Turi: L’educazione è l’arma contro ogni discriminazione

PROCIDA – L’educazione (scuola) è l’arma da utilizzare contro ogni discriminazione. Tredici femminicidi nei primi due mesi dell’anno: è questo il dato che ci consegnano le cronache nel giorno dedicato alle donne. Che ci sia una regressione è ormai palese – ha osservato il segretario generale della Uil Scuola a latere dell’incontro “Diritto all’istruzione e all’apprendimento permanente per una società e un’economia della conoscenza e il superamento di ogni disuguaglianza” organizzato dalla senatrice Valeria Fedeli, al Senato.

«La società continua a discriminare le donne: è questione che ha radice culturale. La battaglia per superare ogni degrado culturale parte dalla scuola – ha detto Turi – l’unica che può invertire la tendenza e agire in termini di integrazione delle differenze di genere, sociali, politiche. L’educazione di una scuola libera è l’arma contro ogni discriminazione. Per farlo però serve una scuola che sia in grado di assolvere la funzione che le è propria.

Il dato storico – secondo Turi – ci riporta ad un sistema di istruzione che negli ultimi venti-venticinque anni ha subito attacchi continui, è stato lasciato senza risorse, messo in condizione di rinunciare alle migliori risorse umane: effetti di una svolta a destra della società e dell’affermarsi di valori che si stanno sostituendo a quelli costituzionali. In questa giornata è pertanto il caso di fare una riflessione generale. Non saranno la tecnologia e l’indottrinamento a risolvere i problemi, servirà invece tornare a liberare le risorse del sistema e dare spazio all’insegnamento libero, laico, con l’obiettivo primario dell’integrazione e della riduzione di ogni differenza.

L’integrazione culturale, che la scuola italiana ha ben fatto sino ad ora, sta subendo un rallentamento a causa di una visione neo liberista e populista che tende a sostituire i valori fondanti su cui si deve agire per una identità culturale che è ben presente nel sistema.

Un patrimonio che non può durare in eterno se non si cambia il paradigma e politica.

La pandemia qualcosa ci avrebbe dovuto insegnare.

Da ultimo – sottolinea Pino Turi – le nuove indicazioni sul PEI per il sostegno sono emblematiche di una politica regressiva che vede solo il risparmio e il taglio come cifra dell’innovazione.

Se si incominciano a perdere i riferimenti culturali, e si comincia ad abbandonare l’integrazione, non ci si deve poi meravigliare se ogni forma di pluralismo si trasforma in una esaltazione delle differenze, in una discriminazione. Come sta avvenendo per le politiche di genere.

La scuola deve indicare ed operare per mantenere i valori a cui la società deve fare riferimento e non trasformarsi in uno specchio di una società sempre più divisa. La cura è la scuola, libera, statale, costituzionale».

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