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Procida: La pianificazione territoriale – Mosse e prospettive

di Vincenzo Muro

PROCIDA – Il sindaco della città metropolitana (ex Provincia) De Magistris, evidentemente a causa di  pressioni  provenienti da più parti, sia di comuni che di enti superiori, ha corretto e riveduto la delibera di adozione del Piano Territoriale di Coordinamento  della fine di gennaio u.s., rettificandola su alcuni punti essenziali. Dalla relazione  alla base della nuova delibera (la n. 75 del 29 aprile) appare evidente una  pressione alla modifica da parte della Regione

Ha  quindi, sostanzialmente e di fatto, annullata l’adozione (anche se nella lettera  della delibera questa viene confermata) in quanto ha dichiarato che la delibera di gennaio era da considerarsi un atto endoprocedimentale (cioè un atto necessario per il corso del procedimento ma che non attuava e completava l’iter del Piano) e quindi non determina l’applicazione delle norme di salvaguardia previste dalla legge ; ciò comporta che, almeno per il momento, viene allontanato dall’isola lo spettro  di avere un terzo piano territoriale di cui tener conto, peraltro ancora più restrittivo, oltre al Piano Paesistico del 1971 e al Piano Regolatore del 1984, i quali, prevedendo cose diverse, rendono inapplicabili le previsioni di pianificazione fatte a suo tempo.

A nostro avviso è forse il caso di soffermarsi  su alcune affermazioni contenute nella delibera di modifica del 29 aprile: la prima , citata  al punto 4 della stessa, afferma la volontà di “…procedere alla rimodulazione del Piano Territoriale di Coordinamento … considerando le iniziative della Regione Campania  ,protese a predisporre con urgenza un nuovo progetto di legge per il governo del territorio…” . Questa affermazione rafforza ulteriormente l’ipotesi  che ci sia stata una pesante pressione regionale a costringere De Magistris  a sospendere l’adozione del PTC , in quanto avrebbe creato serie problematiche  in vista di una prossima  normativa regionale in campo di pianificazione ( e nel cui ambito ricadono necessariamente le  proposte  provinciali) . In altre parole  è come se la Regione avesse detto a De Magistris di fermarsi perché  l’adozione del PTC (evidentemente  fatta a gennaio senza il concerto con  la regione  stessa)  deve essere successiva ed inquadrarsi in una più ampia normativa regionale.

La seconda considerazione, espressa sia al punto 3 della delibera che al punto 5,  afferma “… la necessità di modificazioni normative, prescrittive e cartografiche….del PTC , nonché “…la verifica di coerenza dei Piani Comunali…”. In definitiva  quindi, si afferma la necessità di provvedere ad una sostanziale modifica e verifica del PTC sia in riferimento  ad una variazione della normativa su scala regionale  che ad un confronto con i piani comunali esistenti e a farsi.

Queste affermazioni possono avere, per il nostro comune, una valenza straordinaria se prese con la necessaria e debita attenzione  perché possono significare la possibilità di reinserirsi adeguatamente in un progetto di pianificazione, per rappresentare le esigenze della nostra isola sia a livello metropolitano che regionale.

Occorre quindi che l’amministrazione comunale si muova – da subito- su due fronti, quello regionale e quello locale; verifichi innanzitutto la effettiva volontà della Regione di procedere ad una nuova legge per il governo del territorio (come quella predisposta dall’amministrazione Caldoro ma non approvata nel 2013) e quindi cercare di inserirsi per arrivare al superamento del nostro PTP e alla redazione del PUC come stanno già facendo i comuni di Ischia. Contemporaneamente, in attesa che venga  modificata la normativa metropolitana, formulare, in tempi brevissimi, una proposta di pianificazione della nostra isola da prospettare sia nella modifica del PTC ma, immediatamente, anche in fase regionale per arrivare al superamento dell’attuale discrasia tra i piani vigenti nel nostro comune.

Occorre però che i nostri amministratori non solo si convincano di queste necessità, urgenze  e prospettive, ma abbiano anche una visione o, almeno una bozza di progetto da portare avanti, cosa di cui è lecito dubitare, visto che finora non sono apparsi aurore all’orizzonte o manifestazioni al riguardo. Occorre quindi che  riescano a immaginare cosa fare del nostro territorio, come potrebbe cambiare in positivo e immaginare cosa possa diventare Procida nei prossimi anni.

Se il progetto non c’è bisogna fare in modo che maturi, alla svelta, attingendo  anche a proposte degli anni scorsi, rivalutandone la valenza e arricchendole; ma tutto in tempi brevi per non perdere un treno che potrebbe cominciare a muoversi nel giro di qualche mese.

Riusciranno i nostri …eroi? magari cominciando  ad aprire un tavolo per iniziare a capire?

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