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Procida: Elisabeth scrive a Papa Francesco

elisabeth papadi Gennaro Savio

Elisabeth, la donna vedova, povera, sola e disoccupata a cui tra pochi giorni lo Stato le abbatterà la casetta di appena 20 mq., è disperata e vive giorni di terribile angoscia. E non potrebbe essere diversamente visto che le quattro mura di via Morea, lasciatele dal marito morto di crepacuore al solo pensiero che la sua casupola sarebbe stata demolita, è l’unico bene che le è rimasto visto che non percepisce neppure la pensione di vedova e che i pochi risparmi che con fatica era riuscita a mettere da parte col marito, li ha tutti spesi per pagare gli oneri del condono. Dopo aver pensato anche al suicidio, Elisabeth, che nella sua casetta per dormire  è costretta ad aprire una brandina nel cucinino e che senza la sua modestissima dimora è destinata a diventare una nuova clochard dei nostri tempi, ha preso carta e penna e ha scritto a Papa Francesco con la semplicità tipica delle persone umili e serie come lei. “Sono una donna peruviana – ha scritto tra l’altro Elisabeth –  e vorrei raccontarvi il mio grande problema. Mio marito Antonio Migliore, italiano, costruì una piccola casa di 20 mq. per necessità, perché eravamo poveri. Mio marito è stato perseguitato e ha sofferto molto per questo problema. Venne a mancare quattro anni fa.   Questa tragedia mi ha segnato molto e mi sono sentita sola e abbandonata. Senza una pensione vado avanti grazie alla carità del popolo procidano. Vorrei che lei mi aiutasse a livello politico per poter salvare questo unico piccolo bene che ho per non finire per strada come una barbona”. Sin qui parte della lettera scritta al Papa e da cui Elisabeth spera di avere una risposta. Da parte nostra non ci stancheremo mai di ripetere che la disperazione di Elisabeth rappresenta  un duro atto di accusa soprattutto verso quel potere politico di centro, centrodestra e centrosinistra che per anni, attraverso i suoi rappresentanti locali e nazionali, ha strumentalizzando la tragedia degli abbattimenti al solo scopo di accalappiare voti senza aver mai avuto la volontà politica di risolvere questa autentica tragedia sociale che sta gettando nella disperazione migliaia e migliaia di famiglie campane con la beffa che ad essere abbattute sono sempre le casette dei poveri cristi e mai le mega-costruzioni frutto dell’odiosa speculazione edilizia affaristica con la quale i potentati del nostro Paese hanno distrutto impunemente e irrimediabilmente coste e colline dell’Italia e in modo particolare della nostra Regione: che vergogna! Intanto venerdì 22 novembre alle ore 17.00 sul porto di Procida, nella sala d’attesa di Marina Grande, ci sarà un’assemblea popolare in solidarietà di Elisabeth ed organizzata dal “Movimento di Lotta Unificato per il Diritto alla Casa della Regione Campania” guidato da Domenico Savio.

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Un commento

  1. Sig.ra Elisabetta

    La capisco moltissimo ,la sua disperazione è la disperazione di tanti, ma non di tutti.

    Il menefreghismo,il proprio tornaconto,l’apparente facciata di solidarietà umana è civile,è il connotato del procidano medio.

    Non mi meraviglio che Le hanno staccato pure l’acqua,senza che le autorità comunali si sono preoccupate di trovarLe un alloggio: Bella dignità che hanno! Sono persone senza un briciolo di umanità,insensibili al grido di dolore di una concittadina che ,invece,avrebbero IL DOVERE di proteggere.Complimenti al Sindaco…!

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