Lo scorso 4 settembre si è tenuta una importante seduta del Consiglio Comunale in cui, tra l’altro, si definiva il bilancio consuntivo del 2011. Abbiamo voluto, pertanto, partecipare per comprendere, al di là delle tanti voci interessate dei vari pappagalli, com’è la situazione finanziaria del nostro Comune e, nello stesso tempo, perché no, salvaguardare i nostri interessi di cittadini che pagano salatissime tasse anche per mantenere il carrozzone comunale.
Dal bilancio consuntivo viene fuori che il 40 per cento delle spese è dovuto al personale, ovvero, stipendio (rimborso) per Sindaco, assessori e impiegati. Secondo il Sindaco, per mantenere la macchina comunale, basterebbero 50-60 dipendenti, ma così non è. Malgrado questo esercito di impiegati, inoltre, si ricorre, spesso, a fornitori di servizi esterni con costi inimmaginabili.
Il personale del Comune è scarsamente qualificato e motivato, ed all’origine di tutto ciò c’è la dissennata politica degli ultimi cinquant’anni che ha del clientelismo un dogma. Quasi tutto il personale comunale è stato assunto senza concorsi e spesso anche ruoli chiave sono stati assegnati in base a patti politici (vero assessore Capodanno?).
Nel dopoguerra i procidani furono costretti quasi tutti ad emigrare sul mare. Contadini, muratori ed altre tipologie di lavoratori si imbarcarono sulle petroliere diventando dei veri e propri leader, sostenuti da un Istituto Nautico che sfornava ufficiali, di coperta e di macchine, che insieme ai loro compagni hanno fatto la fortuna di tante compagnie di navigazione (vedi le sette sorelle). Di converso, l’isola di Procida rimase in mano a medici, farmacisti e preti che amministravano il Comune. Questi fecero il bello ed il cattivo tempo senza, però, fare troppi danni, anzi, con l’aiuto di un partito dominante quale la Democrazia Cristiana gettarono le basi del futuro.
Poi venne il tempo della sinistra ed iniziarono i guai giacché da servizio la politica divenne lavoro ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Tornando al nostro Consiglio Comunale ed al bilancio, si apprende che c’è una evasione delle tasse comunali di circa il 40 per cento e che il Comune non riesce a riscuoterle. Inoltre, gravano vecchi, vecchissimi debiti dovuti al precedente fallimento degli anni ’90 e diversi mutui accesi negli anni.
Ingabbiati come tutti i Comuni nel Patto di Stabilità, anche qui bisogna ridurre i debiti ed ecco la vendita del patrimonio comunale che si esaurirà in qualche tempo. Esaminando ulteriormente il consuntivo del bilancio 2011, balza evidente che quasi, se non tutte, le iniziative comunali degli ultimi anni, tanto per fare qualche esempio, Bannock e infrastrutture per la pesca, sono miseramente fallite e che noi, i nostri figli ed i nostri nipoti dovranno pagare. Da qui lo spaventoso aumento delle tasse e quasi l’azzeramento dei servizi.
Di fatto, è stato smantellato lo “stato sociale”, non c’è più un assistente sociale, la scuola, che tra poco aprirà, è alla deriva con le famiglie che si dovranno sobbarcare interamente la mensa scolastica.
La parola d’ordine al comune è: Fare Cassa! Ed è così che si sguinzagliano sul territorio vari esattori giornalieri.
La Corte dei Conti ha esortato il Comune ad essere virtuoso ed a razionalizzare i servizi. La puntigliosa relazione tecnica del consigliere Scotto di Santolo ha evidenziato il problema. Se il Comune fosse un’azienda normale bisognerebbe azzerare i vertici ma, questi vertici, li abbiamo eletti noi, quindi ce li dobbiamo sorbire per i prossimo 32 mesi.
La speranza è che il Sindaco Capezzuto si dia una mossa, non pensi solo alla poltrona, faccia un rimpasto, elimini dalla Giunta gli incompetenti ed i fannulloni. Esamini uno per uno la produttività dei singoli assessori, quali piani sono stati portati a termini, quali in itinere, e poi intervenga.
Anche l’opposizione abbia il coraggio di mettere da parte i propri interessi e si converga tutti si azioni per il bene comune tali da salvare Procida dall’ennesimo fallimento.
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