Procida. Commenti al vangelo di domenica 14 agosto 2011

” Oggi, il Vangelo ci chiama ad uscire, come Gesù, dal nostro circolo religioso e ad andare incontro all’altro, alle frontiere del mondo, per accogliere la parola divina giunta attraverso l’altro e celebrare l’amore universale di Dio manifestato in tutte le culture e religioni.” Marcelo Barros – teologo benedettino brasiliano.

Un abbraccio e buona settimana Lina

Quarantaseiesimo appuntamento, con la rubrica dedicata ai commenti al vangelo. Eccovi il commento al vangelo di Mt 15,21-28, di questa domenica 14 gosto 2011, attraverso il video di p. Alberto Maggi con relativa  trascrizione da scaricare, e una riflessione di  Marcelo Barros – teologo benedettino brasiliano.

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XX TEMPO ORDINARIO – 14 agosto 2011
DONNA, GRANDE E’ LA TUA FEDE! – Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi OSM

Mt 15,21-28
In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

LA SALVEZZA CHE VIENE DALL’ALTRO
di Marcelo Barros

ANNO A 14 agosto 2011 XX Domenica del tempo ordinario Is 56,1.6-7 Sal 66 Rm 11,13-15.29-32 Mt 15,21-28

I Vangeli presentano Gesù come qualcuno che curava gli infermi che gli si avvicinavano. Lo faceva per amore e per dare un segnale che il regno divino sarebbe venuto e avrebbe portato salute per tutti. Questa immagine di Gesù mi ricorda la figura di molti guaritori e guaritrici popolari in Amerindia, in Africa e in altre parti del mondo, dove la maggioranza della popolazione continua a soffrire gli effetti di un ordine sociale ed economico ingiusto. Pur criticando e denunciando pratiche pastorali e teologie della prosperità economica, riconosciamo che l’accoglienza degli infermi e la loro cura sono sempre segnali dell’amore divino e del suo progetto di salute e pace per tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla loro razza e religione. Il passo del Vangelo proclamato questa domenica mostra come lo stesso Gesù abbia dovuto apprendere ciò. In una Comunità ecclesiale di Base di Recife, una lavandaia interpellò il gruppo che meditava su questo Vangelo: «In questa storia, Gesù sembra razzista e senza compassione nei confronti di quella donna». Un compagno rispose: «È vero. Ma lei lo ha convertito e Gesù ha cambiato posizione. È lei che lo ha fatto cambiare».

Di fatto, non si sa bene se la prima reazione di Gesù sia storica o sia un modo della comunità di Matteo, costituita da cristiani provenienti dall’ebraismo, di imparare ad aprirsi sempre più ai credenti non ebrei. Matteo chiama la donna “cananea”. È un’espressione che all’epoca non esisteva. Raccontando lo stesso fatto Marco chiama la donna siro-fenicia (cfr Mt 7,24-26). Il capitolo 15 di Matteo inizia con una critica di Gesù ai dottori e ai farisei, leder della religione ebraica (15,1-20). Allora, l’incontro di Gesù con la cananea è raccontato in un contesto di critica alla religione. Il testo comincia dicendo che Gesù partì per la regione di Tiro. E dice che una donna di quella regione gli andò incontro. Alcuni commentatori sottolineano una certa somiglianza tra questa donna anonima e un personaggio della tradizione di Israele: Raab, una donna anch’essa cananea che accoglie le spie di Giosuè nella sua casa e, così, salva la propria famiglia (cfr Gs 2,8-13). Ora, la cananea chiede a Gesù di curare sua figlia. Chiamando Gesù “figlio di Davide”, riconosce la priorità di Israele nel progetto di salvezza. Gesù tace e non le rivolge attenzione. Ma essa non cede e insiste. Egli le risponde sulla base della tradizione orale di Israele che definiva i pagani cagnolini. Di fatto, la tradizione di Israele considerava i cananei come popolo maledetto e destinato alla schiavitù (v. Gn 9, 25). Oggi, ascoltando questo passo, pensiamo ai palestinesi, vittime di un’oppressione secolare, mantenuta per ragioni economiche e politiche, ma legittimata dal fondamentalismo religioso che continua ad insistere sul privilegio di Israele come popolo eletto. Secondo questo passo, sembrerebbe che persino Gesù si fosse lasciato influenzare da questo pregiudizio razzista. Come se dicesse: per prima cosa Dio deve compiere la sua promessa ad Israele e solo dopo possiamo estendere la salvezza ad altri popoli. Ciò rivela Gesù inserito nel suo popolo e frutto della sua cultura. Il Vangelo racconta che la donna insiste sul fatto che Gesù può curare sua figlia senza con ciò sovvertire il privilegio di Israele. E, secondo il Vangelo, la sua insistenza umile converte Gesù. Egli riconosce: «Donna, davvero grande è la tua fede!». E cura la figlia. Includendo la donna e sua figlia nel progetto divino di salvezza e riconoscendo la sua fede come positiva, Gesù va oltre la posizione del Vaticano e di altri vertici cristiani che, freddamente e senza amore, dichiarano che altre Chiese non meritano di essere definite “Chiese” e giudicano altre religioni come incomplete, o meno vere della propria. In Brasile, alcune Chiese evangeliche si sono impegnate a favore dell’ecumenismo, ma non accettano il dialogo con altre religioni. Accettano l’ecumenismo con confessioni evangeliche, ma giudicano la Chiesa cattolica come non cristiana. Oggi, il Vangelo ci chiama ad uscire, come Gesù, dal nostro circolo religioso e ad andare incontro all’altro, alle frontiere del mondo, per accogliere la parola divina giunta attraverso l’altro e celebrare l’amore universale di Dio manifestato in tutte le culture e religioni.

* teologo benedettino brasiliano

Di seguito trovate la riflessione con il commento video (che trovate di seguito) di Don Lello Ponticelli con le Prediche senza pulpito”  dal sito dell’oratorio Don Salvatore Massa.

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