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Procida: Bisogna intervenire per snellire le pratiche urbanistiche, così si ferma l’edilizia

Avv. Porfilio Lubrano con l'emerito Prof.ScudieroSulla questione sollevata, nei giorni scorsi, dall’ing. Vincenzo Muro relativa alla recente nota della Soprintendenza nella quale si chiedono ulteriori elaborati a corredo della richiesta di parere paesaggistico, accogliamo l’intervento dell’Avv. Porfilio Lubrano Lavadera, esperto nell’ambito amministrativo-urbanistico, che ringraziamo per il contributo fornito alla discussione.

In ordine ad una serie di prescrizioni da osservarsi per potere addivenire all’assenso amministrativo in tema di normativa urbanistica, il riferimento da seguire è soprattutto il D.sgvo n.42/2004 e segnatamente gli artt. 146 (in ordine alla  autorizzazione) e 167 (in ordine al parere sull’accertamento di compatibilità paesaggistica) e cosi rispettivamente per interventi a realizzarsi ed interventi già realizzati. Facendo salve le ipotesi  di cui alla disciplina condonistica quali leggi speciali (e per la quale esiste apposito prot.llo di intesa con la stessa Soprintendenza e la Regione), l’attenzione cognitiva mi si impernia sulla particolare minuziosità tecnica richiesta dalla stessa autorità preposta alla tutela del vincolo paesaggistico che purtroppo comunque potrebbe ben creare ipotesi di appesantimento e/o complicazione in tale già – intricata – materia. A tutt’oggi, tale assunto acquista ancora maggiore rilievo laddove ricondotto a realtà come Procida, caratterizzate,  in concreto, da interventi a connotazione accessoria e/o pertinenziale o al massimo di esigui ampliamenti a legittime strutture preesistenti. Pertanto anche per tale ultimo – correlato – profilo si andrebbero ad accomunare sotto una unica egida prescrizionale fattispecie diverse da potersi creare comunque disparità di trattamento. Orbene, tenendo altresì presente che i c.d. interventi di lieve entità sono già  previsti dal DPR n.139/2010,  praticizzando il discorso (e rimettendomi chiaramente per la specificazione/approfondimento del caso alle necessarie competenze tecniche) ad esempio si rischia comunque di potere accomunare un muro di contenimento e/o di recinzione ad un patio o ad una pensilina o addirittura ad un ampliamento costituente nuova volumetria, ovvero giungendo a potere  prescrivere gli stessi dettami/prescrizioni per tali diverse anzidette situazioni.

Ed ancora: si potrebbero  accomunare situazioni agronome diverse, ovvero correlazionate soltanto dal sito e non anche dalla tipologia d’intervento nel senso che comunque ben potrebbero non  intaccare, ossia proprio per la diversa  natura/destinazione dell’intervento, di volta in volta considerato e pertanto, vien da sé ritenere possibile la sussistenza di un medesimo o consimile impatto ambientale, invece diverso stante la predetta situazione considerata: pertanto  anziché semplificare potrebbe complicare o quantomeno ingenerare confusione con conseguenti inutili aggravi, sia in termini economici che temporali. Di talché ritengo non possa revocarsi in dubbio la necessità di una chiarificazione puntuale ed organica, ovvero con una disciplina di dettaglio che rechi certezza anche con la preventiva individuazione di ciò che di volta in volta si presenta come di diversa tipologia di integrazioni ad apportarsi in correlazione alla predetta diversa  natura/destinazione dell’intervento ad assentirsi; in tal modo da trovarsi già o potere rientrare nella legalità a seconda rispettivamente della considerazione dell’assenso ab initio oppure del rientrarci con il rispetto di prescrizioni da riqualificazione, ovvero in riferimento ad interventi già eseguiti a sanarsi: il tutto quindi in ossequio alla qualificazione e riqualificazione progettuale di volta in volta in esame. Tale assunto complessivo, tra l’altro, va correlazionato altresì alla recente Legge n.124 del 07/08/2015 (art.2 ed art. 3-3° comma, ossia nel loro combinato disposto, in particolare per il settore in esame) e cosi con riferimento sia alla previsione di conferenze di servizi fra gli enti di volta in volta interessati e sia con la generale previsione del silenzio-assenso decorsi novanta giorni dalla richiesta di assenso. Orbene, essendo la ratio ispiratrice di tale normativa generale imperniata sulle “semplificazioni amministrative“, anche per tale fondamentale profilo/settore – ed almeno indirettamente -, la suddetta nota della Soprintendenza ben potrebbe andare a cozzare con le esigenze di snellimento della P.A. insite in tale medesima normativa, del quale l’adeguamento/rispetto al CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale) ne è contenuto fondamentale: il tutto anche in considerazione degli artt. 10, 14 e 21  della Legge n.241/90 (sicchè novellate nel predetto spirito semplificativo generale di cui alla legge n.124/2015) con la conseguenza di potersi imbattere in  lungaggini procedimentali tanto spiccate da potere provocare persino interventi della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ovvero di atti di alta amministrazione; tale assunto si colora di altri profili di potenziali prospettiche complicazioni laddove si consideri che nella predetta Legge n.124/2015 sono contenute prescrizioni  di D.lsgvi di integrazione/attuazione, previa la fissazione di principi e criteri direttivi al governo (ex art.76 della Cost.) che quindi anziché semplificare potrebbero ulteriormente complicare ingenerando comunque confusione, specie in riferimento alle previsioni dei piani esistenti nei comuni di volta in volta considerati e cosi – ad esempio – disparità di trattamento fra vecchio e nuovo, ovvero nelle more di una efficace/puntuale disciplina transitoria di coordinamento e dettaglio  fra le  normative a susseguirsi in progresso di tempo.

Di talché sarebbe auspicabile, già in cotanta preventivizzazione, l’elaborazione della suddetta disciplina di dettaglio e/o di coordinamento  fra i soggetti interessati, ovvero  richiedente, Comuni, Soprintendenza e Regioni (per quanto di rispettiva competenza) affinché possano più agevolmente operare, in una concertazione fattiva e collaborativa, nel rispetto – chiaramente – della normativa già esistente e cosi con gli adempimenti tecnici già previsti in una ottica sinergica in ossequio, tra l’altro,  all’ineludibile principio di tutela del territorio: il tutto quindi distinguendo/individuando in concreto  già ex ante la diversa tipologia di interventi ad esaminarsi con l’anzidetto distinguo – ad esempio – fra opere pertinenziali/accessorie ed opere in ampliamento o comunque opere non certo di lieve entità (di cui invece al DPR n.139/2010 suddetto), per le quali effettivamente l’integrazione documentale oggetto della nota della Soprintendenza in esame è da ritenersi consona (oltre che legittima, chiaramente) sicché necessitante degli  strumenti tecnici-conoscitivi indicati, tra l’altro, previsti ed enucleati   dal DPCM del  12/12/2005. In conclusione e considerando di non potere escludere la natura provvedimentale della nota della Soprintendenza, anche per tale ulteriore profilo si potrebbero creare altre lungaggini procedimentali ad una situazione già di per sé notoriamente intricata, ovvero con possibili impugnative innanzi agli organi di giurisdizione amministrativa.

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