Procida. Mi ricordo di una casa…

di Pasquale de Candia – ricordo di una casa che era un luogo affascinante e segreto, un sicuro rifugio da utilizzare da ladri e pirati nei giochi della nostra infanzia, il mistero che in tenera età ci si poneva di come mai questa casa sia stata costruita in tal modo e con quelle forme, con pietre antiche tagliate e collocate a mano una sull’altra; senza l’aiuto di attrezzature moderne, perché era stata costruita così vicino all’antico castello reale divenuto carcere e come mai questa casa sia diventato il simbolo dell’architettura della nostra isola. Ora non è più così. Questa casa “misteriosa” è stata ristrutturata, lasciando inalterata la struttura esterna, per non perdere le connotazioni e le caratteristiche principali; ma senza dubbio gli infissi e le finestre in alluminio hanno fatto perdere tutta la bellezza ed il fascino dei secoli di storia che questa costruzione custodiva e testimoniava. Per la gente del luogo, che la considerava una sorta di monumento di arte pubblica del centro storico, è stata una triste sorpresa vedere al termine dei lavori che la casa era stata deturpata dalla modernità. Come una Gioconda con i baffi, una tela di Van Gogh sfregiata, ecco come appare la casa simbolo di Terra Murata ai nostri e agli occhi di migliaia di turisti e artisti che vengono a visitare ogni anno l’antico borgo medievale per ispirarsi, poter comprendere e studiare la storia dei secoli passati; catturati dal fascino della piccola isola del golfo di Napoli. Questo è forse il segnale che la storia debba lasciare il posto al progresso? Perché in molte città, le case e i palazzi storici vengono ristrutturati seguendo determinate regole e canoni per non deturpare il paesaggio e in alcune città non si fanno rispettare queste leggi? Oltre all’abusivismo (grave piaga che si è estesa a macchia d’olio anche su un’isola di quasi  4km quadrati) anche l’utilizzo selvaggio di acciaio e di alluminio imbruttisce e fa perdere il valore storico di una costruzione secolare. La casa di Terra Murata è solo uno dei tanti esempi di “scempi paesaggistici”, come anche la famosa Torre Saracena, simbolo dello stemma del comune di Procida e visibile prova degli attacchi e dei saccheggi dei pirati che per oltre un secolo e mezzo furono i padroni del mar Mediterraneo. Sull’antica torre(casa di un privato) è stato ripristinato il fregio rinascimentale e i decori sulla struttura “anche se con piccole modifiche”, Il porto di Sancio Cattolico che dovrebbe essere il biglietto da visita e dovrebbe accogliere le persone è invasa da infissi in alluminio e dal degrado di alcune facciate; ma ci sono tanti e tanti casi ancora di come la trascuratezza e la sommarietà abbiano peggiorato e non migliorato le condizioni del paesaggio urbano. Per il momento il danno è fatto e non si può tornare indietro; ma perché non si affronta seriamente questo problema, per non lasciare che il patrimonio architettonico nel tempo vada perduto col rischio di perdere, di conseguenza, secoli di storia?

nota pubblicata su facebook

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