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Nel comparto marittimo forse qualcosa si muove …

di Nicola Silenti da Destra.it

Ancora nessuna novità da Roma sul versante marittimo. Come largamente paventato dagli esperti del settore  , alle promesse formulate a profusione dalla politica nell’ultimo anno e mezzo di campagna elettorale nulla, nell’universo marittimo, ha fatto seguito. Proclami rivoluzionari, impegni tassativi e spergiuri vari di candidati ed esponenti di governo e sottogoverno non sono stati l’anticamera di un bel niente se non il condimento di un piatto che continua a servire amaramente la stessa minestra, riscaldata e per giunta troppo spesso indigesta. Uno stallo che sembra fare da corollario a un imperdonabile immobilismo della politica al netto di coalizioni e schieramenti, con un disarmante deserto di proposte e iniziative concrete in grado di stimolare nei fatti un rilancio convinto di un comparto tra i più strategici e vitali dell’economia nazionale, del sistema produttivo e finanche del patrimonio identitario italiano. Un immobilismo deprecabile che ha il demerito ulteriore di aver costretto da tempo larghi settori dell’universo marittimo italiano a stare alla finestra, abdicando da qualsivoglia ambizione o capacità di stimolo o impulso istituzionale e attestandosi nella posizione passiva di chi guarda al cielo sperando nella clemenza di un essere supremo. Si è arrivati così alla situazione odierna, tra la delusione di chi aveva riposto nella nuova classe di governo speranze forse superiori alle reali possibilità di un esecutivo di coalizione, esposto a condizionamenti vari e trattative estenuanti su ogni materia, e i desiderata di chi ritiene che anche alle condizioni attuali si possa segnare un deciso cambio di passo nelle tante questioni aperte del pianeta blu.

Pur nel panorama sopra descritto va registrata a onor di cronaca l’iniziativa meritoria di chi, pur al netto della paralisi attuale, si propone attivamente nel ruolo di motore di un cambiamento, non importa se timido o solo in parte convinto e convincente. Iniziative talvolta isolate o comunque non assecondate da una decisa azione unanime del governo e dal sostegno convinto di una politica che abbia a cuore il bene del Paese, ma che comunque ci sono e per amore della verità devono essere registrate e segnalate con il giusto risalto alla pubblica opinione. Iniziative come quella intrapresa di recente dal vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, che dopo gli anni di tentennamenti e di silenzi dei suoi omologhi si è fatto promotore del progetto di una nuova legge per l’imbarco dei marittimi italiani nonché di un censimento dei marittimi stessi.  

Un’iniziativa richiesta con forza da anni dai più autorevoli esponenti del comparto marittimo, che in più occasioni hanno segnalato la misura come un primo passo propedeutico e necessario per facilitare ogni intervento mirato a lenire la principale piaga del lavoro marittimo, ossia la disoccupazione.

Un progetto non a caso accolto con entusiasmo da esperti di settore, associazioni di categoria e sindacati, tutti rinfrancati dalla prospettiva di poter finalmente disporre di dati certi sull’universo della forza lavoro del comparto, condizione questa imprescindibile per una comprensione davvero approfondita di un universo economico e occupazionale in larga parte ancora sconosciuto. Un censimento che costringerà a una collaborazione attiva  tutte le imprese armatoriali italiane  con il supporto convinto delle organizzazioni sindacali, da tempo inascoltate negli incessanti appelli alle istituzioni per un sostegno mirato alle aree del Paese più provate dalla crisi. Aree che potrebbero finalmente venire alla luce grazie all’istituzione di un’anagrafe unica nazionale per il collocamento della gente di mare: uno strumento indispensabile per garantire un reale servizio di supporto ai marittimi e consentire altresì il monitoraggio del lavoro e dei flussi occupazionali.

Altra tessera di questo nuovo ventaglio di proposte la redazione formale di un documento contenente l’elenco delle problematiche e delle criticità del lavoro del mare, un’iniziativa assunta  nei mesi scorsi da un gruppo di decani del comparto marittimo e presentata a Montecitorio nell’ambito di un incontro con parlamentari e rappresentanti ministeriali. Tutte iniziative lodevoli e confortanti testimonianze della combattività di lavoratori e veterani del mare, ma che in fin dei conti sembrano sempre arenarsi nelle sabbie mobili del vero, grande assente del dialogo marittimi – istituzioni: il tanto agognato ministero del Mare, insostituibile interlocutore e riferimento unico di ogni ipotesi di riforma del settore a ogni livello.

Un’assenza a tutt’oggi incolmabile, che di certo ha favorito il proliferare di un clima di confusione nell’ambiente, impelagato nella nebulosa delle tante spinte propositive prive di un indispensabile filtro unico e centralizzato, capace di mediare tra le istanze e le urgenze di categorie e settori produttivi oggi lasciati in balia di loro stessi. Un organismo centrale capace di prendere a cuore anche le sorti dei giovani marittimi, il vero futuro del comparto, agevolandone il percorso didattico e snellendo fino all’essenziale l’iter dei percorsi professionali. Un processo di semplificazione e di sfoltimento che molto spesso non necessita di rivoluzioni copernicane, ma che potrebbe segnare dei punti decisivi anche soltanto con piccoli provvedimenti di buonsenso che non costerebbero nulla: basti pensare alla piaga irrisolta dei corsi a pagamento o alla durata insostenibile degli esami per i titoli professionali che costringe in tanti casi i marittimi a terra per dei mesi nella attesa del rilascio del titolo Piccole grandi storture che una volta risolte potrebbero cambiare in meglio tante esperienze, tante carriere e soprattutto tante esistenze.

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