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Procida: Siamo ad un bivio che investe l’intera comunità.

di Michele Romano

Dopo il 17 novembre 2009 la Procida che verrà non potrà essere più quella dell’altro ieri. Infatti si deve partire da un riflessione collettiva che investe tutti (la politica, le istituzioni, i ceti professionali, i cittadini) perché si è ad un bivio cioè o percorrere definitivamente la strada così ben descritta dal filosofo inglese Thomas Hobbes dell’homo homini lupus (l’uomo è un lupo per l’uomo) in cui la cattiveria diventa l’emblema fondamentale del vissuto quotidiano con tutte le conseguenze del caso, oppure costruire un cammino che ponga al centro dell’impegno politico-amministrativo un rapporto armonico tra le priorità collettive e quelle del singolo, in modo da instaurare un clima sociale qualitativamente pregnante tanto da rendere migliore sia la quotidianità sia, in prospettiva, il futuro della nostra isola.
Certamente quest’ultimo itinerario si può realizzare tanto da spingere ad una svolta per il bene di Procida se ciascuno, nel proprio ruolo, nella propria funzione, nel proprio ambito, nella propria responsabilità sviluppi un grande segno d’umiltà e di sobrietà cercando di espellere dal nostro tessuto gretti e meschini personalismi che tanto danno hanno arrecato e arrecano alla comunità isolana.
Purtroppo le indicazioni che provengono dall’attuale situazione socio-politica non promettono nulla di buono in prospettiva dell’evento elettorale del 2010 tale da offrire un radicale mutamento del modo di governare del territorio, di cui si sente un urgente bisogno. In tal senso, infatti, si assiste a diatribe sterili e controproducenti sulla modalità di formare liste dove sono preminenti i personalismi ed “il nulla cosmico”, senza comprendere a fondo in quali condizioni versa l’isola. Pertanto manca la consapevolezza che urge un patto fra chi, autenticamente e profondamente, in uno spirito di grande servizio e non di arrivismo personale, crede di costruire una politica amministrativa impregnata di legalità, regole e trasparenza, e tutti i cittadini abbandonano la cultura dei favoritismi, che conduce sempre più nei meandri dell’illegalità e dell’amoralità dove è cancellato dal proprio orizzonte mentale sia il bene che il male e l’utile per se diventa l’incarnazione di una tipologia umana che ha fatto della disumanità la propria divisa.
Comunque, come mi ha insegnato Padre Pierre Aguila, io credo nella speranza.

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