Procida. Torniamo umani

Vi proponiamo una nuova e bella riflessione di Savina Dolores Massa tratta dal suo blog Ana la balena e che ci aiuta ad allargare i nostri orizzonti rispetto a tutta questa difficile vicenda nei nostri marittimi sequestrati e che tiene nell’angoscia da più di 6 mesi i familiari e una comunità intera.

L’isola di Procida è in lotta, da alcuni giorni, per riavere a casa i propri marittimi sequestrati dai pirati somali in febbraio. Lo è anche affinché a nessun altro marittimo debba accadere la stessa sventura. Altri italiani, al nord dove non c’è il mare, lottano per non avere un treno ad alta velocità capace di distruggere il loro territorio. In Sardegna i pastori sardi lottano contro la miseria che li ha ormai resi magri come la ferula secca. I precari della scuola di tanto in tanto organizzano una manifestazione con striscioni a lutto. Gli studenti urlano la loro impotenza di fronte ad un futuro vuoto. Gli aquilani piangono la dimenticanza. Gli immigrati chiedono dignità al loro esistere qui, in terra straniera. Potrei citare molte altre situazioni di disagio. Quasi infinite, ma tutte sole. Ciascuna di queste lotte si svolge nella completa indifferenza di chi non sente proprio il destino tragico altrui (e anche non tragico). Detto banalmente: ognuno bada al proprio orticello. Gli immigrati se ne fregano degli studenti, gli studenti se ne fregano dei NoTav, i precari se ne fregano degli aquilani e via all’infinito. Questa Italia è divenuta un luogo nel quale la parola Solidarietà ha perduto il suo significato. Senza la Solidarietà di un intero popolo, ogni protesta è destinata al fallimento, con l’egoismo che si limita ad osservare l’accadere della disperazione senza neppure compiere lo sforzo di una parola spesa. Così si è complici di ogni morte solitaria altrui. E perderà dignità non solo chi in quel momento spende faccia ed energia, ma anche chi non si è ancora accorto d’aver perduto il collo, a furia di alzate di spalle. Forse neppure Procida si sarebbe mobilitata a tal punto se i marinai rapiti fossero stati genovesi.

Perché siamo diventati tutti uguali in una sola cosa, noi italiani, o noi esseri umani: godiamo a guardarci la nostra pancia, infischiandocene del gorgoglìo affamato di quella del nostro vicino di casa, perfino. Figuriamoci se riusciamo a preoccuparci dell’assenza di una minestra a centinaia di chilometri da noi. La colpa non è tutta nostra, sia chiaro. Subdolamente negli anni ci hanno insegnato a divenire così: vuoti. Perché è solo il vuoto delle teste che garantisce il silenzio utile all’equilibrio del Potere. Noi non sappiamo più disturbare davvero, direi che siamo solamente una specie di solletico. Un ridicolo rumoreggiare.

Una piccola isola come Procida, adesso in necessità, non trova l’appoggio concreto di tutti i bipedi del territorio nazionale, e questo lo sa bene il Ministro Frattini che con disprezzo dice in faccia all’isola, Mai pagheremo un riscatto per accontentarvi. E lo dice da Cortina d’Ampezzo, lui in ferie. La debolezza altrui lo rende forte. I procidani, alcuni giorni fa in protesta, sono entrati in crisi per aver bloccato alcuni istanti le partenze dei traghetti. In crisi, perché si sono sentiti maleducati, addirittura in vergogna per aver procurato un leggero disagio a qualcuno “innocente”. Cari procidani, qui nessuno è innocente. No, se è l’indifferenza a fare i colpevoli. Un Governo avrebbe diverso approccio all’urlo se l’urlo fosse centuplicato, amplificato, fino a Cortina d’Ampezzo. Dai prossimi mesi la Crisi ucciderà i più deboli tra gli italiani perché non esiste nessuno capace di organizzare un rifiuto concreto alle scelte di chi, ai propri privilegi, non rinuncia. E allora, sarà la volta buona? O nascerà un nuovo Sindacato quando avremo davvero tutti la medesima fame? Una fame come quella che spinge alcuni marinai ad andarsene in Somalia, ad esempio.

I marittimi di Procida sono un mio problema, quanto i precari, quanto i pensionati, quanto tutti coloro che raschiano a terra le ginocchia, nel passo. Iniziamo a non lasciare sola Procida, e Procida, in futuro, non lascerà soli gli altri, spero, in virtù di una nuova umanità disinteressata.

Savina Dolores Massa

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