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Quod natura dat, pigliatella e statte!

di Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo

Appena l’anziano padre imboccò la porta per uscire, Giuditta si avviò verso  il bagno, tutta circospetta. Come temesse che qualcuno la spiasse. Eppure, in quel momento, in casa c’era soltanto lei. Da che era morta la mamma, passava  intere giornate in casa, sempre sola.

Il padre vedovo, marittimo in pensione, usciva, tutte le mattine, per far la spesa e si ritirava soltanto per il pranzo. Nel pomeriggio si rannicchiava su un vecchio divano, e fino a sera, un po’ dormiva e un po’ sfogliava vecchie riviste. Dopo cena si ritirava nella sua stanza e fino all’indomani mattina, è come se in casa non ci stesse.

Alla povera ragazza, come le mancava una persona con cui confidarsi! Come le mancava, soprattutto la mamma!

Mai come in questo momento lei avrebbe voluto la mamma vicino. A 18 anni era ancora giovane per affrontare i problemi della vita, ma intanto il destino oltre la solitudine, stava per riservarle altre sorprese.

Nel rinchiudersi dietro di sé la porta del bagno, a chiave, il suo pensiero corse ad Egidio, il  giovane, che aveva conosciuto una domenica, di  alcuni mesi fa, alle funzioni del Vespro in Chiesa.

Quella sera si verificò  per entrambi il classico colpo di fulmine. Si  innamorarono, l’un l’altro, a prima vista.

Da allora decisero di comune accordo di incontrarsi, quando fosse possibile, proprio fuori la Chiesa,  durante le funzioni serotine. Così, mentre gli altri pregavano in Chiesa, loro si sarebbero appartati dietro di essa, per colmare le rispettive solitudini.

Anche il giovane fidanzato, d’altronde,  passava intere giornate, in solitudine, a zappare la terra, con la sola compagnia del cane,  in attesa di essere chiamato per il militare, che  lui poverino, intravedeva come una salvezza.

Giuditta era una ragazza assennata, e per questo godeva della piena fiducia del padre.

In casa,  nello svolgimento delle diverse faccende, si sforzava di sostituire la mamma buonanima,   cercando di seguirne alla perfezione tutti  gli insegnamenti. In modo particolare lei era ligia a quanto la mamma le aveva sempre raccomandato, nel comportamento con  l’altro sesso.

Mai concedersi al primo venuto e conservarsi pura fino al matrimonio.

Ecco perché  da Egidio pretese fin dal primo momento il massimo rispetto.

Ma una ventina di   giorni fa, a Egidio gli era morta  la nonna.

Quella sera, nonostante il lutto, i due giovani si incontrarono lo stesso, al solito posto dietro la Chiesa. Stettero abbracciati al buio molto a lungo, per tutto il tempo che in Chiesa si svolgevano le funzioni. Egidio stretto a Giuditta piangeva. Lui alla nonna le voleva veramente bene. Anche Giuditta a un certo punto si commosse. E quando Egidio la trascinò sull’erba dietro un  muretto, lei forse non si rese nemmeno conto che l’innamorato stesse in procinto di mancarle di rispetto. E lo lasciò fare. Quella sera tornarono a casa tutti e due più contenti.

Da sette-otto giorni, però, quella contentezza in  Giuditta era cominciata a svanire. Poche sere fa  lei ed Egidio si erano visti e lei si era mostrata  molto preoccupata per un “ritardo” inconsueto. Entrambi si guardarono negli occhi, tutti e due pensarono alla stessa cosa, ma nessuno di loro ebbe il coraggio di ammettere che ormai avevano fatto il “guaione” ( proprio come diceva quella santa buonanima! Ed ora? – pensò ognuno di loro senza esprimersi.

-Ed ora, non ti preoccupare, domani parlerò con Paolo – concluse Egidio alla fine del lungo silenzio, rivolgendosi alla sua bella  – Lui studia Medicina e saprà consigliarci –

E fu proprio così. Paolo, da buon amico di entrambi, dopo averli ascoltati, il giorno dopo  procurò loro un espediente, col quale si poteva conoscere la causa del ”ritardo”. Era un nuovo preparato, appena uscito in commercio, che per Paolo fu facile fornirsi  all’Università.

Si chiamava PREDICTOR, e bastavano poche gocce di urina, per ottenere il responso.

Ed eccomi qua – pensava oggi rinchiusa nel bagno la povera Giuditta, mentre cercava di aprire quella scatola misteriosa, che le aveva consegnata la sera prima il suo innamorato.

