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Procida. Savina Caylyn, una nave senza rotta.

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Dal blog di Savina Dolores Massa Ana La Balena

25 ottobre 2011.
Il comandante Lubrano Lavadera, il terzo ufficiale di coperta Guardascione, l’allievo Cesaro, il primo ufficiale di macchine Puranik Rahul Arun e il secondo ufficiale di macchine Nair Hari Chandrasekharan sono stati fatti sbarcare dalla nave Savina Caylyn, e sono ora tenuti in ostaggio a terra, considerati quali scudi umani per eventuali attacchi alla nave. Restano a bordo altri 17 uomini.
Al 25 di ottobre né il Governo italiano, né l’armatore della petroliera hanno fatto un passo perché la vicenda Savina si vedesse conclusa: questo è stato appena confermato dagli ostaggi in una telefonata al giornale LiberoReporter. Questi sono gli ultimi aggiornamenti. E dunque.

In quest’ultimo periodo, lungo periodo, il Ministro Frattini aveva imposto il silenzio stampa, affinché le trattative non venissero turbate. Tengo a precisare, per chi lo avesse scordato, che la Savina Caylyn è stata sequestrata in Somalia l’8 di febbraio. Quasi 9 mesi per chi sa contare i propri giorni ma soprattutto quelli di chi è sotto percosse, fame, sete, sporcizia, paura, disillusione. Dopo una mobilitazione pressante che è riuscita almeno ad informare gli italiani circa la sorte dei 22 uomini, il popolo disubbidiente decide di essere ubbidiente e di tacere, per accontentare Ministro e Armatore. Diciamo che si è fidato. Bella parola, Fiducia. Il popolo disubbidiente, stolto, non si era reso conto che la parola Fiducia è scomparsa da un pezzo dal vocabolario italiano, e forse non solo italiano. Senza sfronzolare troppo in questo mio pezzo – perché succede anche che la rabbia annienti la poesia – a questo punto in posizione ad angolo retto il popolo disubbidiente non tollera più di starci. No, se altri camminano a schiena dritta e pancia piena, indifferenti al morire lento di coloro che purtroppo hanno fatto uno sbaglio: hanno cercato lavoro altrove dalla terra ferma in carestia: la nostra terra italiana, la nostra terra indiana.

Parlo adesso al popolo dei disubbidienti. Il silenzio stampa che abbiamo rispettato è stato per noi uno stupro senza vaselina. Perché solo noi ci siamo imbavagliati, confondendo un “ritiro silenzioso” delle famiglie con un mutismo assoluto da parte nostra. Decine di quotidiani, nel frattempo, hanno continuato a parlare sporadicamente della petroliera, così, come si parla di un qualunque nubifragio imprevedibile. Perfino oggi in un quotidiano sardo se ne parla, associando la Savina al rapimento della operatrice di pace Rossella Urru. Nomi e cognomi dei marittimi della nave. E dunque? Immagino il disorientamento delle famiglie dei rapiti, il 25 di ottobre, ma il popolo della disubbidienza ha bisogno di loro, non solo per poter nuovamente parlare senza paura, ma anche per avere in prima linea madri, padri, sorelle, fratelli e figli. Occorre molta forza per svergognare comportamenti di disumanità che quasi non hanno confronti nel nostro Paese. È pleonastico andare a Roma o in altre trasmissioni televisive: già dato. Cortesemente già dato.

La mia proposta è questa: lingue sciolte dappertutto. Blocco totale dei porti di Trieste e di Napoli. Occupazione della sede dell’armatore a Napoli. PACIFICAMENTE. Non occorrono tutti gli italiani (questo è sognare), occorrono però tutti i triestini e tutti i procidani. Così come accade in Val di Susa, dove senza pausa si sta provando a difendere vita e futuro.
Se non si riesce a fare questo possiamo anche smettere qui di parlare. Se non si riesce a fare questo, in molti, significherà che il popolo della disubbidienza non esiste, e a stare in angolo retto si prova gusto.

S.D.M. (26 ottobre 2011)

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