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Procida: L’Ailanto minaccia per l’ecosistema

ailantodi Costantino D’Antonio

Originario della Cina e Sud-Est asiatico, è arrivato in Italia tre secoli fa, per l’allevamento di una farfalla che avrebbe dovuto sostituire il baco da seta. Si tratta dell’Ailanto, una pianta infestante invasiva, conosciuto sulle nostre Isole col nomignolo di “Buoncazzone”, forse perché come albero non serve a niente: le foglie e la corteccia contengono un alcaloide poco appetibile per gli animali e può provocare non lievi irritazioni cutanee (se pensate di iniziare la bonifica con eradicazione meccanica, usate i guanti).

Attecchisce in qualsiasi terreno, anche in presenza di una grossa concentrazione di sale che essiccherebbe qualsiasi altra pianta. Dove c’è l’Ailanto non crescono (col tempo) altre piante, ha la tendenza a formare “boschetti” puri”, compromettendo fortemente la biodiversità e la naturalità dei nostri terreni. Tutto questo avviene perché le sue radici rilasciano nel suolo sostanze in grado di inibire la crescita e lo sviluppo di altre specie di piante. Presente dappertutto a Procida, può danneggiare (e danneggia!), con le radici, i marciapiedi, le strade, le fondamenta di abitazioni, le condotte sotterranee. La sua eradicazione non è semplice, se non si vuole ricorrere ai metodi chimici, diserbanti a base di glifosato o aminopiralide.

Insomma, quello che in Indocina viene chiamato l’ “Albero del Paradiso”, risulta essere un vero inferno per le “nostre” specie vegetali.

 

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