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Mare e lavoro non sono pianeti inconciliabili

procida mare pulitodi Nicola Silenti (tratto da Vita e Mare)

Cronaca di un’apatia divenuta intollerabile. Il rilancio dell’occupazione marittima in Italia tarda a dare segnali di risveglio. Un ritardo imputabile a una somma di incapacità, remore e inefficienze che si nascondono tra le pieghe della macchina amministrativa dello Stato e che si possono condensare, di volta in volta, in una sola, sciagurata parola: burocrazia. Una nebulosa di inciampi, ritardi e inconciliabili logiche circoscritte e settoriali che producono il mortificante effetto di occultare necessità e bisogni collettivi e che impediscono troppo spesso il raggiungimento di obiettivi vitali, come appunto il lavoro. Così, la vita di una moltitudine di uomini e donne, già imprigionata dalle asprezze di un’epoca contemporanea tutt’altro che clemente, si scontra con un sovraccarico di freni e impedimenti che paiono concepiti al solo scopo di vietare ai lavoratori di realizzarsi e di vivere con serenità e dignità. Un universo sconfortante che ha indotto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Del Rio in persona ad affermare su un noto settimanale che l’Italia «è un molo dentro il mar Mediterraneo, ma non siamo stati capaci di trarne alcun vantaggio». Una constatazione angosciante se pronunciata dal responsabile istituzionale di tutto quanto ha a che fare con trasporti e infrastrutture, e quindi con il mare, ma che in realtà avrebbe potuto esser rimarcata da qualunque marittimo italiano, testimone da tempo immemore delle tante occasioni mancate: tutto tempo sprecato, peccato mortale di un universo che dovrebbe essere vocazione naturale e colonna portante dell’economia nazionale. Eppure le occasioni di rilancio non sono mai mancate e tuttora non mancherebbero. Ne è un ultimo esempio il recente Programma operativo nazionale PON per gli anni 2014 – 2020 adottato a fine luglio dalla Commissione europea e destinato al potenziamento delle infrastrutture e delle reti dei trasporti del Mezzogiorno, e presentato lo scorso mese di novembre dallo stesso ministro Del Rio. Un programma che, volgarizzato in cifre, equivale alla bellezza di 1,84 miliardi di euro destinati da Bruxelles a favore delle regioni meno sviluppate del Paese: Campania, Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia. Un esborso rimarchevole e un’occasione straordinaria per migliorare in efficienza e in qualità la rete delle infrastrutture in un’area nevralgica del Paese: un obiettivo da perseguire con il potenziamento della rete ferroviaria, lo sviluppo della portualità e l’introduzione dello sportello unico doganale per accelerare i tempi dei flussi in entrata e in uscita delle merci. Con ogni probabilità, un pacchetto di misure così ambizioso avrà importanti ricadute occupazionali, sia a terra che sulle navi: a terra con il potenziamento degli scali e il loro adeguamento ai nuovi standard ambientali e operativi europei, sulle navi, e in particolare sui mezzi cargo Ro – Ro, grazie alle più efficienti autostrade del mare tirreniche ed adriatiche. Quello offerto dall’Unione europea è un appuntamento al quale tutte le componenti del mondo marittimo saranno chiamate a presentarsi agguerrite, motivate e soprattutto con le idee chiare. A questo fine sarà determinante il ruolo propulsivo assicurato dal sistema formativo nazionale, capace di garantire in questi anni elevati standard nella formazione delle nuove leve e nell’aggiornamento e riqualificazione degli operatori del settore, a tutti i livelli. Un sistema di istruzione che ingloba gli istituti tecnici superiori (ITS) la cui organizzazione se supportata adeguatamente e non sabotata da pubblici amministratori finalmente propositivi potrebbe rivelarsi in un futuro sempre più prossimo la carta vincente dell’Italia.

 

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