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Procida: Vincenzo Onorato: «Con questo trend tra dieci anni non ci saranno più italiani imbarcati sulle navi italiane»

PROCIDA – Tanti gli spunti di riflessione che sono emersi lo scorso 30 settembre nel corso del II° convegno sul lavoro marittimo sul tema: “Esami titoli professionali e programmi didattici: criticità e proposte” organizzato da Antonio Carannante, assessore al mare del Comune di Procida, e dal comandante Fabio Pagano, rappresentante del Circolo Capitani e Macchinisti.

In modo particolare i datori di lavoro, gli armatori, hanno potuto esporre, partendo dalle rispettive esperienze personali, difficoltà ed opportunità che i marittimi, nello specifico i lavoratori italiani, dovranno affrontare e superare da qui al prossimo futuro.

«E’ con vero piacere che ritorno a Procida – ha aperto l’intervento Vincenzo Onorato (ricordiamo che lo scorso giugno, proprio Vincenzo Onorato, è stato premiato nell’ambito della IV edizione del Procida Film Festival) – in quanto ricordo che al mio primo imbarco sulla “Silvia Onorato” ho avuto modo di incontrare due ispettori, Ambrosino e Lubrano, che appunto erano di Procida, quindi mi sento in famiglia. Proprio la famiglia riveste un ruolo importante per i giovani che intendono intraprendere l’attività di marittimo in quanto, soprattutto per quanto riguarda il personale di bassa forza (mozzi, giovanotti di macchina, etc.) propria la famiglia si sobbarca la totalità dei costi dei corsi, all’incirca duemila euro, per poi, considerato le attuali contingenze, non trovare imbarco. Per quanto mi riguarda, con le nostre compagnie che assorbono circa 5.000 lavoratori tutti italiani, su un totale di circa 60.000 imbarcati su navi battenti bandiera italiana, li introduciamo noi e paghiamo noi il costo dei corsi. Su questo tema sensibilizzo anche D’Amico e D’Amato qui presenti che rappresentano armatori della tradizione italiana. La domanda a cui, però, dobbiamo dare risposta – ha rimarcato Onorato – è una sola: Cosa vogliamo fare dei marittimi italiani? A mio modo di vedere, continuando con questo trend, tra dieci anni, sull’armamento italiano, non avremo più marittimi italiani. Infatti, dato che le nostre sono imprese e non attività di beneficenza come sarà possibile non imbarcare personale extracomunitario, che costa 900 dollari, a fronte degli italiani che ne costano circa 2.300 per lo stesso periodo? Il Registro Internazionale del 1998, voluto da Confitarma, ha concluso Onorato – è partito bene ed è finito male perciò bisogna modificarlo».

Per Giuseppe D’Amato, anzi il comandante Peppino come è unanimemente chiamato, decano degli armatori: «Procida è all’avanguardia della formazione dei marittimi. Dopo lunghi periodi di disaffezione a svolgere questa attività, anche per la crisi che ha coinvolto altri comparti economici, c’è un nuovo slancio con una nuova forte richiesta di imbarco ed invito tutti gli armatori ad inserire a bordo almeno due allievi. Esiste, comunque – ha precisato D’Amato – un problema di base che pesa come un macigno sulla scelta di imbarcare personale non italiano ed europeo a fronte di un filippino in quanto quest’ultimo è preparato, costa meno e parla bene l’inglese. Bisogna fare in modo che gli italiani si portino allo stesso livello. L’invito che rivolgo alle scuole – ha concluso D’Amato – è di organizzare direttamente, per gli alunni che frequentano l’ultimo anno, i corsi necessari per imbarcare in modo tale da non perdere ulteriore tempo dopo il diploma e sobbarcarsi ulteriori oneri economici».

Sulla strada della maggiore professionalizzazione dei marittimi italiani anche l’armatore Salvatore D’Amico che dice: «La carriera del mare è tornata ad essere popolare, in modo particolare per gli ufficiali. Questi hanno diverso grado di preparazione e cercano imbarco in maniera indiscriminata senza guardare quale compagnia fa più al loro caso. Per quanto riguarda la nostra società – ha concluso D’Amico – imbarchiamo molti ufficiali italiani in quanto sappiamo che sono i migliori e, per essere al passo con i tempi, oggi abbiamo avviato una intesa con l’ITS di Gaeta in quanto riteniamo che il percorso ITS sia qualificante per i giovani di macchina e di coperta consentono agli stessi di arrivare a bordo con adeguate competenze».

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