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Rivivere la bellezza di giorni lontani

Tratto dal libro di Annarosaria Meglio QUADERNO: LE PRIME GRAZIELLE

Siamo negli anni 1811-1813. Il giovane poeta francese Alphonse De Lamartine, per un naufragio, si trovò a Procida. Incantato dalle bellezze naturali dell’ isola, rimase stupito dalle verdi ginestre dai fiorellini gialli che fiorivano sulle coste dell’isola. Ma più di tutto, lui che veniva dalla Francia piena di  frastuoni e profumi, fu colpito da una giovinetta profumata di mare. Graziella era il suo nome. Bella, bruna, arrossiva ogni qual volta il giovane le rivolgeva un cenno di saluto e gli rispondeva con un sorriso candido e timido. Quanto era bello andare in barca, solcare quale mare azzurro verde! Alphonse ammirava quella fanciulla in fiore, piena di sole caldo come l’amore che faceva capolino nel suo cuore. La brezza di vento nei capelli. “Graziella, Graziella, amore mio…..”,le sussurrava tenendola  stretta al suo petto, immaginando già la sua prossima partenza  e la sua vita senza di lei. Il poeta  fece ritorno in Francia e i due giovani innamorati dovettero separarsi. E Graziella, con gli occhi velati di lacrime, salate come il mare, aspettò il suo amore fino alla morte. E’ da questa storia che l’illustre medico e scrittore  Vittorio Parascandola, innamorato della sua isola e incoraggiato  dal cugino napoletano Eduardo Greco ideò “La Sagra del Mare”, nella quale volle ricordare anche il sacrificio dei caduti in mare, con una Messa nel piazzale del porto di Sent”Co a Marina Grande e con il lancio in mare di una corona di alloro, trasportata al largo da studenti e operatori dell’antico e glorioso Istituto Nautico. Proprio per non dimenticare quel tempo che fu di Graziella e Alphonse, le  giovinette procidane indossarono l’antico costume che la fanciulla amata da Lamartine portava nei giorni di festa, e una tra loro, ogni anno, avrebbe simbolicamente rappresentato l’amore forte e dolce di Graziella per Alphonse, nella speranza che esso potesse rivivere ancora nell’animo dei giovani di oggi. Si comprende allora il perché, quando mi fu chiesto di curare per la rivista Espressioni procidane una rubrica sulle prime  fanciulle che indossarono quel costume e furono chiamate a rappresentare per un anno la protagonista  del romanzo  di Lamartine,  provai  un’emozione grandissima, ed accettai con entusiasmo senza neanche chiedermi se ne sarei stata capace. Si la gioia ha caratterizzato questa mia esperienza, fin dalla prima intervista alla Signora Maria Macchiavelli  che mi incoraggiò tantissimo con un’accoglienza calorosa che mai dimenticherò, rispondendo alle mie domande con semplicità e umiltà. L’esperienza si è ripetuta in ogni successivo incontro, segnato sempre dalla felicità che leggevo negli occhi  di queste donne, le quali con slancio ed entusiasmo rivivevamo quei giorni lontani, ricordando, ricordando le sensazioni, i sentimenti e i valori che avevano scoperto nelle pagine del romanzo. Logicamente  non ho potute intervistarle tutte, ma è come se lo avessi fatto. Mi hanno aperto il loro cuore, raccontandomi le  loro speranze, la loro  vita fatta di gioie  e dolori, mi hanno parlato dei loro figli e dei giovani procidani, e soprattutto dell’amore che portano per quest’isola magica e bellissima. Ne sono uscita sempre  arricchita ed ho appreso tante cose nuove che non conoscevo, sentendomi profondamente appagata, forse per aver potuto scoprire in queste donne i miei stessi  sentimenti e un  grande amore per l’isola. Fa bene al cuore dialogare, ascoltare e scrivere la  testimonianza “verace” di queste umili “Grazielle” che mi hanno accolto sempre con simpatia e viva cordialità”. E mi ha dato ancora più gioia la proposta di raccogliere queste testimonianze in un “Quaderno di Espressioni procidane”, per tramandarle ai giovani e a quanti amano trascorrere un periodo di vacanze sull’isola, con la speranza  che le “Grazielle” di oggi possano far tesoro dell’esperienza di chi le ha precedute. Vorrei però dedicare in modo speciale questo mio lavoro anche alle fanciulle procidane che, pur avendo indossato l’antico costume, non hanno ricevuto il titolo di “Graziella”. Si, perché  nella “Graziella” eletta sono rappresentate  tutte. Ognuna di loro, partecipando, ha dato la possibilità alla Graziella di Lamartine ci ha lasciato: l’essere stata eletta “Graziella” passa. Cosa rimane allora  di quel momento, di quel sogno, di quella festa?  L’anello verrà conservato in ricordo, i fiori appassiranno, le luci si spegneranno………. Rimarranno i valori che la Graziella di Lamartine ci ha lasciato: il senso più profondo dell’Amore, l’onestà, la vera amicizia, il desiderio di far felice qualcuno, il bene per l’isola e per i suoi abitanti, l’amore e la cura dei nostri mari e giardini, la cultura genuina che i nostri avi ci hanno trasmesso, la saggezza e la moralità dei nostri anziani. Se tutto questo rimarrà nei nostri cuori e sapremo  trasformarlo in vita, allora Lamartine non avrà scritto invano il suo libro e l’elezione della  “Graziella” nella “Sagra del Mare” potrà continuare ad esistere. 

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