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Procida Urban Blog e "passaparola" di Marco Travaglio – Il morto e i vivi

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dal Blog di BeppeGrillo.itBuongiorno a tutti, qualcuno forse si aspetta che oggi parli della faccenda di Rosarno: no, non ne parlo, dico soltanto una cosa, non credo che ci sia bisogno di qualche spiegazione o di qualche retroscena, è  una vicenda che.. raramente in Italia se ne è vista una più chiara, più lampante, più già spiegata, più evidente nelle sue ragioni. Sono ragioni, naturalmente, che non appartengono né alla destra né alla sinistra, dipendono proprio da un fatto, secondo me, mentale e culturale di quel nuovo razzismo italiano con il quale non abbiamo mai voluto fare i conti e che, invece, trovate per le strade di Rosarno, trovate in certe parti del nord, del centro, del sud e che trovate anche ben raccontato nell’ultimo libro di Gianantonio Stella, “ Negri, froci etc.”, che vi consiglio.

Lo schiavismo era meglio

E è un fatto di rimozione, noi stiamo sentendo in televisione e leggendo sui giornali del nuovo schiavismo, ma non c’è nessun nuovo schiavismo, nel senso che lo schiavismo era qualcosa di nobile al confronto di quello che è successo a Rosarno e di quello che succede spesso dalle nostre parti, perché gli schiavi intanto avevano uno stipendio fisso e una dimora fissa, quando c’era lo schiavismo; questi prendono qualcosa quando viene e poi devono pure pagare il pizzo, inoltre chi li fa lavorare, oppure chi utilizza e beneficia del loro lavoro pretende che scompaiano nel momento in cui smettono di lavorare e ricompaiano nel momento in cui ricominciano a lavorare.
Quindi, invece di fare delle politiche per dare una stabilità a queste persone, una stabilità giuridica con la cittadinanza e una stabilità esistenziale, con un alloggio, un vitto, la regolarizzazione dei contratti, la pensione e tutto quanto fa stare mediamente tranquillo un lavoratore, niente, questo non esiste, devono lavorare. Questo non è schiavismo, questa è una concezione zoologica della persona umana, del lavoratore e credo avesse molta ragione zio Mauro ieri sera, quando da Fabio Fazio ha detto “ chissà dove è la sinistra in questa vicenda. Chi la sente? Che voci ha? Che cosa ha da dire su una faccenda del genere?”, la destra lo sappiamo come crede di risolvere questo problema: spostandoli, prendendoli, caricandoli e spostandoli da un’altra parte, come se questo fosse il modo di risolvere la situazione, dopo aver lasciato prosperare e anzi, avendo favorito le cosche della mafia e anche della ‘ndrangheta, che stanno anche dietro a questa vicenda, perché il pizzo le bestie e non gli schiavi lo dovevano pagare alla ‘ndrangheta, ovviamente. Il governo, dopo aver lasciato incancrenire e prosperare questa piaga purulenta, insieme a una regione governata per metà dai netti e per metà dai malavitosi, la Calabria, 35 Consiglieri Regionali indagati su 50, il 66%, pensa di risolvere il problema, questa classe politica, da un lato tacendo il centrosinistra o balbettando frasi fatte e, all’altra parte, con gli sgomberi, come se spostare il problema da un’altra parte risolvesse il problema stesso: il problema rimane, anche perché lì ci saranno nuove bestie da soma che verranno reclutate per fare i lavori che prima facevano quelle che sono state spostate e, dall’altro lato, quelle che sono state spostate da qualche parte dovranno andare.