– Tu la fai facile! – rimuginava dentro di sé, rivolgendosi mentalmente a lui – Mi hai dato questo “coso”,  mi hai detto che  è un “coso” eccezionale! Per forza, vedo che costa 2900 lire.  Bastano tre gocce di urine  e saprò se sto incinta. Incinta, ed incinta di che? Con tutto il rispetto per  Paolo, a cui dovremmo dire grazie per averci fatto risparmiare le 2.900 lire, ma secondo me, lui nonostante studi medicina, non capisce niente. Ma  che può capire lui di queste cose di donne? Per me è un semplice  ritardo. Sono appena pochi giorni, non c’è da preoccuparsi! Sarà, come si dice, un ritardo per “debolezza”. Ricordo che quella sera pure tu stavi così debole. Talmente debole che affannavi e  ad un certo punto non piangevi nemmeno più per la nonna. Anzi ridevi come uno scemo.

Chissà se avresti ancora la voglia di ridere, nel caso che stessi veramente incinta? Ci sarebbe da piangere!

E così borbottando aspirò col contagocce un po’ della sua urina, che aveva appena emessa in una bacinella, e versò,  contandole ad una ad una con attenzione, tre gocce in una boccetta riempita a metà di un liquido giallognolo. In fondo alla boccetta un  piccolo specchio obliquo rimandava un’immagine sbiadita di un giallo  uniforme. Secondo ciò, che aveva assicurato il comune amico Paolo, solo nel caso che lei stesse incinta, su quello specchietto dopo due ore sarebbe dovuto comparire un disco di color rosso.

Giuditta guardava  fisso lo specchio. Dopo pochi minuti cominciò a vedere un puntino rosso proprio al centro. Guardò meglio. No! si era sbagliata, Era ancora tutto giallo. Guardò  poco dopo. Vedeva di nuovo rosso. Si era sbagliata di nuovo, mannaggia! Era ancora tutto giallo. A furia di guardare,  per un certo periodo si distrasse. Era passata appena mezz’ora. Sullo specchio fisso e centrale spiccava ora  un disco  di un intenso color  rosso, Guardò di nuovo. Era sempre di un intenso maledetto colore rosso.

– Oh Madonna mia, allora sto incinta! –  si sfogò   a voce alta, e scosse con rabbia la boccetta come per cancellare una realtà che per il momento non voleva accettare.

poziNel rimettere a posto la boccetta lo specchio continuò a rimandarle quel disco  di un ossessionante intenso color rosso.  Le venne da piangere. Chiese consiglio all’anima di sua madre, ma la mamma non le rispose. Pensò di rivelare tutto al padre, ma come poteva confessare un segreto così delicato ed intimo ad un uomo, a cui lei a stento diceva buongiorno. Per male che fosse andata, la sera lei ed Egidio  avrebbero concertato sul da farsi, chiedendo magari consiglio a Paolo.

Paolo non potette che confermare la diagnosi . E per essere più convincente – Ormai hai chiéna ‘a  cappoccia! – proclamò senza peli sulla lingua, all’amico contadino.  E per tranquillizzare Giuditta, si assunse lui personalmente l’impegno di portare al  vecchio padre   la  novella, in questo frangente,  non proprio lieta. Invece  l’anziano uomo di mare, accolse la notizia, quasi con noncuranza, dando l’impressione che  se la stesse aspettando. Taciturno come sempre, ingoiò il rospo e tacque.

Da parte della famiglia di Egidio ci fu invece l’intoppo.

– Ma ti rendi conto! Non tieni un soldo, devi fare due anni di soldato, non hai neanche un mestiere. – fu più o meno il ragionamento della mamma  rivolta al figlio –  E vuoi campare una moglie e un figlio! – L’unica soluzione – concluse alla fine – la devi fare abortire.–

Il povero Egidio si trovò , come si dice a Procida, tra Giuda e Kaifàs. Anche questa volta a decidere per loro fu l’amico Paolo, che contrario all’aborto, si prestò anche di informare la Chiesa, nella persona del parroco. Per prima cosa si limitò a chiedere a costui soltanto se fosse disposto a sposare una coppia di amici senza rivelargli l’effettiva condizione della sposa. Alla domanda del prete se la sposa fosse cristiana, Paolo rispose che fosse più che cristiana,  anzi “doppiamente cristiana”.

Il sacerdote all’inizio rimase perplesso, come se non avesse ancora capito, ma poi alla fine, quando ebbe capito,  sentenziò: – Lo sa Iddio, io non ne voglio sapere niente! E acconsentì a sposarli.

Il giorno del matrimonio Giuditta, il cui capo era ingentilito da un lungo velo bianco, simbolo della purezza, tratteneva a stento il suo ventre gravido di quattro mesi, in quel meraviglioso abito bianco.  in verità  troppo  stretto, Paolo  naturalmente fece  il compare d’anello.

Egidio non dovette aspettare i classici nove mesi per diventare padre. Appena sei mesi dopo nacque un splendida creatura, col viso paffuto, bianco e rosso, più rosso del disco riflesso dallo specchietto del PREDICTOR.

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