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Procida: Il 25 Aprile vissuto nel silenzio tombale

Di Michele Romano

PROCIDA – Il 25 aprile 2018 ha festeggiato il suo 73° compleanno in un quadro politico, sociale ed economico caotico, confuso, malevolo, disperato, violento dal quale si evince che la democrazia è gravemente ammalata di “ipertrofia dell’Io” impregnata di populismi, sovranismi, gretti egoismi, perfidi inquisitori mediatici, cinici e supponenti professori, redattori di asettici contratti del “doppio forno”, parola indigesta, tragica e dolorosa come sta ad indicarla l’essenza e il significato della liberazione dalla tragica stagione nazifascista.

In questi giorni si è aperto il forno tra M5S, che continuiamo a ritenere un soggetto politico autoritario, demagogico e forcaiolo, e il nostro Partito Democratico, uscito malconcio dal voto del 4 marzo, il quale, secondo il nostro modesto parere, ha decretato che deve prendere una intensa ed attiva pausa di riflessione attraversando il cuore delle tenebre delle periferie, della povertà, della solitudine, della disperazione, del disagio, dell’emarginazione, della centralità della scuola, dei servizi socio sanitari, per combattere, attraverso afflati di alata formazione, la violenza belluina che ne sta minando, terribilmente, l’autorevolezza.

Allora, che parte infornare? Nell’esprimere lo “scetticismo problematico” consigliamo ai dirigenti, soprattutto a quelli più baldanzosi ed attratti dall’idea di tornare sulle poltrone di Governo, di leggersi il passo dell’Eneide di Virgilio, quando Enea racconta a Didone che l’aver accettato l’omaggio del cavallo, sia stata la causa della distruzione di Troia ed esplica la nota e sofferta espressione “Temo i greci soprattutto quando offrono doni”. Ciò cosa vuol significare? Non è in gioco solo l’estinzione del P.D. ma quella della democrazia.

Postilla finale. Ad aumentare la mestizia che ci pervade in questi giorni così bui, è stato il silenzio tombale con la quale, la nostra cara “polis micaelica” ha trascorso la giornata del 25 aprile attraverso le proprie istituzioni, formazioni politiche, agenzie educative, associazioni socio-culturali, ecclesiali ed altro. Il fatto rappresenta, purtroppo, il segno tangibile di una comunità sempre più apatica, smemorata, decadente sul piano dei valori.

Ricordiamoci che azzerare la memoria con i suoi insegnamenti, sia nel bene che nel male, rende più arida e difficile la prospettiva di costruire un futuro degno di essere vissuto. Comunque restiamo tenacemente credenti della soave speranza.

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