
di Savina Dolores Massa dal Blog Ana la balena
La mia terra, la Sardegna, l’isola di Sardegna, un tempo era purtroppo famosa per il fenomeno dei sequestri. Potremmo trascorrere ore ad analizzare il motivo di ciò, ma preferisco sintetizzare dicendo che Il Povero rapiva Il Ricco. Certamente Il Povero sbagliava, però un briciolo di giustificazione io riesco a dargliela. Nessuno al mondo andrebbe privato della propria libertà: è indiscutibile. Sono dell’opinione che chi ha troppo dovrebbe dividere con gli altri, ma questo è un discorso lungo per essere affrontato in questa pagina. Che cosa capitava, in Sardegna, quando un ricco possidente veniva sequestrato? Calava il silenzio. In un clima di omertà assoluta si svolgevano le trattative, spesso attraverso una persona di fiducia scelta dalla famiglia del rapito: un prete, un pastore, un notaio, un bandito redento. Insomma: un uomo d’onore. Tale uomo d’onore teneva informata la famiglia del rapito di ogni sua mossa. Sia i banditi che i familiari della vittima avevano completa fiducia nell’emissario, così come tutto il resto della popolazione. Durante queste trattative nessuno si intrometteva. Attendeva, in totale fiducia. L’uomo d’onore era al di fuori degli organi dello Stato. In Sardegna contava La Parola. Dopo qualche mese i sequestri si concludevano, ma sempre, durante la prigionia, i familiari del rapito erano costantemente informati sulla prova dell’essere in vita dell’ostaggio. Se alcune volte, rare, l’esito del sequestro era orribile, forse dipendeva dal fatto che la famiglia non era stata disposta a pagare. Forse. Fabrizio De André, rapito in Sardegna, perdonò i suoi rapitori. Era un uomo che amava La Parola, lui.
La vicenda della Savina Caylyn, con questo maledetto nome che mi obbliga a sentire giorno e notte il suo battito cardiaco spaventato, mi costringe anche a fare i raffronti con il passato della mia isola. In Somalia i banditi sono dei morti di fame e di sete: affermate il contrario, coscienza in mano. I rapiti sono il simbolo di una ricchezza occidentale. I rapiti sono un mezzo, un caso, un assurdo. Non si domanda alle loro famiglie d’anagrafe di pagare il riscatto, lo si domanda alla Famiglia di tutti loro, di tutti noi, cioè allo Stato. Quindi, proseguendo nel confronto sardo, tra lo Stato e i Pirati dovrebbe esistere L’Uomo d’Onore? E se la risposta è affermativa, Chi è? Esiste davvero una figura così? Noi tutti, fratelli dei rapiti, abbiamo mantenuto il silenzio in attesa che questo ipotetico Uomo d’Onore svolgesse il suo compito. Abbiamo lasciato trascorrere i giorni e i mesi. Poi, di fronte ad un silenzio che ci mortificava, ci siamo detti, Ma non è che Babbo Stato non vuole pagare? Non è che Babbo Stato, che figli ne ha tanti, qualcuno di noi lo vorrebbe sacrificato per non perdere Ricchezza e poter mantenere se stesso e gli altri figlioli? Dubbio atroce, pensiero insidioso questo di intuire crudeltà in un Babbo. La colpa dei malpensieri dipende dal silenzio troppo lungo caduto sulla Famiglia Italiana. Cioè su noi tutti. Perché devi sapere, Babbo Stato, che noi tra fratelli ci vogliamo bene, e non ci fa affatto piacere assistere alla scomparsa di uno di noi, uno qualunque, perché noi, Babbo, le ricchezze e le povertà vogliamo viverle assime. Assieme, hai capito? E poi c’è anche un altro subdolo pensiero nelle nostre testoline che hanno iniziato a sospettare, Chi altri vorrai sacrificare, dopo gli uomini della Savina Caylyn? Uno di noi? Cento di noi? Mille di noi? Tutti noi, pur di restare ricco tu, Babbo?
Savina Dolores Massa
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