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Quale centrodestra? La strada verso le elezioni è piena di trappole e interrogativi

di Nicola Silenti da Destra.it

Una quiete sonnacchiosa prima della tempesta elettorale, nella speranza che davvero tempesta sia. Archiviate le ferie estive, gli italiani si ritrovano spettatori accidentali del grande piccolo Risiko della politica in vista delle prossime elezioni per il rinnovo di Camera e Senato. Manovre che procedono in un’altalena di indiscrezioni, retroscena e avvertimenti incrociati a misura della stampa nazionale e dei pochissimi italiani che ancora riescono a sbrogliare la matassa partitocratica senza prima svenire per noia molesta. Una rincorsa per vie traverse allo scranno più alto di Palazzo Chigi da accaparrarsi con un abile gioco delle alleanze più che per mezzo di candidature plausibili e curricula specchiati, ferma restando la sempre fiduciosa attesa che onestà e capacità individuali non siano il solito orpello accessorio ma un requisito stavolta imperativo.

A pochi mesi da una campagna elettorale aperta a ogni scenario, ma che si annuncia sin d’ora tutta incentrata su immigrazione, ripresa economica, tasse e lavoro, le aspettative di quanti auspicano un ritorno della destra al governo del Paese si fanno ogni giorno più concrete e avverabili. Un auspicio confortato da sondaggi al momento più che lusinghieri per la Lega nord (data in crescita oltre quota 15 per cento), Forza Italia (stabile attorno al 13 per cento) e Fratelli d’Italia anch’essa salda a quota 5 per cento: numeri di un centrodestra che unendo le forze è oggi in grado di raccogliere il favore di un terzo degli italiani. Una situazione sino a non troppo tempo fa insperabile, che vede oggi il quadro politico frazionato lungo tre assi di eguali dimensioni: quello del centrodestra appunto, quello del Movimento cinque stelle dato in testa in tutte le rilevazioni e infine quello del centrosinistra, oramai incapace di assurgere al governo del Paese contando sulle sue sole forze.

Una situazione di incertezza che preoccupa tantissimi e che produce l’effetto di amplificare l’importanza della strategia delle alleanze dando una rilevanza abnorme a sigle e siglette altrimenti condannate a una mesta irrilevanza come “Alternativa Popolare” al momento priva dei numeri necessari per superare la soglia di sbarramento del 3 per cento eppure corteggiatissima, come testimonia peraltro l’ampia eco del recente accordo per le elezioni siciliane con il Partito Democratico e la conseguente possibilità di un apparentamento.

Quale che sia il futuro di questa strategia delle alleanze a monopolizzare il dibattito sino all’apertura della campagna vera e propria sarà l’intesa sul sistema elettorale, quanto mai influente ai fini della corsa verso la composizione del prossimo parlamento. Un negoziato aperto a tutte le soluzioni, che vede Renzi disposto a tutto pur di arrivare all’appuntamento con le urne con l’attuale sistema (uno per la Camera e un altro per il Senato), mentre Berlusconi preme per un sistema proporzionale con il premio di coalizione, in nome del quale sarebbe già pronto uno schema di “listone” unico.

A sparigliare il campo delle intese sottobanco e degli accordi da Prima repubblica, tra le opzioni possibili del dopo voto resta solamente quello che a tanti appare uno scenario, o forse un sogno, “bello e impossibile”: e se a sostenere il prossimo governo fosse un’alleanza Movimento 5 Stelle, Lega Nord e Fratelli d’Italia?

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