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Procida: Allo stato attuale la casa di Elisabeth è da abbattere

elisabeth comunedi Gennaro Savio 

Si è tenuto presso la sala consiliare del Comune di Procida l’incontro pubblico col Sindaco Dino Ambrosino, richiesto da Domenico Savio in rappresentanza del “Movimento di Lotta per la Dignità della Vita” sull’annunciato  abbattimento della casetta di appena 20 mq. di Elisabeth Ayala, vedova, povera e disoccupata. Si tratta di un “tugurio” composto da un minuscolo ripostiglio, dal cucinino e dal bagnetto. Non c’è neppure una stanza da letto ed Elisabeth per poter dormire è costretta ad aprire una brandina nel pochissimo spazio che c’è tra il lavandino della cucina e quello del bagno.

Ebbene, nel suo intervento introduttivo il Sindaco Ambrosino ha praticamente informato ufficialmente i presenti che la Procura ha sollecitato il Comune a procedere all’abbattimento delle quattro mura di via Morea.   Nel suo intervento Dino Ambrosino, che nel passato da consigliere comunale di opposizione ha solidarizzato con questa umile donna nel corso delle  manifestazioni di protesta tenutesi sull’Isola contro l’abbattimento del suddetto “tugurio”, ha sottolineato che se a giorni sul fronte legale non dovessero esserci novità la casetta di Elisabeth dovrà essere demolita.

A questo punto durissima è stata la reazione politica e sociale di Domenico Savio, il quale oltre ad invitare i cittadini a non farsi “imbrigliare” dal discorso tutto interno alle logiche di potere del Primo cittadino, ha sottolineato con forza  il fatto che se le demolizioni continuano è anche grazie al Partito Democratico, di cui Ambrosino è il massimo rappresentane locale, che assieme agli altri partiti di centrodestra e centrosinistra presenti in parlamento sino a questo momento non hanno avutola volontà politica di risolvere questo vero dramma che pende sulla testa di decine di famiglie lavoratrici.

Noi non chiediamo nessun condono, ha sottolineato Domenico Savio, perché la speculazione edilizia deve essere abbattuta e non sanata, ma chiediamo semplicemente ed esclusivamente la regolamentazione amministrativa dell’abusivismo di necessità abitativa e sociale. Non dimentichiamoci che la povera gente è stata costretta a costruirsi la casa di necessità nell’illegalità a causa delle inadempienze dello Stato, che non ha garantito il diritto costituzionale alla casa a tutti i nuclei familiari e perché a chi ne aveva la possibilità economica, ma sempre con privazioni, sacrifici, e indebitamento, non gli ha dato la possibilità di potersi coprire la testa nella legalità.

Domenico Savio, a conclusione del suo intervento, ha annunciato che il “Movimento di Lotta per la Dignità della Vita”, come in passato, anche questa volta, se sarà necessario, assumerà le opportune e doverose  iniziative di solidarietà popolare nei confronti di Elisabeth, pure per denunciare le responsabilità del potere politico dominante a tutti i livelli istituzionali e per continuare a rivendicare una soluzione legislativa del problema da parte del Parlamento che metta fine alla tragedia sociale dell’abbattimento della casa delle famiglie lavoratrici e persino senza assegnare loro un’abitazione alternativa.

Per la cronaca ricordiamo che oramai sono sei anni che questa donna vive con l’angoscia che le ruspe di Stato possano distruggerle l’unico bene di cui dispone, dopo l’improvvisa e prematura morte del marito. La cosa che lascia tutti meravigliati è determinata dal fatto che l’abbattimento della casetta di Elisabeth sia ritornato di attualità nonostante nel frattempo la Procura Generale della Repubblica abbia stabilito dei criteri di gradualità nella individuazione degli immobili da demolire e che al momento dovrebbero tenere lontano lo spettro delle ruspe dalla minuscola abitazione di Elisabeth, che vive con angoscia il suo dramma umano e sociale. Ciò anche per il fatto che alla Camera dei Deputati è stato calendarizzato il DDL Falanga, una sorta di protocollo di Siracusa già approvato due anni fa dal Senato. Si tratta di una graduazione degli abbattimenti che prima delle case abitate prevede la demolizione di altri tipi di fabbricati. Naturalmente l’approvazione del decreto Falanga servirebbe solo ad allontanare momentaneamente la minaccia delle ruspe dalle case abitate, come quella di Elisabeth, ma non a risolvere definitivamente il problema, che potrà avvenire solo con la regolamentazione amministrativa dell’abusivismo di necessità sociale, così come  chiede da anni il “Movimento di Lotta per la Dignità della Vita”.

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