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Procida, carcerati dentro quattro mura

di Michele Romano

PROCIDA – Con lo stile acuto e lo sguardo sottile di chi cammina dentro il profilo della “presenza – assenza” della saggezza eraclitea, la cara Giuseppina De Rienzo con la sua stimolante riflessione, pubblicata su “Il Mattino”, dal titolo: “I Migranti e la diffidenza di Procida”, da intensa amante dell’isola, ci rammenta come percepisce l’attuale status di cittadini insulari.

Ebbene, noi, prendendo spunto da ciò che Kerouac dice nel suo capolavoro “On the road”, ci sono due tipologie di prigionieri: i carcerati dentro quattro mura e chi vive in mezzo al mare dentro l’infinito, comprendiamo che Pina ci vede nella prima categoria perché dentro la collettività isolana è prevalso l’elemento implosivo. Purtroppo la condividiamo perché abbiamo smarrito lo stupore e la meraviglia di guardare oltre la linea sottile dell’orizzonte e quello kantiano del cielo stellato. Infatti, stiamo vivendo un lungo periodo crepuscolare, incurvati su se stessi, livorosi, invidiosi, adolescenti sociologici, incattiviti, violenti, al momento con una ferocia verbale, sprezzante verso quelle forme associative di donne e giovani che si sforzano di tenere accesa la fiammella della speranza di diventare “polis micaelica” ispirandosi al soffio vitale, al respiro cosmico dell’Arcangelo e comprendere che il rapporto armonico tra cuore e mente del DNA di noi abitanti marini ci conduce al divenire della navigazione a mere aperto per raggiungere porti per costruire interscambi di sviluppo socio-economico e di conoscenza antropologica dentro la bellezza di una conciliante e ricca diversità.

Ecco perché il futuro possibile sta nel salto di qualità di uscire dalla sterile e retorica coreografia di “Graziella” ed “Arturo”, mettendoli nei cari e dolci ricordi dell’album di famiglia ed andare oltre.

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2 commenti

  1. ….. e ritorna, con costanza, la POLIS MICAELICA !!!

  2. Una montagna di debiti la maleducazione l’ incuria l’ abbandono l’ inciviltà progetti falliti (vedi cassonetti interrati , sentieristica etc etc) e ancora il vento dell est che con i suoi muratori giardinieri badanti nulla facenti a ormai invaso il territorio. E questa la procida che hanno lasciato la ” classe dirigente” degli ultimi 30 anni. A loro e per loro andrebbe indetto un referendum per cacciarlo via tutti ma non solo dalla politica ma anche dal paese trattato come uno straccio. E tutto questo è questione di stile.

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