Naturalmente poi leggete sui giornali “ bisogna espellerli”, sì, sì, sono decenni che sentiamo che bisogna espellere i clandestini e poi ne abbiamo già parlato e conseguentemente non voglio tediarvi, ma sapete benissimo che le espulsioni sono finte e, quando sentite parlare di 40. 000 espulsi nell’ultimo anno, sono tutte balle, sono persone cui viene dato il foglio di via, non sono persone che vengono caricate sui charter e riportate ai loro Paesi, anche perché non si sa quali siano i loro Paesi, molto spesso, e anche perché soprattutto i charter costano. E le nostre forze di Polizia, che dovrebbero occuparsi di queste cose, non hanno i soldi neanche per uscire dalle Questure o dalle caserme, perché le macchine o sono rotte o, quando non sono rotte, sono senza benzina. Chiusa la parentesi, per dire che purtroppo non c’è niente da dire in più in questa storia, perché è molto chiara.

Grazie alla manifestazione “No a Via Craxi”

Vorrei invece dire che bisogna ringraziare quelle centinaia di persone che sabato hanno manifestato a Milano, in Cordusio, contro l’intitolazione di non si sa bene se un parco o una strada, o una piazza, o un vicolo, chissà che cosa, a Bettino Craxi, sfidando il diluvio. Intanto bisogna ringraziare Piero Ricca per aver promosso questa manifestazione, insieme a tutti gli altri che poi vi hanno partecipato.
Perché dico questo? E’, come dice il figlio di Craxi, una manifestazione maramalda, perché se la prende con un morto? Naturalmente no, devo dire che, se dipendesse da noi, Craxi riposerebbe in pace da dieci anni: il problema è chi continua a resuscitarlo nella speranza di farne un uso politico non per i morti, ma per i vivi. L’altro giorno ho intervistato Barbara Spinelli per Il Fatto Quotidiano e lei ha detto una cosa secondo me molto saggia, ossia che quello che rivela questa ansia di riabilitare Craxi non è il gusto necrofilo di parlar bene di un morto, ma è il tentativo – aggiungo io – mascalzonesco di utilizzare un morto per sdoganare e nobilitare i vivi; se Craxi, pregiudicato per corruzione e finanziamento illecito, è un grande statista che va celebrato dieci anni dopo la morte, quindici anni dopo essere scappato latitante all’estero, beh, a maggior ragione il suo figlio prediletto, Silvio, esce come un gigante, nonostante le apparenze anche fisiche, perché esce come un gigante? Perché in fondo non è scappato, non è ancora scappato e Craxi era il corrotto e lui il corruttore. Quindi usano Craxi per nobilitare Berlusconi e, se questo centrosinistra si siederà al tavolo alla riabilitazione di Craxi, non ci sarà alcun motivo per il quale non possa sedersi anche al tavolo della riforma costituzionale e di tutte le riforme che verranno in mente a Berlusconi; del resto l’ha già fatto nel 97 e 98 con la bicamerale, quando lui, non loro, la fece poi saltare dopo due anni di inciuci. C’è un sondaggio di Mannheimer per Il Corriere della Sera, dal quale emerge che ancora, nonostante quindici anni di bombardamento volto a farci credere che Craxi fosse un grande statista, ancora gli italiani in maggioranza non si sono fatti subornare e ancora la maggioranza degli italiani è contraria all’intitolazione di una strada a Craxi, perché ancora la maggioranza degli italiani lo ritiene un politico corrotto. La maggioranza di questi è di centrosinistra, nel centrodestra c’è una lieve maggioranza favorevole a Craxi, ma c’è un’importantissima minoranza che sfiora la metà degli elettori del centrodestra che di Craxi non vuole neanche sentirne parlare e sappiamo benissimo di chi si tratta, sono i leghisti, sono i missini, che si ricordano bene quello che sapevano, non quello che pensavano, quello che sapevano nel 92, 93 e 94, le manifestazioni a cui partecipavano e poi ci sono le persone perbene, perché ce ne sono sicuramente, un po’ tarde di comprendonio magari, ma le persone perbene che votano per Forza Italia, alle quali si può perfino raccontare che Berlusconi è un perseguitato, ma l’idea che lo fosse anche Craxi beh, questo non entra proprio in testa.
