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Onorato difende i marittimi italiani e rilancia la sfida agli armatori e al governo

di Nicola Silenti da Destra.it

Prosegue a ritmo serrato tra le varie anime del comparto marittimo il dibattito sulla salvaguardia dell’occupazione italiana. Una discussione stringente che continua a tenere banco tra addetti ai lavori, associazioni di categoria, armatori e istituzioni, un vero e proprio fiume in piena generato dalle recenti dichiarazioni di fuoco dell’armatore Vincenzo Onorato e rilanciate con clamore dalla stampa nazionale. Una polemica che ruota intorno alla questione dirompente della tutela dei lavoratori marittimi di casa nostra, il vero nervo scoperto nella vita quotidiana delle migliaia di addetti del settore e delle rispettive famiglie, costrette a pagare il prezzo salatissimo di una concorrenza globale combattuta senza limiti di sorta e senza più regole: una guerra capace di demolire anche l’ultima briciola residua di rispetto della dignità del lavoro se non addirittura della condizione umana.
A rilanciare il battage polemico è stata l’intervista rilasciata a questa testata da Vincenzo Onorato il 28 aprile scorso: un’intervista in cui il patron del gruppo Tirrenia – Moby ha preso posizione in difesa dei lavoratori dello Stivale schierandosi con forza contro l’impiego scriteriato di manodopera extracomunitaria da parte della concorrenza anche di casa nostra e lanciandosi in un’aspra diatriba contro la Confederazione italiana degli armatori da cui lo stesso Onorato è fuoriuscito per abbracciare le sorti della Fedarlinea, l’Associazione italiana di cabotaggio nazionale. Uno scontro che ha assunto in modo plastico la fisionomia della battaglia personale con un altro big dell’armamento tricolore del calibro di Manuel Grimaldi, in particolare sulle agevolazioni fiscali della “tonnage tax”, il tributo indicato da tanti come il vero responsabile della crisi occupazionale dei marittimi italiani, e sulle regole d’imbarco sulle navi impegnate nel cabotaggio nazionale. Una disputa a ben vedere tutt’altro che personale, che vede schierati da una parte coloro che richiedono sostegni e incentivi per le compagnie marittime italiane a prescindere dalla nazionalità del personale di bordo, e dall’altra chi pretende che a essere premiate siano soltanto le compagnie che imbarcano personale italiano e comunitario. Una contesa culminata con le dure recriminazioni di Onorato a proposito della cosiddetta legge Cociancich, il provvedimento licenziato dal governo Renzi e da pochi giorni al vaglio della Commissione europea.
Al di là delle opinioni personali, anche ai più distratti appare evidente che tra le due posizioni in campo, quella di Onorato e quella di Grimaldi e Confitarma, il vero grande assente ingiustificato è l’autorità istituzionale e, più in concreto, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, tutt’ora incapace di prendere posizione con atti concreti tra i paladini della flessibilità del mercato del lavoro e i difensori dell’occupazione italiana a tutti i costi. Un’assenza che sembra essere il vero principio ispiratore delle ripetute prese di posizione e del recente protagonismo di tanti armatori, costretti da un incomprensibile immobilismo istituzionale a intraprendere battaglie pubbliche come sempre accade quando si è costretti a fare da soli, sottraendo forze ed energie a un settore che oggi come non mai avrebbe bisogno di concentrare gli sforzi dei suoi protagonisti nel rilancio di un comparto strategico dell’economia nazionale.

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