di Michele Romano
In questo perenne navigare, ad un certo punto, ci si imbatte nella possibilità di mentire a se stesso entrando nel cerchio dell’autoinganno, della seduzione e della motivazione. Da sempre arriva la percezione di come è potente il canto delle sirene dell’autoinganno davanti al quale c’è la necessità di non abbassare mai la guardi. Infatti, la saggezza ci ammonisce che raggiungere il traguardo del “Conosci te stesso” non è impresa facile perché troppo spesso si rasenta l’impossibilità di osservarsi, di versi così come ci osservano e ci vedono gli altri. Per di più si crea una rete di protezione nei dintorni della coscienza per garantire che nessun elemento indesiderabile riesca a entrare tanto da dar origine alla negazione, alla compensazione, all’elisione e mistificazione della realtà. Tale atteggiamento strategico poggia la propria base sulla paura, sull’ansia, sull’avversione per come ci si sente se si ammette l’esistenza di cose brutte e sgradevoli. Così si sperimenta che le persone hanno preso la consuetudine di credere più facilmente alle verità piacevoli che a quelle spiacevoli. Infatti se ciò che viene riferito è di totale gradimento, non viene sollevata alcuna obiezione. Viceversa, si tende a rifiutare le storie, gli eventi che turbano, che obbligano a rimettere in discussione ciò che fino ad un attimo prima si era felice di considerare vero.
