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LA SCUOLA: pensavo fosse amore invece era un calesse.

pensavo fosse amore invecedi Michele Romano

Uno dei compiti che la scuola si dovrebbe dare, è quello di dedicare una parte consistente della “Didattica” ad un percorso sull’Educazione affettiva, per salvare sia la “propria ragione di essere” che il livello formativo delle future generazioni. Su come e chi deve esplicarlo, sorgono molte perplessità; ciò nasce dal fatto che nell’attuale sistema scolastico, tranne le dovute eccezioni, non si trova un adeguato impianto formativo e creativo predisposto a tale intervento pedagogico. A tale scopo, bisognerebbe costruire criteri profondamente innovativi di selezione, orientati verso la motivazione di chi sceglie tale professione, concepita come predisposizione naturale, artistica, parimenti alla vocazione sacerdotale e a quella medica, anche se in questo campo, la raffigurazione del mestierante ha preso il sopravvento sul giuramento di Ippocrate. 

Tale considerazione viene dettata dal fatto che, chi era motivato, ha vissuto, con disagio, il vedere deprezzato, dequalificato il proprio lavoro, con l’invasione da parte di soggetti che hanno inteso il corpo scolastico “Refugium Peccatorum”, producendo danni irreparabili a varie generazioni. Pertanto, per riabilitare la scuola bisognerebbe precludere, tassativamente, l’ingresso all’insegnamento a coloro che non presentano una profonda “osmosi” tra competenze, passione culturale, capacità di comunicarle e trasmissione d’autorevolezza verso gli studenti. Ciò contiene un valore decisivo per far sì che ulteriori generazioni di giovani non possano essere privati della crescita intellettiva, emotiva e sentimentale e che potranno offrire esclusivamente coloro che possiedono il dono artistico di far sorgere “intenso interesse” in chi li ascolta e li segue come “maestri” nel conseguire la propria “catarsi” educativa. Certamente, sono consapevole, visto l’alto tasso invasivo di corruzione e favoritismo che percuote la nostra società, di risiedere nell’alveo dell’utopia; ma nella lotta del “fuoco eracliteo”, tra il senso e il non senso del vivere, deve essere alimentata, incessantemente, la FIAMMA della SPERANZA, altrimenti……!!!!!!!!

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