fulmine campanile terra murata
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Procida, una comunità che deve ritrovare la strada verso la bellezza

Di Michele Romano

PROCIDA – Una pura e semplice occasione, come può essere la richiesta di mia figlia Miriam di accompagnarla a fare il percorso della “cittadella medioevale della polis micaelica” insieme alla sua compagna di studi a Bologna, Federica, diventa una opportunità per ripensare ed approfondire la propria visione dell’isola.
Ciò è accaduto quando siamo saliti sulla terrazza della “Casa di Graziella” dove il nostro sguardo è proiettato verso uno scenario incomparabile in cui una grande e delicata tartaruga immersa in mezzo al mare, cioè Procida, si trova incastonata dentro un luogo pregnante di sublime bellezza in cui si respira l’atmosfera della narrazione di Omerica, Virgiliana del dolce naufragare nel mare dell’Infinito di leopardiana memoria.

Davanti a tale visione la nostra cara ospite, figlia della terra pitagorica, dell’ordine naturale Telesiano e della “Città del sole” di Campanella, dopo una pausa attonita e silenziosa esclama: “che contrasto paradossale tra tanta armonia e placido splendore e il devastante nonché assordante caos infernale che invade il martoriato territorio isolano”. Evidentemente tale situazione, forse, si è sviluppata perché la collettività locale, in un periodo alquanto lungo, con la compiacenza, da sempre, dei governanti, si è distratta ad innalzare gli occhi verso il cielo luminoso e si è incurvata nel terriccio melmoso dei propri egoistici tornaconti tanto da scivolare nei rivoli della bruttezza rinunciando al viaggio solare verso la bellezza del vivere in sintonia cosmica.

Postilla finale: poiché crediamo fortemente nella “Speranza” ecco presentarsi, come un sogno magico”, la condivisione di un percorso di convivialità con una quota significativa del popolo micaelico, che ci ha condotti da Sanremo, Montecarlo, Nizza, Nimes, Carcassonne, Tolosa, Tarbes, alla “Grotta” di Lourdes. In tale contesto, ci è stata offerta la possibilità di scoprire la gioia di svelarsi e costruire una empatia tale da spezzare il Velo di Maya di persone che nella quotidianità del vivere si osservano con sguardi spesso diffidenti e, a volte, sprezzanti tanto da diventare un momento mirabile di auto-riflessione collettiva da cui è sorta la consapevolezza che soltanto una rivoluzione socio-culturale imperniata sul gusto del bello, della sagacia, della sobrietà, accompagnata dall’esprit de finesse, dell’incontro amorevole, potrà offrire slancio vitale ad un futuro degno di essere vissuto.

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Un commento

  1. Evviva la ” POLIS MICAELICA ” !

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