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Procida. A proposito dei tonni rossi nella baia del Carbogno

 Pubblichiamo questo articolo di Fabrizio Geremicca, apparso sul  Corriere del Mezzogiorno il 13 agosto scorso dal titolo “Arrivano 2000 tonni, nel parco marino è allarme ecologico” .

Crediamo sia interessante al fine di dare una maggiore informazione su questa vicenda.

A Procida li attendono tra oggi e domani. Per il secondo anno consecutivo circa 2000 tonni pescati in Sicilia o in acque internazionali ed acquistati da Akua Italia, filiale tricolore della turca Akua International, trascorreranno l’estate all’ingrasso nella baia del Carbonchio.
A metà ottobre la mattanza: lo schiocco secco dei fucili di precisione, invece che le grida rauche dei tonnaroti. I pesci, puliti e conservati nelle stive, saranno poi consegnati agli imprenditori giapponesi, i quali hanno già anticipato metà del valore della merce. Eppure, pareva proprio che questa estate, sull’isola di Arturo, i tonni non dovessero arrivare.
In autunno, infatti, Gerardo Lubrano Lavadera, il sindaco, aveva ritirato la concessione rilasciata dal suo predecessore, Luigi Muro, dopo che il comandante della Capitaneria di Porto, Giuseppe Marzano, aveva inoltrato una denuncia alla Procura della Repubblica. La concessione risale al 13 novembre 2001 ed è a favore di Francesco Di Liello, presidente della cooperativa Cigno Verde. Gli garantisce la gestione di uno specchio d’acqua di 26.400 metri quadri, per 10 anni, al prezzo di 302 euro all’anno di canone nella baia del Carbonchio. Di Liello ha poi girato la concessione ad Akua International.

Almeno 2 aspetti risultavano poco chiari al comandante Marzano. Il primo: le gabbie erano state messe a mare senza che fosse stata richiesta alla Regione la valutazione di impatto ambientale, obbligatoria per gli impianti di stabulazione superiori ai 5 ettari o – è il caso di Procida – ai due ettari e mezzo, se in siti di importanza comunitaria o in zone a protezione speciale.

Si tratta infatti di stabilimenti che possono inquinare molto, a causa dell’accumularsi sul fondale delle deiezioni dei pesci e del mangime non consumato. Il secondo: nessun documento testimoniava che la concessione del Cigno Verde era stata rilevata da Akua International. Prima ancora che il magistrato, queste argomentazioni avevano convinto il sindaco procidano. Sembrava una storia finita, tanto più che la baia del Carbonchio è entrata a far parte dell’ Area marina protetta Regno di Nettuno.

E’ zona B, dove sono vietati gli impianti di acquacoltura. Lo scorso inverno, però, Il Cigno Verde ed Akua International, che avevano presentato ricorso al Tar contro la revoca delle concessioni, hanno offerto al comune di Procida una transazione: 100.000 euro di canone annuo in cambio del ripristino della concessione. L’amministrazione procidana ha detto sì.  Anche il direttore del Parco marino ‘Regno di Nettuno’, Riccardo Strada, un biologo marino, ha infine autorizzato l’installazione dell’impianto per ingrasso dei tonni rossi al largo di Punta Solchiaro.

«I tonni nelle gabbie al traino della nave erano da giorni in attesa e rischiavano di morire tutti», dice Albino Ambrosio, presidente della riserva. «Avremmo subito una causa per milioni di euro. L’autorizzazione è fino al 31 dicembre. Poi gli allevatori dovranno presentare uno studio sull’impatto ambientale redatto dalla Stazione Zoologica o dalla Parthenope. Non potra’ che confermare l’incompatibilità di uno stabulario per tonni in un’area marina protetta».

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