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Marina di Procida, il Comune resta sotto quota trenta per cento

renato marconi marina di procidaTutto sembrava risolto con il rientro in possesso, da parte del Comune di Procida, dell’intero pacchetto della quote azionarie, pari al 49% (25% + 24%), detenute nella società che gestiste il porto turistico di Marina Grande, ed invece  nuove e preoccupanti nubi si profilano all’orizzonte. Infatti, l’ing. Renato Marconi, amministratore delegato del Marina di Procida S.p.a, ma, soprattutto, socio di maggioranza della stessa, non accoglie la richiesta del Consiglio Comunale di consentire al Comune di recuperare il rimanente 24% del capitale entro il 29 febbraio scorso con compensazione dei debiti reciproci, aprendo un fronte critico i cui sviluppi sono tutti da verificare.

Sulla questione, per comprendere lo stato dell’arte, abbiamo sentito il consigliere delegato al bilancio Giovanni Villani che, in questi mesi, tanto si è speso per trovare una soluzione che potesse consentire, ad entrambe le parti, di raggiungere gli obiettivi prefissati.«Sono aduso dar fiducia alle persone fino a prova contraria. Sin dall’insediamento dell’Amministrazione Ambrosino e fino all’ultimo incontro del 2 febbraio scorso – dice Villani – l’ing. Marconi, Amministratore Delegato di Marina di Procida S.p.A., aveva dato totale rassicurazione rispetto alla richiesta formulata dal Consiglio Comunale il 30 novembre 2015, ovvero consentire al Comune di Procida di recuperare il 24% del capitale di Marina di Procida S.p.A. entro il 29 febbraio 2016.

Voglio ricordare – sottolinea Villani – che il 3 novembre 2014 il Comune aveva perso il suo 49% in Marina di Procida S.p.A., a seguito di un’operazione assembleare che suscita ancora più di qualche perplessità, al punto da rendere probabilmente quella delibera nulla e quindi comunque impugnabile davanti al Giudice: cosa che stiamo valutando. Dopo quella delibera assembleare, che metteva fuori dalla compagine sociale il Comune di Procida, nessun atto amministrativo concreto, al contrario dell’Amministrazione Ambrosino, è stato posto in essere dall’Amministrazione Capezzuto per recuperare tale quota, pur avendo avuto almeno due opportunità: entro il 30 novembre 2014 con l’assestamento di bilancio 2014 ed entro il 30 maggio 2015 col bilancio di previsione 2015. Allora, come oggi, mancavano i soldi e l’ing. Marconi era ed è consapevole di questa situazione. Né, tantomeno, gli ex Amministratori del Comune hanno ritenuto di assumere iniziative a tutela del patrimonio dell’Isola che risultava aggredito e svenduto: perché? L’Amministrazione Ambrosino, tra enormi sacrifici, è riuscita a reperire le risorse per esercitare il diritto di opzione entro il 31 dicembre scorso sul 25% delle quote societarie corrispondendo euro 176.547, parte in contanti e parte in compensazione con un credito fiscale (“tassa-rifiuti” 2011 e 2012) che il Comune vantava verso la Società. Forti della delibera del Consiglio Comunale del 30 novembre 2015, abbiamo ripetutamente chiesto all’ing. Marconi, cui l’Amministrazione uscente ha lasciato il coltello dal lato del manico, di riconoscerci un lasso di tempo più ampio per esercitare il diritto di opzione sul rimanente 24%: dal 31 dicembre 2015 al 29 febbraio 2016.

L’ing. Marconi ha sempre dato la Sua disponibilità a questa nuova scadenza, ma non ha mai fatto seguire alcun atto (=delibera societaria) a sostegno di tale disponibilità verbale.

E anche nel corso dell’ultimo incontro con l’ing. Marconi del 2 febbraio, abbiamo sollecitato l’interlocutore ad assumere la delibera di aumento del capitale sociale di Marina di Procida riservata al Comune per consentire allo stesso di sottoscrivere il rimanente 24% corrispondendo euro 169.484. Nel contempo – continua il delegato al Bilancio – abbiamo ribadito che, non avendo il Comune le risorse liquide per pagare euro 169.484 e rientrare in possesso del 24%, proponevamo una compensazione parziale per euro165.476 utilizzando il credito derivante dalla “tassa- rifiuti” che Marina di Procida non aveva pagato per gli anni 2013-2014-2015 (anche questo è un lascito del passato!) e saldando la differenza di euro 4.008 in danaro entro il 29 febbraio.

La normativa di legge (articolo 1246 del codice civile) consente la compensazione volontaria, istituto peraltro utilizzato dalla stessa Società Marina di Procida in altre circostanze e con ben altri valori in gioco, e la  Corte dei Conti sezione regionale di controllo della Basilicata con parere numero 19 del 2013 ha riconosciuto la bontà di tale comportamento.

Nessuna obiezione, anzi disponibilità dell’ing. Marconi, tanto da dare l’input al responsabile del procedimento il dr. Roggiero del Servizio Finanziario del Comune di contattare  l’avvocato Bufalari indicato dall’ing. Marconi a gestire i passaggi operati dell’operazione concordata.

Ora, con lettera del 26 febbraio 2016, un improvviso dietro-front…: ” la Società (nd.r. rappresentata dall’ing. Marconi) e il Socio di maggioranza Marinedi srl non possono acconsentire a tale modalità di corresponsione per due ordini di ragioni: tale modalità non risulta utile alle necessità di liquidità della Società, più volte evidenziate anche dall’organo di controllo; non si ritiene tale operazione di integrale compensazione giuridicamente legittima,……”

Pertanto oggi si apre un nuovo scenario dalle conseguenze imprevedibili. Non dimentichiamo che sulla vendita del 49% di Marina di Procida S.p.A. è ancora fondato il piano di predissesto finanziario del Comune di Procida per 3,2 milioni (sulla cui valutazione la Corte dei Conti ha acceso un faro) ed ora in sede di rimodulazione ovvero riformulazione del Piano qualche diversa riflessione, anche giuridico-legale, va fatta. Certo è – conclude Giovanni Villani – che tale condotta ondivaga di Marina di Procida porterà l’Amministrazione Ambrosino a fare le dovute valutazioni in tutte le sedi competenti. Il porto turistico di Procida non può essere svenduto, né prestarsi a giochetti societari in danno dei procidani».

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