Conseguentemente la faccenda Craxi è un’occasione d’oro per le opposizioni per mettere in crisi Berlusconi, lasciandolo solo insieme a quella poveretta della Moratti, a intestare le vie a Craxi, perché abbiamo sondaggi che dicono che non ne vuole sapere neanche la metà dei suoi elettori e metterlo in crisi di fronte alla metà dei suoi elettori non è mica una cosa da ridere. Del resto gli stessi sondaggi dicono che la stragrande maggioranza degli italiani e qui anche la maggioranza degli elettori del centrodestra non vogliono nessuna legge che risparmi i processi a Berlusconi e quindi, anche lì, il centrosinistra avrebbe un’autostrada di fronte a sé per mettere in crisi Berlusconi di fronte alla gran parte del suo elettorato, che l’ha votato affinché facesse le cose che aveva promesso, ma non l’ha votato per fare delle cose che, nel suo programma elettorale, non ci sono, perché il processo cosiddetto breve non c’è, il legittimo impedimento non c’è, l’altra riforma.. quale è più l’altra riforma? Aspettate, perché ne stanno facendo tre contemporaneamente.. ah, sì, certo, il Lodo Alfano costituzionale. Non c’è niente di tutto questo nel programma elettorale del centrodestra e quindi le leggi ad personam, che Berlusconi nega di star facendo e che in realtà sta facendo, sono un’ottima occasione per il centrosinistra e in realtà il centrosinistra proprio su queste sta calando le brache, soprattutto il PD, naturalmente, e inciuciando, come se questa grande maggioranza parlamentare che si sta creando intorno all’inciucio immunitario corrispondesse a una grande maggioranza del Paese: in realtà questi si stanno mettendo d’accordo per una cosa che la gente non vuole neanche sentire nominare, esattamente come l’80% votò a favore dell’indulto, contro il quale si schierava il 90% degli italiani. Furbi, questi qua del centrosinistra!

L’oblio storico su Craxi

Appena ricevono un assist prendono la palla e la insaccano nella loro porta. Craxi, la riabilitazione di Craxi è prodromica all’operazione impunità. Nel sondaggio pro o contro la riabilitazione di Craxi mi ha molto colpito il fatto che, se non erro, un terzo delle persone intervistate o forse un quarto, una cifra enorme comunque, non si pronuncia, dicendo “ non so niente di Craxi”.
Dato che siamo un Paese di vecchi è improbabile che quel quarto di italiani che risponde “ non so niente di Craxi” siano ragazzini, che all’epoca del 92 e 92 non c’erano, o erano in fasce: temo che ci sia una gran parte di persone che c’erano, che magari guardavano i telegiornali, leggevano i giornali, sentivano parlare, sapevano, ma questo bombardamento a reti unificate in questi quindici anni ha fatto loro dimenticare quello che avevano visto e saputo su Craxi, quindi oggi non hanno un’opinione, perché non sanno. E allora, per quello che può servire, ma un po’ gira questo passaparola, ho letto con commozione gli autoelogi che si è fatto il Quirinale, perché l’ultimo messaggio di Capodanno è stato visto credo da 40.000 persone su You Tube: non vorrei bestemmiare, ma Passaparola ci sono delle settimane che lo vede dieci volte tanta gente, rispetto a quella che ha visto il soporifero sermoncino di Capodanno; non lo dico per vantarmi, lo dico semplicemente per dare un ordine di numeri, grande successo del sermone di Capodanno, mamma mia come siamo ridotti, in un Paese di 60 milioni di abitanti ti hanno visto in 40. 000 e, invece di andare a nasconderti, lo fai pure sapere ai giornali! Per dire, però lasciamo perdere, perché non vorrei demonizzare o seminare odio anche nei confronti di quel sant’uomo.
