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Procida: Quali le cause del “mal di vivere” della nostra società?

di Michele Romano
L’ultimo evento che ha investito Procida sul versante della problematica della droga pone davanti al cuore e alla mente dell’intera collettività, la consapevolezza che il mal di vivere insinuatosi da anni dentro le viscere dell’isola non è flebile e circoscritto ma, al contrario, acuto, profondo e devastante tanto da annidare in sé il pericolo di spezzare la corda che tiene in vita il tessuto familiare, sociale, politico e la specificità umana.
Quale può essere una delle cause di un malessere così espansivo? Secondo il mio criterio valutativo, la ragion d’essere è da individuarsi nel fatto che, anche una piccola comunità come la nostra, nei momenti topici di trasformazione che la Storia ciclicamente impone a tutti i popoli della Terra, non è stata in grado di costruire nuove modalità del vivere insieme tanto da una parte, annullando del tutto la condivisione solidale e la semplicità dei nuclei familiari e sociali, così come dall’altra parte mantenendo la fermentazione degli elementi gretti e violenti, tribali ed egoistici dei medesimi nuclei in modo tale da incunearsi nei sentieri del solipsismo più esasperato (ognuno isolato in se stesso). In tal modo si assiste che, all’interno di una famiglia dove prende forma una condizione di vita meramente vegetativa e protettiva, l’elemento fondante diventa l’incomunicabilità in cui ognuno è una figura ignota all’altro. Prova sostanziale è il lavoro svolto presso il locale Distretto Sanitario, in particolare, negli ambulatori di neuropsichiatria infantile e psichiatria generale insieme alla diabetologia. Di questo stato generale, inoltre, sono emblematici gli atteggiamenti e i comportamenti sia nell’ambito istituzionale che associativo dove si agisce a livello epidermico, superficiale mobilitandosi su cose futili ed effimere non avendo la minima percezione della sostanza su cui proiettare le risorse, l’energia e la passione per evitare che la propria “polis” si dissolva del tutto..
Tale emergenza perniciosa, quindi, offra un decisivo impulso, sia all’Istituzione, sia alla politica nelle sue varie espressioni, sia alle Associazioni con il loro Forum, di uscire da rissosità, vacuità e autoreferenzialità ed acquisire un salto di qualità, nel senso di dedicarsi con consapevolezza e responsabilità a tale fenomeno la cui soluzione è decisivo per il futuro della comunità.
Inoltre, una esortazione al pianete “Scuola” che vada oltre l’esecuzione del compitino e chiudere l’uscio della propria dimora o dilaniarsi a conquistare qualche discutibile privilegio (vedi L. 104), riappropriandosi del suo ruolo fondamentale di informazione e formazione, così pertinente alla gravità della situazione.

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