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Progetto RIFORMISTA: Scelte chiare contro i falsi profeti.

Pasquale Lubrano
per i “RIFORMISTI PER PROCIDA”

A fatica, ma si possono cogliere dei lenti positivi mutamenti delle forze politiche locali rispetto a qualche mese fa su come affrontare i problemi del paese. Quando abbiamo proposto il superamento delle contrapposizioni basate sul dispetto e la ricerca di nuovi assetti amministrativi basati sulla condivisione delle soluzioni da dare ai problemi e, ancor più, creare una larga condivisione su un progetto strategico di sviluppo di lungo periodo, eravamo consapevoli che la strada fosse complessa e controcorrente. Le stratificazioni comportamentali negative, l’assenza da lungo tempo di un serio confronto sulle cose reali, l’essersi ridotte le contrapposizioni a meri scontri tra persone o peggio tra interessi ed aspirazioni personali, più o meno legittimi, hanno anchilosato tante menti. E, come si sa, meglio una guerra persa che una cattiva abitudine presa. L’abitudine è a non discutere, è alla superficialità se non alla banalizzazione. Il convegno organizzato dal gruppo de “I Riformisti” su un disegno progettuale preciso , con una indicazione chiara di come tutelare l’isola e corrispondere nello stesso tempo ad esigenze di cambiamenti socio-economici della cittadinanza ha segnato un positivo punto di non ritorno. Dalle ammicchiate elettoralistiche “per vincere” senza sapere “per fare che cosa” le forze politiche e sociali sono state chiamate ad un confronto sulle cose da fare. A dire il vero, alla richiesta de “I Riformisti”di specifici apporti, di eventuali integrazioni e proposte hanno fatto seguito balbettii e divagazioni varie. Ma questo è la logica conseguenza di anni di torpore e di impreparazione. C’è stato chi, in mancanza di idee, ha cercato argomenti tra i temi nazionali ed europei, chi non è riuscito ad aggiungere a valori comportamentali, come unico programma, i contenuti di una azione politico-amministrativa, chi ha condiviso l’impostazione dei “Riformisti” ma l’ha considerata “generica” pretendendo evidentemente di trovare in essa anche gli esecutivi dei progetti d’opera ma niente proponendo in aggiunta, chi è intervenuto senza nemmeno leggere per pigrizia o superficialità la proposta al centro del convegno. Molti hanno però mostrato consapevolezza che la strada indicata è la più positiva per il paese. Come scriveva qualche giorno fa Concita de Gregorio, direttore de “L’Unità”a proposito di un evento spiacevole:”Abbiamo una grande responsabilità, dal primo cittadino fino all’ultimo. Esercitiamola adesso. Mettiamo a terra un seme di civiltà: ci vorrà tempo perché fiorisca, non importa. Facciamolo per chi verrà dopo di noi”. E mi permetto aggiungere, non solo per chi verrà dopo di noi, ma anche per noi, perché non si tratta solo di guardare al futuro ma vivere anche l’oggi. Pure in questo la proposta Riformista va controcorrente. Per le necessarie alleanze elettorali poi, mentre tutti cercano una fantomatica “unità” ponendo se stessi al centro ed emarginando gli altri, i “Riformisti”, al contrario, cercano di mettere “tutti” al centro di una nuova stagione politica per uno sforzo congiunto, anche in ruoli diversi, da maggioranza o da minoranza. Naturalmente non sono mancati i soliti grandi pensatori i quali hanno eccepito che la convergenza va ricercata tra chi “non è responsabile della situazione attuale” contro “coloro che lo sono”. Mi permetto osservare che questa demarcazione, questo percorso è fortemente arbitrario perché ognuno addebita agli altri le responsabilità, vicine e lontane, col sistema delle “due bisacce” della favola di Fedro: dimentica le proprie o della propria parte rispetto ai problemi del paese, spesso aggiungendoci, ad adiuvandum, una larga dose di ipocrisia. Una graduatoria delle responsabilità vedrebbe occupare molte prime posizioni da parte di tanti che si atteggiano a “duri e puri” Oltre alle cose già evidenziate in scritti negli scorsi mesi e che confermo, per citare cose lette in questi giorni, penso ai proclami di noti abusivi edilizi saliti in cattedra per reprimere e insegnare legalità agli altri abusivi, sempre agli “altri”, con la faccia tosta di assolvere se stessi. Penso poi ad improbabili “padri della Patria”che lanciano appelli “all’opposizione”, senza ricordarsi degli “inciuci “ propri e del suo partito, vicini e meno vicini nel tempo, o meglio per un lunghissimo arco di tempo. Tra l’altro non ne è trascorso molto di tempo da quando, mentre altri erano impegnati ad operare da minoranza nell’interesse del paese egli era intento a fruire con larghezza di quantità i benefici da “collaterale” di chi oggi considera “nemico”. Per carità di Patria, evito di scendere nel dettaglio del rapporto costo-benefici per il paese dei risultati prodotti. Nella situazione attuale, salvando la pace le responsabilità di pochi, l’uno e l’altro schieramento politico che si sono confrontati in questi anni si sono dissolti, non lasciando certo rimpianti. Occorrono nuove aggregazioni, ampie ma omogenee. Se si vuol fare il “bene del paese” in buona fede, se non è questa l’occasione di unire le esperienze positive, le energie politiche, sociali, economiche disponibili, in uno sforzo congiunto, quando e come s’intende procurare questo “bene”? Né risulta che ci siano soggetti con capacità individuali taumaturgiche. La linea d’azione indicata dai “Riformisti” appare l’unica più positiva. Superando vecchie ed inutile contrapposizioni, si può realizzare un “progetto” condiviso, dove per “progetto” non va inteso una enumerazione di “proposte” alla rinfusa, più o meno tali da essere giudicate serie, magari irrorate da moralismo a buon mercato , ma come una visione chiara ed organica di ciò che si intende fare. Dopo il generico interesse mostrato da varie forze politiche per il progetto riformista sulla “vivibilità” nell’isola, vivibilità ambientale, umana, sociale, economica, è tempo di rompere gli indugi e passare ad iniziative che ne consentano l’attuazione. Chi è disponibile non si lasci condizionare da giustizialismi sommari o suggestionare da volontà di rivalsa personali, né farsi infinocchiare da falsi profeti che in circolazione non mancano. Non trattandosi di scelte ideologiche ma di problemi comuni da affrontare, per una volta seguiamo il consiglio di Mao: non importa che il gatto sia bianco, grigio o rossiccio, importante che sappia essere gatto. Come riformisti, saremo pragmatici e coerenti come sempre.

Pasquale Lubrano
per i “RIFORMISTI PER PROCIDA”

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