Procida. Savina Caylyn: Liberi subito! REPORTAGE di fanpage.it

La grande giornata di ieri  raccontata molto bene in un  reportage della giornalista procidana  Silvia Scotto di Covella  per fanpage.it

con lei un grazie va anche ad Alfonso Biondi, e Alessio Viscardi e Daniela Caruso per il servizio foto-video.

Questa mattina tutta l’isola di Procida ha manifestato per il rilascio immediato di Giuseppe Lubrano Lavadera e Crescenzo Guardascione, i due marittimi sequestrati dai pirati somali lo scorso 8 febbraio.

Manifestazione a Procida in solidariet? ai marittimi rapiti

Lenzuola bianche appese ai balconi delle case, 3000 persone ad affollare il porto di Marina Grande e due parole che riecheggiano per tre ore: “Liberi subito” .Ieri Procida ha deciso di rompere il silenzio ed è scesa in piazza per chiedere a gran voce  il ritorno a casa del comandante Giuseppe Lubrano Lavadera e del secondo ufficiale Crescenzo Guardascione, i due marittimi procidani che, assieme ad altre 20 persone, da 186 giorni sono prigionieri dei pirati somali nel Golfo di Aden. Era l’8 febbraio quando la nave Savina Caylyn dei Fratelli D’Amato Spa veniva sequestrata: sei mesi sono passati senza alcun avanzamento delle trattative e adesso, nonostante l’iniziale “silenzio strategico”, non si può più aspettare. E non si può più tacere. Il popolo procidano pretende l’impegno del governo e dell’armatore, rei di aver temporeggiato decisamente troppo.

Prigionieri del mare

I marittimi della Savina Caylyn sono prigionieri da mesi di pirati somali, tra stenti e minacce di morte

La manifestazione per i due marittimi è entrata nel vivo questa mattina attorno alle 9 e ha visto il susseguirsi di numerosi interventi, tra i quali quello di Nunzia, moglie del comandante Lubrano Lavadera, e quello di Nicola Verrecchia, figlio di Antonio Verrecchia, il direttore di macchine di Gaeta che assieme ai due procidani si trova sulla Savina Caylyn. In una Marina Grande zeppa di flyer con la scritta “Liberi subito”, non sono mancati gli striscioni di polemica: “Somalia, Governo, Armatori. Chi sono i pirati?”, “Per questo riscatto non c’è da mediare, per la vita non c’è prezzo. E’ l’ora di pagare”, “Ora Basta! Fatti e non chiacchere”, “Liberate i nostri marittimi per non essere prigionieri della vostra coscienza”.

Trenta ragazzi hanno poi deciso di incatenarsi per protestare simbolicamente contro la detenzione dei loro concittadini. Anche gli esercizi commerciali coordinati dall’Ascom di Eugenio Michelino hanno dato il loro piccolo contributo, abbassando le serrande per un’ora, dalle 9 alle 10. Una manifestazione sicuramente pacifica, che però non ha risparmiato alcuni (ed isolati) momenti di tensione: alcune frange del movimento di protesta, al grido di “Libertà, libertà”, si sono infatti riversate in massa sui traghetti della Caremar, impedendo momentaneamente ai passeggeri di salire e scendere dai mezzi. Alla fine si è registrato solamente qualche piccolo ritardo per i viaggiatori.

GLI INTERVENTI  DELLA MATTINATA Il comitato spontaneo, capitanato da Giuseppe Giaquinto, che si è costituito martedì ha previsto una serie di contributi all’interno della manifestazione.  A turno in tanti hanno preso la parola per commentare la situazione dei marittimi nelle mani dei pirati. Il presidente del Circolo Capitani e Macchinisti, Giacomo Sasso, si è augurato la risoluzione in tempi brevi della questione ribadendo la vicinanza del circolo ai familiari dei marittimi rapiti. Poi è stata la volta della preside dell’Istituto Nautico di Procida, Maria Salette Longobardo, un intervento accorato il suo, di cui riportiamo qualche stralcio.

Stamattina abbiamo la possibilità di esprimere questo grande sentimento di solidarietà che ormai da mesi è nella comunità isolana. Solidarietà mista ad angoscia, speranza per l’esito di questa trattativa. Penso, però, che prevalga la rabbia, perché ancora una volta i diritti di onesti lavoratori debbano essere sacrificati a logiche economiche internazionali e il silenzio di queste trattative la dice lunga. […] I diritti dei marittimi dove sono? E’ una professione che comporta dei rischi. Ogni anno Procida offre i suoi figli, i nostri ragazzi alla vita del mare con la consapevolezza dei rischi che essa comporta. Ma non è il rischio che ci spaventa. Ci spaventa l’indifferenza, l’indifferenza verso il valore della vita umana.[…] Sembra proprio che un barile di petrolio sia più importante di una vita umana.

