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Sagra del Mare. Carosello procidano al Casale Vascello

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Una memorabile e strepitosa esibizione di due mostri di casa nostra

(da procidamia.it)
Dopo decenni di edizioni sciatte, ridicole e imbarazzanti della Sagra del Mare, condite con la presenza di mediocri intrattenitori da retribuire, qualcuno con un po’ di sale in zucca si è finalmente ricordato che in casa nostra non mancano fuoriclasse della musica, altrove apprezzatissimi, ma sullo scoglio forse anche ignoti.

E hanno pensato davvero bene di puntare sulle energie artistiche “paesane”, poiché ieri a Casale Vascello è stato un autentico trionfo della buona e bella musica. Un fenomenale Raimondo Ponticelli ha estasiato tutti i presenti con la sua potente ed infinita voce tenorile, deliziando la platea con i migliori classici della tradizione musicale napoletana, intervallati persino da alcune melodie spagnoleggianti.
A piedi scalzi, in due ore di spettacolo, il superlativo Bocelli nostrano, come un impeccabile Fregoli, ha sfoggiato un abito diverso per ogni canzone, impreziosita da una apprezzata mimica e da una pregevole capacità atletica. E’ stato accompagnato per tutto lo spettacolo da un notevole Osvaldo Di Dio, da anni chitarrista di Cristiano De Andrè, che oltre alla bravura alla chitarra ha offerto ai suoi conterranei una dolcissima melodia de “Il postino” eseguita con la sua fisarmonica.
Qualche turista si è lamentato che uno “spettacolone” del genere meritava tutta la piazza di Marina Grande: forse è vero, ma è altrettanto vero che solo il presepe architettonico del Casale Vascello poteva prestarsi per una sorta di remake di “Carosello Napoletano”, anzi no, pardon, di “Carosello Procidano”.
Che serata signori, che vi siete persi. Bene, bravi, trissssss.

DON SCIORTINO: “FAMIGLIA CRISTIANA” SI OCCUPERA’ DEI SEQUESTRATI
Alla Chiaiolella il direttore ha affermato che occorrono le migliori energie per una politica gratis
di Salvatore Iovine
E’ stato Don Antonio Sciortino quest’anno ad inaugurare il classico appuntamento estivo della FIERA DEL LIBRO presso la sala PIO XII alla Chiaiolella. Il taglio del nastro è stato preceduto da una fluviale e mirabile diagnosi socio-economica della malata nazione Italia, con numerosi temi sul tappeto affrontati in meno di due ore, ma tutti ben avviluppati da un sottile e ben visibile fil rouge.

Ha in particolare messo sotto il microscopio della sua acuta critica, la irrisa famiglia di oggi, sbrindellata sia a causa dei pervasivi modelli televisivi e cinematografici propalati, sia a causa della colpevolezza della stessa Chiesa che porta all’altare coppie di autentici analfabeti delle sacre scritture, privi di una adeguata formazione pre-matrimoniale. Parole amare ma verissime, che evidenziano la corresponsabilità del clero che talvolta benedice coppie che prima del fatidico sì, già partono con la riserva mentale di affrontare un percorso coniugale che non dovrà avere eccessivi freni inibitori: non a caso le coppie di oggi non sono più vittime della crisi del settimo anno o del settimo mese, ma del settimo giorno di nozze. I giovani di oggi hanno bisogno non tanto di riti ecclesiali e di celebrazioni solenni, ma di quotidiani modelli comportamentali coerenti ed edificanti. La stessa famiglia o quello che resta, sembra aver smarrito il senso della sua missione, dal momento che si è trasformata in mero sindacato dei figli, questi ultimi da difendere sempre e comunque contro presunti professori e presidi vessatori.

Il direttore di Famiglia Cristiana dopo aver enfatizzato come le superstite famiglie da “Mulino Bianco” e la massiccia presenza di milioni di immigrati, siano gli unici lubrificanti sociali che tengono in piedi ancora il paese (in termini di sostegno economico, assistenza di figli, nipoti, anziani, contributo alla natalità in una nazione di culle vuote), ha puntato l’indice accusatorio contro l’iniquo sistema fiscale che da anni si riempie la bocca di quoziente familiare, ma che di fatto da decenni sminuisce la tutela della maternità, ignora gli asili nido e le adeguate detrazioni per famiglie numerose.

Al vicesindaco Elio De Candia che chiedeva lumi sul ruolo del cattolico nella dimensione politica, il sacerdote ha espresso la convinzione che rappresentare il popolo e mettersi al servizio del Paese dovrebbe essere un così grande onore e una fonte di somma gioia, che si dovrebbe farlo completamente gratis. Ha poi evidenziato che oltre al dovere per i cattolici di impegnarsi in prima persona in politica, occorrerebbe soprattutto una eccellente formazione culturale e professionale in merito, dal momento che il mero opinare è cosa ben diversa che maneggiare decreti, ordinanze e bilanci. E proprio la carente formazione di una oscena e improvvisata classe politica (le Iene docet) è tra le cause degli attuali disastri che quotidianamente viviamo. Non a caso dalle sue parti si dice che: “se sei senza arte e né parte, in politica gioca le tue carte”.

Al reverendo Ponticelli che chiedeva al giornalista-Sciortino, l’impari trattamento tra sequestrati di rango e marittimi rapiti a bordo delle loro navi, il direttore, dopo aver promesso un interessamento del suo settimanale alla vicenda, ha stigmatizzato gli atteggiamenti discriminatori assunti in questo frangente dalle istituzioni, individuando solo nel coinvolgimento massiccio di una sempre più narcotizzata opinione pubblica, una possibile risposta al problema: ossia la stessa soluzione che qualche mese fa si prospettava dalle colonne di questo modestissimo sito internet, nonché sul periodico Espressioni Procidane da giorni in edicola, da contrapporre ad uno sterile ed inconcludente silenzio, strumentale forse più ad uno “sconto” del prezzo da pagare per le vite umane.

Un dramma sempre meno sentito ora che incombe il solleone e la gente si approssima ad andare in vacanza, ma sopratutto reso ancora più angosciante ed inquietante dal disinteressamento della oscena classe politica concentrata sui temi dell’immunità e dei giochini elettorali, mentre le incombenti carestie e siccità, costituiscono le più terribili emergenze umanitarie degli ultimi 60 anni nel Corno d’Africa.

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