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Renzi e Papa Francesco: Il coraggio del cambiamento

renzi francescodi Michele Romano

Due titoli di giornale, mi hanno colpito: “Correre o morire” in riferimento al governo Renzi, e “Che ne sarebbe della chiesa se fallisse Francesco”. Mai come questa volta, il sacro e il profano, attraverso queste due figure, nel nostro Paese hanno trovato un’attinenza simmetrica. Per Renzi, il proprio progetto di cambiamento, al limite dell’azzardo, è decisivo per il destino sia personale che per il Paese. Così è obbligato a correre veloce, giocando d’anticipo sia su ciò che vuole realizzare sia sulle trappole nascoste durante il percorso dai tanti protervi conservatori apporpati sia dentro il partito, il governo e fuori, tanto da rappresentare quella “palude” che tiene paralizzata l’Italia. Se riesce a tagliare, per primo, senza ambiguità, il traguardo dei cento metri, compie il prodigio di trovare l’uscita dal decrepito labirinto politico-amministrativo che appare, disperatamente, irraggiungibile. Altrimenti, se viene sommerso dal terriccio che cade giù, per venire fuori, ogni sentiero sarà ostruito per sempre con tutte le conseguenze di tramonto definitivo dello Stato italiano.

Papa Francesco, invece, visto che parliamo di una realtà come la chiesa non circoscritta ad un solo popolo ma di dimensione universale, lo slancio riformatore è di un tale spessore da far tremare le vene e i polsi.

Ecco la stella d’Oriente: trasformare la dottrina della chiesa da oppressiva e repressiva a caritatevole ed amorevole sulle tematiche del matrimonio, della famiglia, delle nascite, della sessualità in tutte le sue espressività dal testamento biologico alla fecondazione assistita. Costruire la “democrazia ecclesiastica” affrontando il celibato del clero, la collegialità come metodo di governo, insieme ai nuovi criteri di scelta dei vescovi, la laicità, il ruolo delle donne, il rispetto dei diritti umani, la riforma della curie, auspicata e voluta dal Concilio Vaticano II, l’abbattimento della dimensione simoniaca (vedi Ior).

L’avvento della “carità amorevole” e della “democrazia ecclesiale” costituiscono il sentiero attraverso il quale, il prete di strada venuto dall’altra parte del mondo vuole porre al centro della storia dell’umanità, la forte percezione del cristianesimo come la vera buona notizia che da vigore e gioia all’esistenza in cui l’esteriorità dottrinale lascia il posto all’interiorità e autenticità personale, proiettata a comprendere che lo spazio della vita umana non è occupata interamente dal potere e dal calcolo ma, significativamente, dalla gratuità, dall’amore sincero, dalla volontà di bene per il bene. Le resistenze più dure, come sul piano politico per Renzi, stanno dentro al gretto e lucroso conservatorismo clericale della chiesa italiana per cui se, sciaguratamente, Papa Francesco non ce la dovesse fare, sarà chiaro chi ha scritto la parola: fine degli ideali spirituali dell’Occidente.

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