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Procida: Uscire dalla Caverna

caverna primitividi Michele Romano

La società contemporanea sta attraversando uno dei momenti più bui e opachi che la storia potrà raccontare. Infatti la quotidianità del vissuto del proprio borgo natio, nel caso specifico, l’isola di Procida, in modo speculare, rispecchia ciò che accade nell’intera realtà italiana, con una criticità peculiare riguardante la problematica giovanile. In tal senso, entrando nel tessuto profondo del nostro territorio, si scopre, con stupore, che il problema non sussiste perché si ha la percezione di non trovarne alcuno nei luoghi e nelle sedi dove se ne sente l’utilità, la necessità e l’indispensabilità.   Così sperimentiamo che le dimensioni vitali isolane sono espresse da associazioni di donne  over 50-60 ed oltre (ad esempio Borgo Marinaro Marina Chiaiolella, Cori polifonici, etc.) oppure da gruppi come “Associazione dei Ragazzi dei Misteri” dove lo status di “Ragazzi” sta diventando sempre di più un elemento nostalgico. Per non parlare dell’ambito socio-politico dove, nel peregrinare dentro il nulla verso il futuro, il programma prevede un patetico largo ai giovani tali, soltanto, per un fattore anagrafico, perché figli datati di notabili locali che negli anni hanno contribuito a rendere la nostra meravigliosa isola e magica terra opaca e sulla soglia dell’insignificanza.

Certamente, in rapporto ai giovani, parlavo in senso metaforico, perché ci sono eccome! Basta andare presso i bar e altri luoghi di ritrovo e trovarli tutti concentrati, esclusivamente, sulle proprie pur legittime passioni (calcistiche ed altro) mantenendo un atteggiamento barbaro, inteso, etimologicamente, come straniero, estraneo, diverso, di fronte alla realtà in cui si vive.

Bisogna pur dire che la colpa non è la loro, perché sono stati educati a vivere utilizzando il messaggio platonico, rinchiusi in una caverna dove si vedono solo ombre che camminano come burattini, credendo che sia soltanto quello il modo e non cercando d’immaginare e comprendere tutto ciò che sta fuori la caverna, cioè la realtà vera.

Pertanto urge trovare il filo d’Arianna che conduce verso l’uscita della caverna.

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5 commenti

  1. Come sempre il caro michele punge che e’ una bellezza……..mi piace la tua disamina specie sui giovani che ci sono, ma e’ come se non ci fossero purtroppo ne dobbiamo prendere atto e darci da fare per farli uscire dalla ” tana “. Il problema secondo me e’ come e/o cosa fare per ottenere un pur minimo risultato con un grande sforzo!

  2. Non penso proprio che il problema

    sono i giovani,anzi,ritengo che sono preparatissimi e ,certamente, migliori ,ma molto migliori ,delle generazioni precedenti.

    In generale,si tende sempre a scaricare la colpa dei padri sui figli,dipingendoli neri e brutti.

    Se potessimo intervistare i giovani,io penso che ne uscirebbe un quadro diverso dall’analisi del l’articolista,anzi, totalmente opposto.

    L’Italia che ci ritroviamo,è colpa dei padri,non dei figli.

  3. Trovo che sia un reale attenta riflessione sul quotidiano che avvolge la nostra isola.
    Non condivido totalmente tale pensiero poichè penso che piccole realtà con molta volonta cercano di creare qualcosa, ma certamente al 90% condivido il pensiero di Michele. Certamente colpa dei tempi ma sicuramente colpa nostra.

    • e si coglie abbastanza chiaro che la colpa è dei genitori, come sempre, e non dei figli senza fare vittimismo esasperato!

  4. giuseppe pugliese

    Noto dal mio commento

    precedente che è stato molto apprezzato,mi fa piacere,ma vorrei dire qualcosa in più a proposito.

    Ritengo,infatti,che questo articolo di Romano è totalmente sbagliato nell’analisi e nella conclusione.

    Nell’analisi ,perchè i nostri giovani sono semplicemente i figli di questo tempo,come noi eravamo figli di un tempo passato.

    Non sono nè barbari nè vivono nelle caverne(metaforicamente parlando,s’intende),anzi,spessissime volte( vedi lotte studentesche) sono i fautori di idee innovatissime.

    Poi ,vorrei chiedere al Romano,come fà a dire che i giovani sono stati educati a vivere come in una caverna,lontano dal mondo reale( è pura fantasia,per me)

    Al contrario, penso che mai come in questa generazione con l’avvento delle tecnologie,specialmente informatiche,

    essi hanno infinite possibilità di interagire con il mondo,con le persone,con tutti,

    a differenza della mia gioventù,che eravamo in una cappa di ignoranza,

    di pseudo-credenze imposte e volute dal sistema catto-borghese.

    Grazie a Dio ora i giovani sono informati su tutto,internet ha dato un contributo notevolissimo all’emancipazione dei nostri giovani

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