Ritornando a noi, un po’ serve questo spazio, perché fa circolare informazioni, allora volevo dare due o tre informazioni soprattutto a quelli che hanno le idee un po’ confuse, a quelli che hanno sentito parlare prima di latitante e poi di esule, a quelli che sentono parlare di statista, mentre prima sentivano parlare di corrotto. Allora dico due o tre cose, è una specie di vademecum di autodifesa in vista del triduo di celebrazioni con pellegrinaggi a Hammamet etc., che si annuncia per i prossimi giorni. Primo, in quali condizioni giuridiche si trovava Craxi quando è morto, nel 2000: si trovava nelle condizioni di un pregiudicato con due condanne definitive, di cinque anni e cinque mesi la prima – scusate, consulto una cosa che ho scritto su Il Fatto, così evito di dirvi cose imprecise – cinque anni e cinque mesi per corruzione (le tangenti Eni /Sai) e quattro anni e sei mesi per le tangenti della metropolitana milanese, finanziamento illecito. Che cosa è Eni /Sai?  Eni /Sai è un accordo che fece l’Eni, un’azienda pubblica, con la Sai, un’assicurazione privata di Salvatore Ligresti con la quale, in cambio dell’affidamento delle polizze dei dipendenti dell’Eni alla Sai, la Sai corrispose tangenti al Partito Socialista nella persona di Craxi di altri, condanna definitiva a cinque anni e mezzo. La metropolitana milanese era un cantiere dopo l’altro, la linea uno, la linea due, la linea tre, sempre stata feudo dei socialisti, che imponevano non solo loro, anche tutti gli altri partiti, anche il PC, la DC , i repubblicani e i socialdemocratici, infatti sono stati tutti condannati i rappresentanti dei vari partiti; l’unica differenza tra i vari partiti e il PSI è che, mentre la DC aveva il segretario a Roma, i repubblicani pure, i socialdemocratici pure e i comunisti pure, il segretario socialista stava a Milano e, personalmente, si occupava delle tangenti. Questa è la ragione per cui, per la metropolitana, hanno condannato Craxi.
Poi c’erano molti altri processi che Craxi aveva, che erano già ben avviati quando è morto: uno si era concluso per prescrizione, dopo che era stato condannato in primo grado e prescritto in appello e è quello per i 21 miliardi di finanziamento illecito che Craxi aveva versato in Svizzera dai conti della All Iberian, in corrispondenza con l’approvazione della Legge Mammì, tra il 90 e il 92. E poi c’erano i processi che erano in corso: per esempio Craxi, quando è morto aveva già ricevuto tre condanne in appello e non per reatucoli da quattro soldi, ma per finanziamento illecito per la maxitangente Enimont (gli erano toccati 8 miliardi dalla famiglia Ferruzzi e Digardini), cinque anni e mezzo per le tangenti Enel, corruzione, anche qui appello, primo grado e poi appello; cinque anni e nove mesi per la bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano, che Craxi aveva contribuito a depredare con il famoso mazzettone che gli arrivò sul conto protezione, grazie all’intermediazione di Licio Gelli e di Roberto Calvi. E poi c’erano già tre rinvii a giudizio, oltre a tutto quello che vi ho detto, altri tre rinvii a giudizio che stavano in fase di giudizio di primo grado dopo l’udienza preliminare, per una megaevasione fiscale sui ricavati delle tangenti, per le tangenti dell’autostrada Milano /Serravalle, la Milano /Genova, l’Autostrada del Mare e poi per le tangenti sulla cooperazione del terzo mondo, un processo che riguardava ruberie incredibili fatte con la scusa di aiutare la Somalia o per aiutare il Perù, la metropolitana di Lima è costata un’ira di Dio e non è mai stata costruita, naturalmente sono tutti soldi che si sono rubati i politici e i costruttori italiani. I magistrati di Milano – e non solo di Milano, il processo della