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I porti italiani sono pronti alle sfide del commercio globale?

di Nicola Silenti da Destra.it

Adeguarsi, aggiornarsi, modernizzarsi. I porti italiani reagiscono agli impeti e alle nuove richieste del mercato globale con un’ampia opera di rinnovamento delle infrastrutture e dei mezzi. Un’opera di trasformazione e di miglioramento delle dotazioni e delle attrezzature votata ad alti criteri di efficienza e di produttività, in una nuova visione dello shipping incentrato su servizi di eccellenza e qualità. Una strada che passa per l’innovazione e l’adeguamento dei perimetri portuali e dei retro porti, la dotazione di gru sempre più prestanti per il sollevamento e lo spostamento delle merci e il restyling delle banchine, destinate oggi alle nuove e sempre più grandi navi container, con l’obiettivo di accorciare i tempi dello stazionamento dei contenitori in porto ed agevolarne il trasporto nella terraferma verso i punti di destinazione. Una strada che passa anche per una maggiore digitalizzazione dei servizi,un più razionale potenziamento dei collegamenti (stradali e soprattutto ferroviari) e una più efficiente automatizzazione delle banchine.

Un’attività che sta coinvolgendo in tempi e modi non troppo dissimili quasi tutti gli approdi del Paese da nord a sud nel comune obiettivo di garantire in modo rapido e sicuro i servizi di carico e scarico alle grandi unità navali che arrivano colme di derrate dall’Oriente e, soprattutto, dalla Cina per il mercato europeo. Un traffico che sta cambiando le storiche rotte dei traffici e dei commerci in Europa e che costituisce l’occasione per restituire all’Italia il primato mediterraneo nelle rotte commerciali con l’Asia, interessate non soltanto dagli approdi dell’imponente produzione industriale cinese, ma anche dal fiorente mercato degli idrocarburi del Caucaso e della Russia occidentale: un mercato, quest’ultimo, che vede gli analisti concordi nel prevedere per i prossimi decenni rendite e scenari di crescita anche per l’indotto. Uno scenario allettante che non può essere ignorato né tantomeno lasciato ad altri più lungimiranti concorrenti e che impone alla classe dirigente italiana un serio e profondo ripensamento della politica marittima nazionale, ingiustamente lasciata sola negli ultimi decenni e tenuta viva, come testimonia l’esperienza quotidiana, da un’avanguardia di imprenditori e di professionisti del mare capaci di brillare a dispetto di una abituale solitudine.

In questa cornice di mutamenti che interessa oggi i nostri approdi, si inseriscono i dati economici di un settore che sembra mostrare ogni giorno di più margini significativi di crescita e prospettive incoraggianti di uno sviluppo stabile e duraturo. Scacciati i demoni di una crisi economica prolungata come mai nel dopoguerra, oggi realtà come Genova e Trieste palesano una vitalità che non può certo essere definita accidentale, ma al contrario il prodotto di un lavoro costato anni di sacrifici e di investimenti che oggi si mostrano in tutto il suo carico di oculatezza e lungimiranza. Due realtà, Genova e Trieste, da tempo individuate dalla Cina insieme al Pireo come quelle più strategiche nei traffici del Gigante d’Oriente con il Vecchio continente.

Per queste ragioni, nello scalo del capoluogo ligure al terminal di Voltri – Prà sono entrate in funzione negli ultimi mesi le nuove maxigru Gooseneck di 90 metri di altezza, capaci di provvedere alle operazioni di carico e scarico per le mega vessel, cioè le enormi navi da 20 mila TEU.

Gru più alte di circa 30 metri delle precedenti, per un parco totale entro l’anno di 12 gru, di cui 8 destinate alle mega navi. Un investimento da circa 100 milioni di euro che testimonia l’operatività e l’avvedutezza della direzione dello scalo ligure, ma che attende con ansia da anni il secondo binario ferroviario, vero suggello a un’espansione e un incremento dei traffici su rotaia da e verso lo scalo.

Segni ugualmente positivi arrivano da Trieste, che registra nei primi sei mesi di quest’anno un incremento di quasi l’uno per cento del traffico complessivo rispetto al 2016. Una crescita che riguarda soprattutto il settore dei containers, a testimonianza dell’efficienza e della portata strategica di un porto capace di garantire collegamenti ferroviari giornalieri con tutta l’Europa.

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