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Procida: Avventura di una notte di fine estate

PROCIDA – Nella notte tra sabato e domenica scorsa, verso le 23, ti senti male, conati di vomito, dolori addominali, brividi di freddo. Che fai? Svegli qualcuno? Ma si! Una corsa in macchina insieme a tua moglie fino all’ospedale di Procida. La porta è spalancata, davanti c’è un ambulanza. Ti dicono di aspettare qualche minuto perché c’è un “codice rosso” davanti a te.   Dopo pochi secondi senti il rombo di un elicottero che atterra nel vicino eliporto, carica il “codice rosso” e riparte veloce come è arrivato. Un infermiere ti viene a chiamare perché è il tuo turno. Ti fanno stendere su una lettiga. Arriva un medico dal volto simpatico e rassicurante. Ti chiede cosa hai. Glielo spieghi. Poche parole da parte sua, pochi ordini precisi: una flebo, prelievo per analisi, ECg, rx torace, diretta addome, Tac cranio. Tre infermieri partono di colpo: uno ti preleva il sangue e ti infila la flebo ed un altro ti denuda il torace per il tracciato. Un altro ti aspetta con una sedia a rotelle per portarti in Radiologia. Ma tu ti senti male, vuoi vomitare. Fai un cenno ed accorrono con una bacinella. I loro movimenti son coordinati e precisi come se seguissero un copione. Ti senti nelle braccia del Padre Eterno e pensi che potrebbe essere anche l’ultima volta che vedi qualcuno intorno a te. Poi una corsa lungo il corridoio verso la Radiologia.  Sarà trascorsa si e no una mezz’ora da quando sei arrivato in Ospedale e ti riportano in P.S., di nuovo sulla lettiga di prima. E’ arrivata la risposta degli esami da cui si deduce che si tratta di una pancreatite acuta. All’animaccia del diavolo! Con queste cose non si scherza, pensi. Il medico ti propone il ricovero; dopo pochi minuti ti ritrovi in una stanza con un balcone su un panorama splendido che però tu è l’ultima cosa a cui fai caso. Sono le due di notte e pensi che la terapia la inizieranno l’indomani mattina ed in vece no. Arriva l’infermiera Marina di Matola e ti infila due flebo contemporaneamente. Un tempismo perfetto! Passa la notte, inizia l’alba lentamente, ti senti un poco meglio, butti lo sguardo fuori il balcone: la punta e la baia di Solchiaro, Ischia, in lontananza, Vivara con il ponte, le case muticolori della Chiaiolella, il mare di Ciraccio. Ti sembra di essere in paradiso, poi pensi che in paradiso conviene andarci, ma il più tardi possibile. Il nuovo giorno è domenica e pensi che non verrà nessuno a vederti e pensi male perché dopo un po’si presenta una nuova infermiera, Lucia De Bartolomeo, che ti pratica un altro prelievo di sangue e ti applica un’altra flebo. Poi, in mattinata, si avvicina al tuo letto una donna medico che è montata da poco di guardia. Ti chiede notizie, ti visita e ti rassicura dicendo che stanno monitorando la patologia ora per ora. E così anche nel pomeriggio. Ed anche durante la notte successiva. Ti rendi conto che da quando sei ricoverato non è trascorsa una sola ora senza che qualcuno venisse a controllarti. Lunedì mattina. Un giovane medico simpatico, senza farti spostare dal tuo letto, ti pratica con un apparecchio portatile una ecografia addominale. Ti conferma la pancreatite, ma già in via di risoluzione, e ti consiglia di andartene a casa. Sono trascorse poco più di trentasei ore dal ricovero e sei già in avanzato stato di guarigione. Cosa vuoi di più? Non puoi fare a meno di considerare che quello di Procida sarà pure un piccolo ospedale con risorse necessariamente limitate, ma funziona come un orologio. Precisione, competenza e, soprattutto, tanta umanità. Dote, quest’ultima, quasi del tutto scomparsa in altre realtà. Complimenti a tutto lo staff ospedaliero ed un sentito grazie da parte di

Giacomo   Retaggio                

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2 commenti

  1. Dott. Retaggio voglio avanzare un’ipotesi …
    e se tutta questa efficienza fosse solo un riguardo particolare a chi, conosciuto sull’isola dai più,
    fosse rispettato e servito a dovere per paura e non per amore e attaccamento alla propria professione ?
    La vostra descrizione è così ideale che mi sembra irreale !
    Ma sicuramente mi sbaglio, a seguito d’ esperienze a dir poco dolorose trascorse sul mio territorio !
    Dove a volte, anzi spesso, ho dovuto ” battagliare ” con docenti ed infermieri saccenti e poco tolleranti !
    Dott. Retaggio mi dica che ho torto, che ho immaginato questi infausti incontri. che stavo sognando !!

    • giacomo retaggio

      X piera: la mia descrizione è estremamente realistica e risponde alla pura verità. La differenza tra l’ospedale procidano, sia pur picccoloe e limitato, e le consimili strurrure di altri posti è che a Procida tuttto si svolge a misura d’uomo, nel bene e nel male. Il trattamento che mi è stato riservato non era dovuto alla mia particlare posizione di persona nota e conosciuta, ma qualsiasi cittadino riceve lo stesso trattamento. E le testimonianze di questi ultimi lo provano. D’altra parte in una piccola comunità come Procida non si può adottare una disparità di trattamento a seconda della notorietà o importanza di una persona. Si avrebbero violente proteste. Procida è un paese molto civile in cui le classi sociali non hanno molta importanza, tanto è vero che …ci rivolgiamo a tutti con il tu!…

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