cooperazione stava a Roma – dunque hanno messo in piedi una decina di processi, tutti quanti avviati, è verosimile che anche quelli in appello sarebbero presto arrivati in Cassazione e, essendo tre le condanne in appello, è molto probabile che Craxi avrebbe beccato ben più dei dieci anni che già doveva scontare quando è morto e che non aveva iniziato a scontare, perché era scappato latitante tra il 94 e il 95, era scappato nel 94 e poi, nel 95, era diventato ufficialmente latitante, quando i giudici di Milano avevano spiccato i due famosi mandati di cattura. Questo era il suo status giuridico: un pregiudicato latitante. Non è vero che i giudici di Milano gli hanno impedito di tornare in Italia: anzi, non vedevano l’ora, naturalmente se tornava in Italia veniva arrestato come chiunque altro, è lui che non è voluto tornare in Italia per non pagare le conseguenze delle sue condanne, quando leggete “ gli fu impedito di tornare in Italia”, ma manco per sogno! Dice “ non gli hanno consentito di operarsi in Italia, perché aveva il piede infettato dalle conseguenze del diabete”, ma quando mai? Nessuno si è mai.. i magistrati non possono mica decidere dove deve operarsi qualcuno, certamente se fosse stato operato in Italia l’avrebbero piantonato in ospedale fino a che le condizioni di salute non avessero consentito il suo arresto. Quindi non è vero niente che sia stato impedito nulla a Craxi. I soldi – perché molti dicono “ ah, però D’Ambrosio nel 96 ha detto che Craxi non rubava per sé”: certo che l’ha detto nel 96, quando non c’erano ancora sentenze definitive dalle quali risultava che Craxi risultava per sé, i magistrati utilizzano le prove per dare giudizi, non è che utilizzino la fantasia. Dopo sono arrivate sentenze definitive, nelle quali si scrive che Craxi rubava per sé. E chi è che lo dice che Craxi rubava per sé? Lo dicono i suoi principali collaboratori e lo dicono le carte bancarie, non lo dice il teorema del “ non poteva non sapere”, anche perché non esiste il teorema “ non poteva non sapere”: quella si chiamerebbe prova logica, può capitare che qualcuno venga condannato perché i magistrati ritengono che – non lo so – essendo sicuramente presente sul luogo del diritto all’ora del diritto, non poteva non sapere che si stava commettendo un delitto, in quel senso la prova logica ha un valore. Ma nessuno viene condannato perché, dato che era segretario del partito, allora tutto quello che succedeva nel partito era colpa sua, questo non è mai successo: la responsabilità è stata individualmente riscontrata nel suo caso; i magistrati vanno in cerca del tesoro di Craxi e lo trovano, ne trovano un pezzo, perché Craxi aveva messo in piedi un sistema di occultamento dei fondi neri suoi e del partito – suoi e del partito – che era una specie di giro del mondo, di caccia al tesoro: c’erano conti in Svizzera, in Lichtenstein, nei Caraibi, addirittura in Estremo Oriente, a Hong Kong. Il pool di Mani Pulite ha accertato grossomodo passaggi di denaro di 150 miliardi di lire – è solo quello che i magistrati sono riusciti a ricostruire, quindi figuratevi quello che non sono riusciti a ricostruire quanto era! – Craxi aveva molti prestanomi che gli incassavano, gli facevano fruttare, gli gestivano quei fondi e quei conti, ossia Mauro Gianlombardo, Giorgio Tradati, Maurizio Raggio, Jorge Vallado, Silvano Larini e poi una strana coppia, Gianfranco Troielli e Agostino Ruiu, che lavoravano per l’Ina Assitalia e che furono protagonisti di un tourbillon di conti e di operazioni tra Hong Kong e le Bahamas; di quei conti e di quelle operazioni non si è mai trovata traccia, perché i magistrati è dal 92 che stanno aspettando una risposta da Hong Kong alle loro rogatorie e la risposta