Quest’anno la Processione non ci sarà, ma il Cristo sarà portato in quattro chiese di Procida

di Giacomo Retaggio

PROCIDA – Non è stata una bella notte per me quella appena trascorsa! Sono riuscito a dormire poco e male. Mi giravo e rigiravo nel letto con gli occhi sbarrati nel buio. Adesso sono le cinque ed è ancora scuro profondo. Nelle ore trascorse fino ad adesso pensavo alla Congrega dei Turchini. Mi ha preso la stessa smania che mi prendeva da ragazzo, e poi da giovane, e poi da uomo fatto, nella notte prima del Venerdì Santo. Non dormivo e , se lo facevo per poco, mi svegliavo di soprassalto. Mi direte che sono uno stupido, ma è così. E penso che ogni Procidano che sia tale dentro proverà gli stessi sentimenti miei. Quest’anno la Processione non ci sarà, ma il Cristo sarà portato in quattro chiese di Procida, quasi come se il Signore ci volesse dare un messaggio di speranza: se non potete venire voi da me , vengo io da voi. Questa è la notte in cui dalla Congrega viene portato nella chiesa di S. Leonardo. Mi hanno detto che partiranno verso le cinque, con il buio: quindi proprio adesso. Cerco di seguire con gli occhi della mente la scena: ecco adesso i confratelli si aggirano attorno alla statua. Hanno i volti seri, infilano le stanghe nei fori per il trasporto. Poi si fermano tutti. Ben svegli intonano il Benedictus. Non si può smuovere il Cristo senza questo canto. Questi uomini, colmi di una fede antica, che è quella dei padri e prima ancora dei nonni, hanno una forza dentro che ha quasi del sovrumano. Come vorrei essere con loro adesso, in questo scampolo di nottata! Ecco ora lo caricano sulle spalle. Si avviano per vi Marcello Scotti. Il loro passo è lieve pur sotto il peso della statua. sembra che la trasportino quasi senza sforzo. Intorno è silenzio. Il silenzio profondo di una notte D’inverno. Sembra di sentire in sottofondo le note della “Ione” e poi di “Una lacrima sulla tomba di mia madre”. Cosa sarebbe il Venerdì Santo senza queste musiche? Ma non è vero nulla! E’ solo la mia mente che sente note. Il corteo si sposta nel più profondo silenzio. E’ notte e la gente dorme. Cristo abituati anche a questo! Al silenzio al tuo passaggio. Tu che sei abituato alle grandi folle, ai canti di quelli che ti venivano incontro a Gerusalemme, a Cafarnao, nelle varie città della Palestina. Oggi ,qui, è silenzio. Un silenzio spesso e profondo come quello di uomini in preda allo sconforto. Si, mio Cristo, noi siamo colmi di tristezza per questa malattia che serpeggia tra noi con cattiveria, subdola e ingannatrice. E’, forse, essa il segno della tua ira contro gli uomini? E’ un nuovo “Dies irae”? Perdonaci Signore! questi uomini che ti trasportano sulle spalle in questa notte buia e fredda te lo chiedono dal loro intimo più profondo.

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