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Procida: Una farsa tutta nostrana

abbazia s michele1di Giacomo Retaggio

Potrebbe apparire ai più come una farsa carnevalesca messa in scena da guitti arlecchinati secondo le più classiche regole della “commedia dell’arte”, ma non è così. La tragicommedia che si è consumata in questi ultimi anni (e continua a consumarsi) a proposito dell’abbazia di  S. Michele di Procida è sconosciuta alla maggior parte dei Procidani e non. Per poco che ci si avvicini alla questione per tentare di capirne qualcosa ci si accorge subito con rammarico e meraviglia che i comuni parametri della logica e del buon senso sono stati stravolti ed ignorati dagli attori interessati. E ci si chiede: è possibile che ciò accada? Risposta: si, è possibile! Ma veniamo ai fatti.

Nel 2006  vola al cielo (che Dio lo abbia in gloria!) don Luigi Fasanaro, curato storico dell’abbazia cui aveva dedicato tutta la sua vita. Al suo successore si para davanti l’occasione di poter usufruire di fondi europei, elargibili attraverso la Regione Campania, per il restauro della chiesa di S. Michele. Unica condizione è che sia approntato in tempi brevi un progetto fattibile, approvato e cantierabile. Chi scrive ritiene che il buon don Luigi, nell’altro mondo, nell’apprendere la notizia si sia rivoltato nella tomba: “E come?- si sarà chiesto- Mi sono dannato una vita intera per ottenere qualcosa di soldi e adesso ai miei successori questi vengono offerti su un piatto d’argento!” Ma, caro Don Luigi, non ti crucciare! Così vanno le cose di questo mondo.

Il curato attuale, mons. Michele Del Prete, ed i membri del consiglio pastorale volano nella Curia di Napoli per avere direttive e assistenza. Ora bisogna sapere che la Curia, che è il gestore della chiesa di S. Michele, ha “il diritto ma non il dovere” di intervenire nelle faccende dell’abbazia, ma si da il caso che nella fattispecie si sia  inserita a gamba tesa nel gioco che si andava delineando. Anzi ha fatto di più: nella persona di uno dei suoi più qualificati elementi si è offerta di “suggerire” il nome di un tecnico per la redazione del progetto di restauro, ma si è al contempo rifiutata di effettuare a proprio nome la richiesta dei fondi. Retropensiero negativo? Desiderio di non assumersi responsabilità nel solco delle migliori tradizioni curiali? Decidete voi.

Si aggira l’ostacolo e la domanda per i fondi viene effettuata, a cavallo del 2007- 2008, dal Provveditorato alle Opere Pubbliche e viene designato come tecnico, sempre su consiglio curiale, l’arch. Luigi Guerriero della seconda Università di Napoli. Questi si attiva ed il 22 novembre 2008 il progetto è pronto e viene inoltrato alla Curia che lo dovrà sottoporre al giudizio della Sovrintendenza. Viene presentato anche a Procida, presso la chiesa di S. Michele, in pompa magna con tanto di amministratori, scuole con presidi ed alunni e ospiti di riguardo. Il progetto è bellissimo, quasi faraonico: prevede zone museali, ripristino di opere d’arte, teche climatizzate per le mummie e tante altre cose. D’altra parte non ci dovrebbero essere problemi economici perché la somma stanziata dall’Europa è di quattro milioni e novecentomila euro cui avrebbero fatto seguito altri tre milioni e mezzo in caso di approvazione. Si, avete capito bene! Al paese mio sono quasi quindicimila milioni delle vecchie lire: una montagna di soldi! Si possono fare tutti i restauri necessari ed anche di più. Secondo la prassi il progetto viene inoltrato alla Sovrintendenza di Napoli per l’approvazione. E qui cominciano ad imbrogliarsi le cose: passano tre anni (quindi si arriva quasi al 2012) e l’ente preposto non risponde, nonostante le sollecitazioni procidane.

Alla fine, dopo reiterate richieste, la risposta è negativa (quindi il piano non si approva) perché il progetto di Guerriero prevede la messa in opera di pali di acciaio che, ficcati nella roccia, ancorino la chiesa al suolo. L’intervento viene definito troppo invasivo ed il progettista viene invitato a modificare il piano. Questi si rifiuta di farlo e, per aggirare l’ostacolo, si decide di esporre il progetto alla Sovrintendenza di Roma. Questa lo approva a patto che l’ufficio di Napoli sia d’accordo. Si è al punto di prima. E allora ci si rivolge di nuovo all’eminente personaggio della Curia di Napoli che in un primo tempo si era dimostrato così disponibile fino a suggerire il progettista, ma, questi, per quelle insondabili alchimie dei corridoi curiali, si comincia defilare dicendo che lui poi c’entra fino ad un certo punto in tutta la faccenda. Come a dire: vedetevela voi perché io non ci voglio più entrare. Cose turche o da Santo uffizio! Decidete voi. Anche perché trapela che il progettista Guerriero è inviso alla sovrintendenza di Napoli. E qui si comincia a capire qualcosa di più.