non è mai arrivata. Se leggete Il Fatto Quotidiano, in questi giorni racconteremo un po’ di cose su questo sistema occulto nel sistema occulto di Craxi. Si dirà “ erano conti per finanziare il partito”: assolutamente no, c’erano anche i conti per finanziare il partito, quelli li gestiva Vincenzo Balsamo che era il tesoriere, che poi è morto non in carcere, è morto di infarto ai tempi delle indagini e su Balsamo si sono cominciate a scaricare tutte le colpe del mondo, quando hai il morto sul quale scaricare i fulmini, il morto diventa un parafulmine e quindi tutti a andare addosso a Balsamo. In realtà Balsamo dalle sentenze esce almeno parzialmente riabilitato, perché i giudici dicono “ attenzione, un conto sono i conti del partito, Balsamo, un altro conto sono i conti di Craxi”, con i quali Balsamo non c’entrava niente e che venivano usati da Craxi per i fatti suoi, non per i fatti del partito. Craxi personalmente, affidati non al tesoriere del partito, ma a un suo compagno di scuola, Tradati, aveva tre conti all’estero: uno si chiama Constellation Financiere, dal nome di una società panamense che aveva questo conto appartenente a Craxi presso la Banca SBS di Lugano; poi c’era il North Holding 7105, che era aperto presso la ?Carleridian? Bank di Ginevra e poi ce ne era uno intestato a un’altra panamense, la International Gold Cost, che stava presso l’American Express di Ginevra, dopodiché Di Pietro ne scopre anche un quarto in Lichtenstein, a Vaduz, intestato a una fondazione di nome Arano. Questi sono i quattro conti di Craxi in Europa, quelli scoperti dai magistrati. 

Craxi e All Iberian

Nella sentenza All Iberian, che è stata confermata in Cassazione, prescrizione del reato accertato in primo grado con la condanna e poi prescritto nei successivi gradi di giudizio, si legge – scrivono i giudici – che “ Craxi è incontrovertibilmente responsabile come ideatore e promotore dell’apertura dei conti, destinati alla raccolta delle somme versatigli a titolo di illecito finanziamento, quale deputato e segretario esponente del PSI. La gestione di tali conti non confluiva in quella amministrativa ordinaria del PSI, ma veniva trattata separatamente dall’imputato, ossia da Craxi, tramite i suoi fiduciari. Significativamente, Craxi non mise a disposizione del partito questi conti, quando vennero scoperti”.
C’erano prima Benvenuto e poi Del Turco, i suoi successori alla guida del PSI che, nel 93, cercavano inutilmente di mettere le mani su qualche soldo, perché dovevano pagare i dipendenti e i giornalisti dell’Avanti, ma Craxi conti – scrivono i giudici – non li ha messi a disposizione. Sui due conti, Constellation Financiere e Northen Holding, quelli gestiti dal suo compagno di scuola Tradati, Craxi riceve la maxitangente di Berlusconi e poi riceve su Northen Holding altri 35 miliardi almeno da aziende pubbliche e private: pubbliche, come la Ansaldo e la Italimpianti e private, come la Calcestruzzi, del gruppo Ferruzzi e la Tek Int. Nel 98 la Cassazione sequestra conservativamente 54 miliardi di beni a Craxi, anche se poi non riesce mai a metterci le mani sopra, perché sono stati fatti sparire. Secondo i laudatores di Craxi, Craxi è stato condannato perché non poteva non sapere, ma i giudici tengono proprio a precisarlo che non è per quello che l’hanno condannato: nella sentenza d’appello All Iberian, che poi è stata resa definitiva dalla Cassazione, si legge “ non ha alcun fondamento la linea difensiva incentrata sul presunto addebito a Craxi di responsabilità di posizione per fatti da altri commessi; risulta, dalle dichiarazioni di Tradati, che egli si informava sempre dettagliatamente dello stato dei conti esteri e dei movimenti sugli stessi compiuti”. Tutto era