorio si trova in pieno dissesto idrogeologico tanto da far tremare, fortemente, le vene e i polsi.
Pertanto la questione ambientale costituisce un punto focale per disegnare un prossimo futuro degno di questo nome. In tal senso urge una profonda rivoluzione culturale in cui il cittadino recuperi l’antico rapporto armonico tra uomo e natura.
Il punto fondamentale di tale ripensamento, su cui mettersi in cammino, si deve fondare sulla consapevolezza di ricostruire il senso del limite coniugandolo con il ripristino delle regole. Per cui fermare il dilatarsi oltre ogni misure delle nostre città, bloccare per sempre le mostruose e indiscriminate espansioni territoriali, diventa un atto essenziale per non aggravare in modo irreversibile la già precaria vita quotidiana di tante popolazioni.