A seguire, l’intervento del Vice Decano don Lello Ponticelli che ha parlato a nome dei sacerdoti dell’isola e del cardinale Sepe a dimostrazione della sua vicinanza alle famiglie dei sequestrati. Quella delle rappresentanze religiose, come si evince dalle parole degli stessi familiari e di Ponticelli, non è una vicinanza soltanto spirituale. In questi mesi i parroci dell’isola sono stati spesso il rifugio di familiari, chiusi nel silenzio imposto loro dalle istituzioni e sconfortati dall’attesa e dal desiderio di riavere a casa i propri cari.  ”Siamo vicini a tutti, non c’è religione o politica che ci divide. Non vogliamo né possiamo dimenticare nessuno: siamo vicini alle famiglie dei 5 italiani così come a quelle dei 17 indiani ostaggio della Savina Caylyn. […] nei prossimi giorni il Cardinale Sepe (attualmente in Spagna per la Giornata della Gioventù) sarà di ritorno a Napoli e farà sentire nuovamente la sua voce. […] Non sempre dietro la parola “istituzione” è stato rappresentato quello che veramente erano i diritti dei cittadini e i diritti degli uomini  e delle donne di ogni fede. Noi non vogliamo che le nostre istituzioni imbrattino il significato profondo della parola istituzione. ” ha detto Ponticelli.

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La piazza si gela quando viene diffusa la voce del comandante Lubrano Lavadera. Volti rigati dalle lacrime e brividi di rabbia caratterizzano procidani e turisti che hanno deciso di  scendere in piazza ieri mattina. Nel suo ultimo messaggio “Peppino“, come lo conoscono a Procida, racconta dell’inasprimento delle condizioni di prigionia e del rischio della nave di finire in una delle vicine secche del Golfo di Aden. Un’eventualità tutt’altro che remota, vista la vicinanza alla zona in questione e, ad ogni modo, da scongiurare, sia perché metterebbe in serio rischio la vita dell’equipaggio, sia per l’eventuale disastro ambientale dovuto allo sversamento in mare delle 86mila tonnellate di greggio sulla motocisterna. A seguire, il contributo di Nunzia Nappa, la moglie di Giuseppe: così come fa il marito  per telefono, in piazza Nunzia denuncia lo strazio e l’attesa di questi mesi, il disinteresse dell’armatore e il silenzio imposto dalla Farnesina, a cui si era  affidata fiduciosa, e che ha deciso di rompere. Più di tutti, più dell’intera piazza gremita di gente Nunzia vuole che i pirati rilascino quell’equipaggio, Nunzia rivuole a casa suo marito.

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Una vita di attesa, quella dei familiari dei marittimi, anche quando fila tutto liscio. Gli uomini che navigano partono per lunghi periodi, sacrificando gli affetti e la loro vicinanza. Una lontananza sofferta, come conferma anche Nicola Verrecchia, il figlio del direttore di macchine Antonio Verrecchia sequestrato insieme agli altri sulla Savina, arrivato da Gaeta per manifestare assieme ai tremila procidani. Nicola, da figlio di marittimo, sa bene quali sacrifici e quali sofferenze affronta chi decide di intraprendere la vita di mare. Sacrifici e sofferenze che si acuiscono in situazioni come quella che la sua famiglia sta vivendo da oltre 6 mesi. Nicola non sente direttamente suo padre da tanto, in questo lasso di tempo le notizie che sono giunte dalla Savina, così come dalla Farnesina, hanno contribuito a creare confusione e incertezza sulle sue sorti e su quelle dell’equipaggio tutto.

All’intervento delle istituzioni si era affidato, in realtà, anche il sindaco di Procida, Vincenzo Capezzuto. In questi mesi Capezzuto ha seguito la vicenda da vicino, confidando in un intervento della Farnesina e/o dell’armatore. Il primo cittadino  di Procida vive con intensità la questione in quanto i procidani in ostaggio dei pirati, si ricorderà, non sono solo quelli a bordo della Savina Caylyn. Altri due marittimi procidani si trovano sulla Rosalia D’Amato, caduta nelle mani dei predoni il 20 aprile scorso, per i quali, però, i familiari continuano a scegliere la via del silenzio. I mesi trascorsi in prigionia per l’equipaggio della Savina Caylyn, invece sono sei: un tempo troppo lungo per restare indifferenti. Proprio per tale ragione il sindaco ha deciso di scendere in piazza, appoggiando la scelta di rompere il silenzio dei familiari del comandante Lubrano Lavadera e di Crescenzo Guardascione.

