Pirateria marittima: il legittimo ricorso alle armi per difendere i mercantili

I numero degli assalti dei pirati somali andati a buon fine è fortemente calato. Questo, a causa del fatto che ormai gran parte dei mercantili che attraversano i mari a rischio pirateria sono difesi da team di sicurezza armati presenti a bordo.

Di Ferdinando Pelliccia (LiberoReporter.it)

Nella lotta al fenomeno della pirateria marittima cresce il ricorso alla forza per difendere i mercantili. Si fa infatti, sempre più alta l’attenzione mondiale al ricorso a team di sicurezza armati a bordo dei mercantili che solcano i mari che sono infestati dai predoni.

Nella settimana che è trascorsa i pirati hanno cominciato a ‘sgranchirsi’ un po’ dopo i tanti mesi di inattività a causa del ‘fermo stagionale’ dovuto ai Monsoni. Sono stati numerosi gli attacchi pirati denunciati. Per fortuna tutti andati a vuoto. Purtroppo, per i pirati somali, la differenza tra arrembaggi riusciti e quelli andati a vuoto vede i secondi essere ancora nettamente più numerosi. Una tendenza che è la diretta conseguenza del fatto che ormai gran parte dei mercantili che attraversano quello che è ormai universalmente riconosciuto come il ‘mare dei pirati’, e che abbraccia il bacino somalo e tutto l’Oceano Indiano, sono ormai difesi da team di sicurezza armati a bordo. Si tratta o di militari della marina o di guardie private. In genere questi team non sono composto da più di 6 uomini. A conferma, la notizia che il team di sicurezza imbarcato a bordo della nave portacontainer ‘KOTA NASRAT’ battente bandiera di Singapore, la notte di tra mercoledì e giovedì scorso, ha ingaggiato una sparatoria con alcuni pirati somali. Lo scontro è avvenuto nelle acque territoriali della Tanzania dove i predoni del mare avevano dato l’assalto alla nave. Le guardie sono riuscite a respingere l’assalto e la nave e l’equipaggio sono stati salvati. Con questo episodio diventano tre gli attacchi pirati finora sventati dai team di sicurezza in appena tre giorni al largo della Tanzania. Fatto questo che porta a credere che l’aria potrebbe essere infestata da una gang del mare che si è messa alla ‘caccia’ di una preda da catturare dopo tanto tempo ‘astinenza’. Uno degli attacchi sventati ha riguardato la nave per la ricerche petrolifere della società brasiliana Petrobras, la ‘OCEAN RING POSEIDON’ battente bandiera delle Isole Marshall. Lo scorso lunedì un barchino con 7 pirati a bordo aveva tentato il suo abbordaggio, ma una motovedetta di scorta della Marina Militare tanzanese ha aperto il fuoco sugli assalitori riuscendo persino a catturarli tutti. Finora, nell’area, sono ben 18 i pirati somali che sono finiti ai ferri dopo essersi scontrati con i team di sicurezza a bordo delle navi che volevano catturare. Nelle ultime due settimane, grazie alla protezione armata a bordo, sono sfuggiti alla cattura il peschereccio francese ‘SUMMER’, La nave portarinfuse ‘THEOFOROS 1’, il mercantile ‘LARA RICKMERS’ e due petroliere, la ‘UACC SHAMS’ e la ‘THOR’.
Quello del ricorso ad uomini armati a bordo di navi commerciali è stato per molto tempo motivo di dibattito. Dividendo in due, favorevoli e contrari, i partecipanti alla discussione. Soprattutto si temeva che il ricorso ad uomini armati a bordo dei mercantili potesse alimentare la violenza nel corso degli assalti da parte dei predoni del mare. Per ora non è accaduto nulla di tutto questo. Di recente di fronte agli ottimi risultati che si stanno ottenendo contrapponendosi alle armi con le armi il fronte dei ‘No’ si è molto assottigliato.
In Gran Bretagna un ex Royal Marine, Stephen Askins, che ora lavora per una società di sicurezza inglese, la Ince &Co, fornisce di continuo, agli armatori, informazioni utili sul fenomeno della pirateria marittima.
Di recente Askins ha reso noto un documento sui problemi derivanti l’utilizzo di guardie armate a bordo delle navi commerciali (scarica dal sito incelaw.com il file).
In esso l’ ex Royal Marine spiega perché, nella lotta al fenomeno della pirateria marittima, è importante il ricorso alla forza per difendere le navi.

I concetti di Askins, che ha ormai acquisito un’enorme esperienza nel trattare i casi di pirateria marittima, sono quasi diventati un vangelo per gli armatori. Circa un mese prima che fosse reso noto il documento, lo scorso mese di febbraio, l’International Chamber of Shipping, ICS, che insieme all’International Shipping Federation, ISF, sono le principali associazioni di scambi internazionali e di organizzazione dei datori di lavoro per gli operatori di navi mercantili e che rappresenta in tutti i settori circa l’80% della flotta mercantile mondiale, aveva denunciato le grandi difficoltà che si incontrano ancora in materia di appalti e attracco nei porti delle navi che dispongono di armi a bordo. E’ questo infatti uno dei principali ostacoli al ricorso generalizzato di guardie armate a bordo di mercantili per la loro difesa. Sono tanti i Paesi che infatti vietano l’attracco nei loro porti di navi commerciali con armi a bordo.

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