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Savina Caylyn: marionette

di Savina Dolores Massa

Avevo pensato di scrivere questo pezzo con un rancore senza limiti, poiché è il sentimento che maggiormente mi sta tarlando il cuore, ultimamente. Ho deciso poi per la moderazione ma, conoscendomi fin nei risvolti delle ossa, non garantisco di mantenere i buoni propositi. Come sempre so che scriverò mettendo la sincerità del mio pensiero dinanzi a tutto, perfino di fronte alle cattive conseguenze per la sottoscritta. Forse è la pioggia di Genova che mi sta bagnando il rancore. I morti adulti, i morti bambini.  Forse è la pioggia dei giorni scorsi sulle Cinque Terre, con altri morti, tra i quali un sardo, Sandro Usai, che poteva non morire. Invece, provando a salvare altre vite a lui sconosciute, è stato cancellato dal mondo. Il mondo di Sandro poteva durare ancora a lungo, fosse rimasto indifferente alle sofferenze di chi aveva necessità di sguardo. Ai suoi funerali di uomo giusto, umano, nessuna diretta televisiva, nessuna bandiera tricolore, nessun rappresentante dello Stato. Eppure in Liguria non si muore annegati per fatalità. Si muore perché precedenti scelte dello Stato hanno distrutto un territorio finalizzandolo al “progresso” e al denaro. Così come scelte dello Stato sono quelle che in Val di Susa pretendono di mortificare, ferendolo a morte, un luogo che preferisce restare come Natura ha scelto.

Qui non piove, adesso, eppure io sento uno scrosciare d’acqua nelle vene. Diluisce il rancore, ma resta il dolore. Non mi rende più silenziosa, questo. Il mio silenzio sarebbe identico a un Sandro Usai rimasto a guardare la morte degli altri, fermo e zitto. Lui non se l’è sentita di alzare le spalle. Voi direte, Ci vuole coraggio. Io rispondo, Ci vuole buon senso. Ci vuole amore disinteressato capace di far dimenticare se stessi, quando l’altro sembra più debole. Questo tipo d’amore è difficile da insegnare. Forse si nasce così, oppure si impara con il tempo. Il mio impegno è di imparare a diventare, che potrei dire? Più giusta? Più fiera di me stessa? Sì. Anche senza dover necessariamente morire. Rossella Urru, cooperante nel sud dell’Algeria rapita assieme a due colleghi spagnoli il 23 di ottobre da Al Qaeda, è una ragazza di Sardegna. Per la sua vita poteva scegliere un agevole lavoro che le consentisse anche, la sera, di informarsi sulla fresca fresca gravidanza di Belen, o di ascoltare distrattamente Santoro che predica democrazia ai suoi seguaci. Non l’ha fatto. E ora è privata della libertà, per aver provato ad essere umana. Qui in Sardegna la mobilitazione della gente è stata immediata, e proprio oggi è partito l’appello degli intellettuali, non solo di Sardegna. La scrittrice Susanna Tamaro scrive per lei. Ecco, si prova a fare qualcosa, nonostante le scontate raccomandazioni al silenzio da parte del Ministro Frattini, l’esperto. Anche Rossella dovrà subire 9 mesi di paura? E dove è finito Azzarà di Emergency, Ministro?

È chiaro che devo arrivare anche alla Savina Caylyn, mio tarlo fisso da febbraio. Qui la questione è ancora differente. Qui lo Stato ha deliberatamente consentito a un armatore di incassare il denaro dell’assicurazione, prendendosi il tempo che desiderava, sulle spalle di 22 uomini in sacrificio. E ripeto, DELIBERATAMENTE. Alle famiglie dei marittimi è stato chiesto il silenzio, così come alla famiglia di Rossella. E infatti nessuno chiede loro di darsi fuoco in piazza. Ma noi tutti, il silenzio come sudditanza non possiamo concederglielo a uno Stato che non sa tutelare i propri cittadini. Io mi vergogno nel tacere, io mi sento complice, io mi sento come una che guarda altrove. Nel programma televisivo Chi l’ha visto, lo stillicidio della Savina Caylyn è stato ben spiegato a tutta l’Italia per merito del lavoro direi di guerra dei giornalisti di LiberoReporter. Vogliamo dirci  in faccia i risultati? Acqua stagnante. Nessun vento. Oppure il risultato è che adesso, nelle nuove puntate della trasmissione, c’è una barchetta, modellino della Savina, per ricordare? Per ricordare che cosa? Per ricordarlo a chi? Alle madri? Alle mogli? Alle piccole figlie degli uomini laggiù da febbraio? Perché babbo non torna?, Perché babbo non torna?

Ecco il mio rancore bello intatto. Io non avrei messo il modellino in studio come un santino (ancora un poco e ci mettiamo pure i lumicini), io avrei fatto un modellino a misura naturale della petroliera e l’avrei fatto calare dall’alto sopra la testa senza cervello di Frattini, complice senza attenuanti di una tortura programmata, sadica, senza misericordia alcuna. E comunque: lasciamo perdere il Ministro e pure l’armatore, grandi vincitori cazzuti dell’anno. Mi domando, dove sono finiti i Sandro Usai? Dove siamo finiti noi? Protagonisti per teatrino di pupari? Non ci sto a farmi manovrare la testa a loro piacimento: io voglio dire NO quando dev’essere No, e SI se un SI è giusto. Oppure diciamoci pure che siamo sudditi di un reame, per non dire dittatura. Vogliamo questo? E allora votate un re o un generale. Io con voi, però, non voglio più viverci.
Suvvia, non mi sono arrabbiata molto.
S.D.M. (4 novembre)

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