PROTESTA AD OLTRANZA- Il comitato cittadino “Liberi subito” ha fatto sapere che la manifestazione di oggi non è che l’inizio di una protesta che continuerà anche nei giorni a seguire. Per tutto il mese il agosto  l’isola si impegnerà in diverse iniziative simboliche a suffragio dei marittimi rapiti: il 16 di agosto è previsto un corteo di barche nel canale di Procida; dal 15 al 22 agosto una delegazione di giovani procidani con magliette e striscioni “Liberi subito” parteciperà alla Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid; il 20 agosto, nell’ambito dell’evento “L’isola si illumina”,  sulle finestre procidane brilleranno migliaia di candele; il 24 agosto un corteo di cittadini sfilerà per le strade dell’isola; per il 31 agosto, infine, è fissato un Consiglio comunale straordinario cui parteciperanno anche rappresentanti delle istituzioni provinciali e regionali. A settembre, invece, la protesta uscirà fuori regione per sbarcare a Montecitorio, dove dal giorno 3 è previsto un presidio fisso dei cittadini isolani. Il 10 settembre, sempre a Roma, dovrebbe tenersi una manifestazione di solidarietà cui parteciperanno tutti i comuni di appartenenza dei marittimi sequestrati.

LA STORIA IN BREVE-L’8 febbraio  del 2011 la  nave Savina Caylyn, una petroliera battente bandiera italiana, proprietà della società armatoriale Fratelli D’Amato, viene presa dai pirati. Con un assalto lampo i predoni del Golfo di Aden riescono a raggiungere il ponte della nave a mettere sotto scacco l’equipaggio: 22 uomini, 17 indiani e 5 italiani. I cinque marittimi italiani sono  il comandante Giuseppe Lubrano Lavadera, originario di Procida, il Direttore di Macchine  Antonio Verrecchia, di Gaeta, Eugenio Bon proveniente da Trieste, Gianmaria Cesaro di Piano di Sorrento e Crescenzo Guardascione, anch’egli procidano. Il primo contatto con la nave è a maggio, dopo mesi di silenzio in cui nulla si sapeva sulle trattative della Farnesina e dell’armatore con i pirati somali. Trattative che, come si evince dall’appello del comandante, non convincono le gang del Golfo di Aden. In occasione del primo contatto i pirati chiedono come riscatto la somma di 16 milioni di euro.

Una somma utile a salvare l’equipaggio dall’abbandono in terraferma, qualora l’ultimatum non fosse stato rispettato.  Nonostante le smentite della Farnesina, pochi giorni dopo dall’ultimatum arriva voce che i pirati abbiano lasciato Bon, Guardascione e Cesaro a terra: un atto gravissimo, confermato dalle foto divulgate dai familiari proprio negli ultimi giorni.  Di qui in poi i contatti con l’equipaggio della Savina Caylyn si faranno sempre più frequenti: nel corso delle telefonate il comandante racconterà le condizioni vissute dall’equipaggio: la mancanza di cibo e acqua , gli spazi angusti da condividere con i predoni, le condizioni igieniche inesistenti e le continue angherie che gli uomini dell’equipaggio sono costretti a subire.

Diverse le missioni diplomatiche, gli interventi bipartisan da parte dei politici; la trattativa, come aveva confermato l’onorevole Boniver di ritorno dalla Somalia, sembrava essersi conclusa: si era ipotizzata persino una data, l’8 giugno, per la liberazione dei pirati. Qualcosa deve essere andato storto e, attualmente, l’equipaggio della petroliera napoletana non è ancora  libero dai soprusi dei pirati somali. Procida, però, assieme alle famiglie degli altri italiani sequestrati non vuole più compiacere la Farnesina e le sue direttive. Procida è stanca del silenzio e dei burattinai che vi si nascondono dietro. La patria che ha dato i natali a tantissimi uomini di mare rivuole a casa i suoi figli, e non solo. Procida rivuole Giuseppe, Antonio, Crescenzo, Eugenio e Gianmaria, così come i 17 indiani, “Liberi Subito, Liberi tutti”.

Alfonso Biondi- Silvia Scotto di Covella

Video e Foto: Alessio Viscardi – Daniela Caruso

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