iridi procida
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Procida: “Iridi” mostra di Rosalia Tortoriello e Antonio Lubrano Lavadera.

Dal 27 luglio  e sino al 3 agosto prossimo (dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 17,00 alle 20,00), presso il Palazzo della Cultura svettante dal borgo di Terra Murata, nei locali della chiesa di Santa Maria della Purità, con il patrocinio del Comune di Procida, resterà aperta la mostra allestita dagli artisti  Rosalia Tortoriello e Antonio Lubrano Lavadera.

Amici con una passione in comune, Rosalia e Antonio hanno più volte scelto di esporre i propri lavori in uno spazio condiviso e dopo “CondiVisioni, questo il felice titolo delle loro collettive, eccoli di nuovo insieme a presentare Iridi.

Il titolo suggerire più di un significato. “Iride” per occhio: parte per il tutto. Ma anche “iride” per moltitudine, fantasmagoria di colori. Derivato dal greco, il termine infatti assume nella lingua antica il significato di “arcobaleno”. Nell’iconografia e mitologia classiche, esso vestiva a mo’ di sciarpa la bella Iride, vivace messaggera dell’Olimpo, per l’allegria dei suoi colori ricompensata da Giunone con il prestigioso compito di segnalare agli uomini la fine delle tempeste scatenate dall’ira degli Dei.

Malgrado Rosalia e Antonio frequentino ormai da anni la stessa scuola, diretta della Maestra Tullia Matania – figlia d’arte e a sua volta artista poliedrica ed eclettica, fondatrice dell’associazione artistica che porta il nome di suo padre Ugo –, non sarà difficile anche per l’occhio dell’osservatore disattento constatare la diversità di visione, di stile, di linguaggio pittorico che i due artisti adottano e ripropongono sulla tela. Laddove in Rosalia il colore si stende compatto e predilige tonalità tenui, che vanno dal bianco al dorato passando per il beige e il rosa chiaro, in Antonio esso è indiscusso protagonista: acceso e picchiettato sulla tela, diventa soggetto insieme alla figura, caricandosi di plusvalenze e trasfigurando la realtà in impeti espressionisti. Denominatore comune è certo la figura femminile, che giganteggia però priva di sfondo in Rosalia, ostentando incurante la sua nuda opulenza rubensiana, mentre in Antonio è colta talora in momenti qualsiasi del quotidiano avvicendarsi – spesso dormiente –, talora un po’ in posa, con lo sguardo snobisticamente rivolto altrove, sprezzante di chi la osserva, forse sicura della sua bellezza. Diversa la percezione del reale e la sua rappresentazione, diverso il percorso biografico dei nostri artisti: Rosalia  ha scelto il pennello come strumento di comunicazione prediletto, facendo della pittura non già soltanto un modus operandi bensì un vero e proprio modus vivendi, concentrandosi per lo più nello studio della figura e dei corpi, in una ricerca continua e instancabile della forma come rappresentazione tridimensionale dell’interiorità; Antonio, professore di matematica e scienze nella vita di tutti i giorni, ha sempre coltivato a latere la sua forte passione per l’arte e per la pittura, partendo dagli acquerelli e dalle rappresentazioni ornitologiche e botaniche, per approdare con la maturità agli oli e alla figura umana.

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“Non si vuole dunque fornire una chiave di lettura univoca – sottolineano Rosalia e Antonio – piuttosto si vuole suggerire, come voleva il grande critico letterario Francesco De Sanctis, che l’opera d’arte non si può ridurre né a un contenuto di pensiero astratto o di fatti concreti, né alla semplice forma: essa è creazione spontanea e fantastica, forma che include in sé il contenuto, entità unica e irripetibile; sedimentazione della realtà esterna capace di attivare circuiti mentali e visionari in cui spesso saltano le meccaniche concatenazioni di causa-effetto.”

Guglielmo Taliercio

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