cominciato – racconta Tradati – nei primi anni 80 : Tradati, tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80, riceve una richiesta da Craxi e dice “ Bettino mi pregò di aprirgli un conto in Svizzera e io lo feci alla SBS di Chiasso, intestandolo a una società panamense”, che è appunto Constellation Financiere. “Funzionava così: la prova della proprietà del conto consisteva in un’azione al portatore che io consegnai a Bettino, io restavo il procuratore del conto”, su quel conto cominciano a arrivare somme consistenti, tant’è che nell’86 già ammontano a 15 miliardi, Craxi è Presidente del Consiglio nell’86. “Poi il deposito si sdoppia e nasce l’altro conto, l’International Gold Cost, che viene affiancato da un conto di transito, il North Holding”, che è un conto che gli viene messo a disposizione da un funzionario dell’American Express, Ugo Cimenti, per rendere i versamenti e i movimenti meno identificabili, è un conto schermo. Anche lì confluiscono, sul secondo conto, International Gold Cost, altri 15 miliardi. Di Pietro, nell’interrogatorio a Tradati, interrogatorio pubblico – non so se c’è su You Tube, ma è un momento esilarantissimo dell’inchiesta Mani Pulite – chiede a Tradati, a un certo punto, “ ma come facevate a distinguere i versamenti che erano destinati a Cimenti dai versamenti che erano destinati a Tradati e cioè a Craxi, visto che comunque il conto l’aveva messo a disposizione Cimenti e lo usava pure lui?” e Tradati risponde “ ah, per i nostri versamenti nell’operazione si usava il riferimento Grain, che vuole dire grano”, ovviamente risate in aula, i soldi a Craxi venivano individuati segnando come riferimento dell’operazione grano, la battaglia del grano! Poi esplode tangentopoli e Craxi chiede a Tradati di andare in Svizzera a svuotare i conti e a spostare i soldi da un’altra parte, perché temeva che i magistrati glieli sequestrassero. E lui a dice “ io rifiutai”, perché aveva paura di finire in galera “ e fu incaricato qualcun altro”, ossia Maurizio Raggio, che va in Svizzera e spazzola via i soldi di Craxi e se ne scappa in Messico con una cinquantina di miliardi e la contessa Vacca Augusta al seguito. Dice, Tradati “ so che hanno – nel caso di Raggio e Craxi – comperato anche 15 chili di lingotti d’oro”, con tutti quei soldi che cosa ci hanno fatto? Tra le altre cose, li hanno convertiti in lingotti d’oro. “ I soldi non finirono al partito, i parte 2 miliardi per pagare gli stipendi”, bontà sua, di quei 50 Craxi ne fa mettere a disposizione del partito 2 per pagare un po’ di gente. E al resto che cosa succede? Il resto se lo mangia Raggio, 15 miliardi per la latitanza di due anni, molto spendaccione il ragazzo! E il resto lo riporta a Craxi, oppure lo nasconde su depositi cifrati alle Bahamas, alle Cayman e a Panama. Che uso ha fatto negli anni di quei soldi che aveva in Svizzera, prima e dopo che Craxi facesse svuotare i conti da Raggio? Questo lo si legge anche qua nelle sentenze divenute definitive in Cassazione. “Craxi- scrivono i giudici- dispose prelievi sia a fini di investimento immobiliare (l’acquisto di un appartamento a New York, e poi altre operazioni farà La Thuile a Madonna di Campiglio e a Milano, comprava case), sia per versare alla stazione televisiva Roma CineTv, di cui era direttrice generale ?Ania? Pieroni, legata a Craxi da rapporti sentimentali, un contributo mensile di 100 milioni al mese”. Pensate, pagava rate di 100 milioni di lire al mese per pagare una televisione alla sua amante, naturalmente erano tutti soldi nostri e quindi non stiamo violando la sua privacy, stiamo andando a vedere dove finivano i soldi nostri. Lo stesso Craxi dispose poi l’acquisto di una casa e di un albergo a Roma, intestati alla