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Procida: Le “sacre cose” dell’Albano Francescano

peppino pauliedddi Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo

Stamattina nel leggere i giornali sono venuto  a conoscenza della morte della Thatcher.

Nel ricordare la  forte personalità di questa donna e l’impronta che ha lasciato nel governo del suo Paese,  non ho potuto impedire al mio pensiero di correre ad una altra donna, una nostra concittadina, che in questi giorni è stata scelta come presidente dell’Ospedale Albano Francescano. E’ la prima volta che questo glorioso Ospedale (mi ostino a definirlo Ospedale, perché prima dell’avvento dell’ASL, era l’unica istituzione sanitaria sull’isola) si avvale di una donna come Presidente.

Per me è stata una sorpresa, anche se negli ultimi tempi, negli ambienti più informati, in quei templi che custodiscono le “secrete cose”, corresse voce che questa volta il Presidente fosse una donna. D’altronde niente di eccezionale che questo evento si verificasse. Ma due motivi mi portavano a dubitare della notizia.

Primo, perché il consiglio d’amministrazione dell’Ospedale Albano Francescano è stato rappresentato, quasi sempre, da membri “consacrati”, per la maggior parte sacerdoti, quelli  da parte dell’Albano, o frati, eredi di Ludovico di Casoria, quelli da parte francescana. Gli unici laici erano il rappresentante del Comune, l’erede di Albano e il presidente. In verità nemmeno il presidente, perché in passato abbiamo avuto presidenti che indossavano la tonaca, o al contrario da parte francescana venivano nominati 4 laici, sempre procidani, ma fino a quando il ministro dei Francescani, era don Salvatore Romano, parroco di San Vincenzo.

Con ciò non voglio considerare una stortura la presenza di una donna nel consiglio di amministrazione, non perché una donna non fosse sacra, ma perché conoscendo le radicate abitudini della Chiesa, ritenevo questa scelta improbabile.

Il secondo motivo che mi faceva ritenere questa scelta sorprendente, era perché fino all’ultimo giorno ho creduto che riproponessero come presidente l’avvocato Cascone. Anche lui quando fu eletto, giunse come una sorpresa. Ancora giovane, e per tale motivo considerato inesperto,  apparve subito come un uomo della Provvidenza, un novello Barack Obama. L’immobile dell’Albano Francescano,  ristrutturato e inaugurato nell’ottobre scorso, rappresenta la più grande e vera testimonianza del suo impegno e del suo entusiasmo.  E non solo.

Della riconferma, però ne eravamo in pochi ad esserne convinti, perché coloro che conoscono  le “secrete cose” e manovrano dietro le quinte  erano di tutt’altro parere ed eccoti Emilia Carannante uscire dall’uovo di Pasqua.

Con ciò non voglio intendere che abbiano fatto una scelta infelice .

Ben venga il nuovo Presidente. Noi ci auguriamo che possa realizzare opere ancora più consistenti di quelle realizzate dall’avv.Cascone. Considerando il “ curriculum  vitae” da lei presentato credo che Emilia possa giungere a risultati ancora più sorprendenti. Ma data l’altrettanta giovane età ci permetta di darle un consiglio.

Al di là  delle sue attitudini manageriali, al di là delle sue conoscenze specifiche nel mandare avanti un’azienda, nell’intraprendere questo nuovo compito, la buona Emilia, si attenga soprattutto alla sua qualifica di terziaria francescana, (spero che tale notizia sia vera) e pertanto si carichi di una grande pazienza e usi tutte le sue innate doti di umanità. Perché, per amministrare una realtà come l’Albano Francescano ci vuole anche una grande dose di Umanità,  senza la quale il fallimento è certo. Per quadrare un bilancio, eguagliare attivi e passivi, basta un ragioniere. Per gestire le proprietà dell’Ente e ricavarne un cespite per i ricoverati, basta un segretario. Ma per  mandare avanti un mondo di sofferenza, un luogo dove vivono persone povere e derelitte, ci vuole una persona veramente grande, che sia donna o uomo non importa, che abbia un cuore grande e ricco d’amore, che sappia far giungere ai ricoverati il calore necessario per attenuare la loro rassegnata solitudine. Perciò nelle riunioni la simpatica Emilia Carannante non si fermi ad accapigliarsi con i maschi “consacrati” o “sconsacrati” ma rivolga il suo sguardo al piano superiore, guardi la lapide che eterna l’opera dei fratelli dottori Biagio e Domenico Lachianca e si uniformi alla loro generosità ubbidendo a tutto ciò che hanno lasciato scritto. In ultimo voglio darle un consiglio spassionato. Venga a trovare i vecchi, venga spesso a consolarli nella loro solitudine, faccia come il suo predecessore che i vecchi li amava e non faccia come altri presidenti nel passato, fortunatamente pochi, che non alzavano nemmeno lo sguardo alla vetrata da dove sguardi senza speranza attendevano solo la morte.

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Un commento

  1. Non voglio passare

    per il solito criticone,ma,a leggere e interpretare… lo scritto di Ambr.
    si fa molta fatica,è molto ” criptico” e ” allusorio “….

    Certo, farebbe piacere se queste ” sacre cose “,ciò che rappresenta il ” sancta sanctorum “, fosse ” svelato ” e pubblicizzato.

    Così, i procidani, potrebbero prendere visione dei ” bilanci ” degli anni passati , di questo enorme ricchezza,rappresentata dai lasciti dei procidani defunti.

    di come è stata gestito questo enorme patrimonio , delle ” vendite … che sono state fatte…, del personale che ci lavora…,delle proprietà che sono in locazione.. un pò di tutto…

    così si saprebbe ,con la trasparenza,come è stato e viene gestito …questo enorme tesoro…

    Spero che il nuovo Presidente non si ” uniformi…” e non si ” allinei” .

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