Nel frattempo, tra questi tira e molla, questi ripicchi personali ed improvvisi voltafaccia, tra queste connivenze negative della Sovrintendenza con la Curia di Napoli, in cui i responsabili procidani dell’Abbazia, stritolati fra questi “poteri forti”, fanno la parte dei classici vasi di coccio tra quelli di ferro, l’acqua sotto i ponti scorre veloce ed i soldi non vengono più elargiti per inadempienza temporale e progettuale. Da parte di chi ha un minimo di buon senso c’è solo da mangiarsi le mani a morsi per la grande occasione perduta. Qualcuno di coloro che leggono si chiederà: ma gli esponenti delle amministrazioni comunali di Procida come si sono comportati in questa faccenda? Assenza assoluta! Sono stati alla finestra, con le mani in tasca e faccia inespressiva, secondo la logica del chi me lo fa fare: sono fatti che a noi non interessano. E dire che la chiesa di S. Michele è del Demanio, quindi del Comune, essendo passata a questi enti fin dal 1861, vale a dire subito dopo l’unità d’Italia!… E ditemi adesso se quella che si è consumata in questi ultimi anni, tra rinvii, beghe curiali, picchi e ripicchi, veti incrociati e Dio sa quanto altro, non sia stata una farsa sfociata in tragedia? Ma tant’è: “così è se vi pare”.

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20 commenti

  1. Evidentemente uno dei tanti “pensieri” scritti da don Luigi su fogli improvvisati è ancora valido…

    “Il Custode, da solo contro tutto e tutti, lotta dal 1958 per salvare quest’Abbazia, vetusta e storica, distrutta 2 volte dai Saraceni di ieri…e di oggi! Mentre il comune di Procida, usurpatore fin dal 1916 di vari beni di questa chiesa, sonnecchia…!”

  2. Esposizione impeccabile dal primo all’ultimo rigo che mette in evidenza l’impegno di alcuni e il menefreghismo di tanti al pensiero….: e a me che m trase rint a sacc.????

    ….. Ma tant’è: “così è se vi pare”.

    Errata corrige: 15 miliardi di vecchie lire.

  3. elisabetta montaldo

    Una storia tragica ed emblema di tutte le vergognose mancanze delle autorità nella salvaguardia dei beni di quest’isola: storia, ambiente, arte, paesaggio. Ma alla prima occasione questi signori parlano di “Procida isola della cultura”….Allora che si fa? Si “perdona loro perché non sanno quello che fanno”? Purtroppo le altre guance da porgere scarseggiano visto che Procida è ormai stata spremuta come un limone.
    Io sono del parere che occorra un comitato culturale completamente fuori dalla politica che potrebbe chiamarsi “amici di Procida” che vigili su questi fatti, faccia proposte, sensibilizzi l’opinione pubblica sennò il poco che è rimasto del nostro patrimonio verrà lasciato al totale degrado nella stupida idea che la cultura non si mangia (ossia non porta voti). Tra l’altro non è affatto vero!

  4. sebastiano cultrera

    Beh, ecco svelato il vero motivo dell ‘Abdicazione di Papa Benedetto !!!

  5. elisabetta montaldo

    Un BRAVO al dott. Retaggio

  6. Salvatore SCHIANO

    Carissimo Giacomino, quanto scrivi con chiarezza certosina in merito ai fondi persi per il restauro della Abbazia di San Michele in me non suscita alcuna meraviglia. Avendo vissuto una lunga vita amministrativa pubblica posso assicurarti che di casi simili ne conosco a iosa. Di chi la responsabilita’? La individui tu stesso alla fine del tuo racconto. Quando vi sono uomini che non hanno capacita’ decisoria “a vista ” e non hanno la immediata percezione della importanza del problema sottoposto alla propria attenzione, gli esiti non possono essere se non quelli da te egregiamente e con estrema chiarezza esposti. I Procidani devono sapere tutto cio’ e al momento giusto, cioe’ quello del voto, comportarsi conseguenzialmente. Ti abbraccio.Salvatore

  7. Giancarlo Di Marco

    e adesso ci immaginiamo cosa avrebbe combinato la stessa gente se avessero ricevuto i 15 millioni di euro……………………………

  8. Giacomo Retaggio

    Ringrazio tutti per la vicinanza e la stima dimostratemi.

  9. MARIO CAIAZZO

    UNA STORIA DAVVERO SCONCERTANTE…..RACCONTATA EGREGIAMENTE E DETTAGLIATAMNTE DAL NOSTRO ” STORICO ” DOTT. RETAGGIO……. QUESTA E’ L’ENNESIMA DIMOSTRAZIONE, OVE MAI CE NE FOSSE BISOGNO, DELL’INCAPACITA’ DI CHI E’ PREPOSTO ALLA COSA PUBBLICA DI ACCEDERE AI FONDI EUROPEI, COME D’ALTRONDE CAPITA AL SUD CON MILIARDI DI EURO MAI UTILIZZATI…….POVERI NOI!!!!!!! LA BUON’ANIMA DI DON LUIGI CHISSA’ COSA STARA’ DICENDO DALL’ALTRO MONDO!