Pieroni, alla quale faceva pure pagare la servitù, l’autista e la segretaria. Alla tv della Pieroni arrivarono poi un migliaio da Gianlombardo, che è un altro prestanome e 3 miliardi da Raggio, che gestivano vari fondi occulti. Craxi lo diceva sempre a Tradati: “ dobbiamo diversificare gli investimenti” e Tradati eseguiva, scrivono i giudici “ due operazioni immobiliari a Milano, una Madonna Di Campiglio e una a La Thuile”, poi Craxi regala mezzo miliardo di lire a suo fratello Antonio, poi gli compra una villa e il PSI? “ Raggio – scrivono i giudici – ha sempre manifestato stupore per il fatto che, dopo la sua cessazione dalla carica di segretario del PSI all’inizio del 93, Craxi si sia astenuto dal consegnare al suo successore i fondi contenuti nei conti esteri”: per forza, perché i conti esteri erano suoi, non del partito. A questo punto ci sono altre spesucce, come quelle per affittare un villino a Saint Tropez al figlio Bobo e così anche Bobo va a fare l’esule in Costa Azzurra, una spesuccia da niente, un’ottantina di milioni di lire. I difensori di Craxi, quando quest’ultimo muore e la famiglia tenta con successo di gabellarlo per un esule perseguitato e non per un corrotto latitante, vanno dalla Corte europea di giustizia di Strasburgo, nella speranza di fare dichiarare che il pool di Milano, i giudici di Milano etc. hanno perseguitato questo sant’uomo, il problema è che vengono respinti con perdite. Infatti la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo respinge la richiesta di dichiarare illegittima la condanna per la metropolitana milanese e la condanna – non ve l’ho detto prima – per la quale Craxi è stato accertato che riceveva le tangenti della metropolitana dall’architetto Larini, un altro dei suoi prestanome, che gli portava i soldi nel suo ufficio di Piazza Duomo a Milano e, dice Larini, “ li lasciavo in contanti nella camera di riposo di Craxi”, perché Craxi aveva lo studio, aveva la segreteria e poi aveva una stanza con un lettino per riposarsi. Ecco, i soldi Larini glieli rovesciava sul lettino, altro che non poteva non sapere! E’ difficile, se ti metti a dormire a trovi una montagna di banconote te ne accorgi, no? “ Non poteva non sapere”. Bene, questa è la sentenza metropolitana milanese, che ovviamente è fondata su quegli elementi rocciosi, Larini che racconta dove gli metteva i soldi, oltre che sul tavolo della segretaria, la famosa Enza Tommaselli e quindi i giudici dicono “ non c’è trippa per gatti, cari Avvocati di Craxi”, è interessante vedere come rispondono i giudici stranieri alle pretese degli Avvocati dei politici italiani. Rispondono “ non è possibile pensare che i rappresentanti della Procura di Milano abbiano abusato dei loro poteri: anzi, il dibattimento ha seguito i canoni del giusto processo e le lagnanze dell’imputato e dei suoi Avvocati sulla presunta parzialità dei giudici che l’hanno condannato non si fondano su nessun
elemento concreto. Va ricordato che il ricorrente è stato condannato per corruzione e non per le sue idee politiche”, ecco perché in tutta Europa quello che sta succedendo con il caso Craxi fa scandalo, mentre invece in Italia è considerato normale tanto a destra quanto a sinistra, salvo appunto da quelli che hanno voluto far sapere in maniera molto importante che non ci stanno. Se seguite questa settimana Il Fatto Quotidiano, credo proprio che lanceremo una raccolta di firme da mandare singolarmente al Sindaco Moratti, per far sapere che noi non ci stiamo e che non vogliamo essere rappresentati nella toponomastica da ladri e corrotti, perché bisogna ricominciare a usare le parole e a chiamare ladri i ladri. Passate parola, buona settimana!

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