  10. sono cose già sapute

    il mistero non è svelato perchè non si conoscono i veri retroscena… del fatto,i protagonisti della storia… tacciono….,sarebbe interessante una vera indagine conoscitiva….

  11. MARIO CAIAZZO

    CREDO CHE I PROTAGONISTI DI QUESTA SCONCERTANTE SE NON ASSURDA VICENDA NON SVELERANNO MAI I RETROSCENA QUINDI NON SI SAPRA’ MAI COME SONO ANDATI PERDUTI I MILIONI DI EURO PER IL CONSOLIDAMENTO ED IL RESTAURO DELL’ABBAZIA…….

  12. Gabriele Scotto di Perta

    Caro Dottore,
    grazie per aver portato allo scoperto una vicenda strana e dolorosa.
    I nostri vecchi dicevano: “I ciucci si appiccicano e i varrie si scassano”. La nostra storica Abbazia, intanto, è sempre più degradata, cosa si aspetterà, forse la distruzione totale? Sarebbe una cosa molto grave e vergognosa. ma a chi il compito e l’onere di prendere le redini in mano per salvare il salvabile?
    La speranza è l’ultima a morire.
    Gabriele Scotto di Perta, Priore della Congrega dei Turchi

  13. Dopo aver letto queste cose, non donerò più nemmeno 1€ per l’abbazia. Si dovrebbero vergognare.

  14. ma di cosa ci meravigliamo più ma lo vogliamo capire che i primi a mandare per sempre a casa sono le sovrintendenze specialmente quelle del sud casi come questi ce ne sono a centinaia come ad esempio Pompei.

  15. vincenzo capezzuto

    Caro Giacomino le cose non sono andate proprio così. Tu sai che gli incarichi professionali di importo elevato, se beneficiari di fondi pubblici, devono essere affidati per il tramite di evidenza pubblica (gara di appalto).Il finanziamento concesso dal Provveditorato OO.PP. è arrivato in un momento particolare che ha visto coinvolti in una inchiesta giudiziaria lo stesso Provveditore e Alti Prelati.Se vai a leggere i giornali del periodo ne capirai di più.

    • Giacomo Retaggio

      Caro Vincenzo, l’incarico era già stato affidato all’arch. Guerriero e l’erogazione dei fondi attendeva solo l’approvazione del progetto da parte della Sovrintendenza. Cosa che per per motivi non troppo oscuri non è mai avvenuta. Circa gli ostacoli frapposti da inchieste giudiziarie riguardanti “lo stesso Provveditore ed Alti prelati” ciò non è una scusante, ma anzi è un’aggravante perchè significa che questi Enti non sono poi così limpidi come dovrebbero. Nè si può dare la colpa alla magistratura che ha scoperchiato la pentola. Il dato finale, unico ed incontrovertibile, è che il finanziamento europeo è svanito. A me sembra tanto che si voglia fare a scarica barile. Anche perché gli stessi finanziamenti europei per altre zone e monumenti della Campania, concessi nello stesso periodo, sono stati utilizzati. E in questi casi non c’erano le inchieste giudiziarie? Perchè da noi hanno avuto valore ed in altre parti no?

      • vincenzo capezzuto

        Caro Giacomino, solo per maggiore informazione, non erano fondi europei ma fondi diretti del Provveditorato Opere Pubbliche cioè finanziamenti statali. L’inchiesta riguardò proprio l’erogazione di fondi dal Provveditorato Opere Pubbliche allo Stato Vaticano. Il Comune, non ha avuto ne avrebbe potuto avere alcun ruolo in questa specifica vicenda.

  16. A mio parere il Dott. Retaggio

    ha fatto benissimo a riproporre i dubbi su questa storia. Non è che si ha uno scopo poliziesco,o si vuol riproporre una sorta di ” caccia al ladro ”

    ma il Sindaco(come penso sia il postante V. Capezzuto,ma posso sbagliarmi)

    ,visto che è più edotto in materia(ha letto i giornali o sa altre cose),perchè non ci spiega esattamente come sono andate le cose?,ciò sarebbe di aiuto alla comprensione del problema.

    Il Sig Lubrano nell’intervista a TV 2000 per reclamizzare il suo libro,ha descritto procida come ” l’isola dei misteri “. ecco se si svelasse almeno questo, sarebbe già un buon inizio.

  17. Ferdinando Balsamo

    Non posso, che fare un grande plauso al caro amico Dottor Retaggio, profondo conoscitore di Procida e della sue problematiche,subito dopo questo scorcio di vacanze che ancora restano,inviterò l’amico Giacomo ad un tavolo tecnico per conoscere le verità nascoste,

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