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U VER PUORC A META TORN

maialedai racconti di Salvatore l’approdo della tradizione contadina procidana

C’era una volta un maiale,

era abitudine che, chi aveva un quadro di terra, oltre a coltivare di tutto per far quadrare il bisogno famigliare, avesse anche degli animali domestici; galline conigli, asinello alcuni anche la mucca, capre, ecc ecc. ma il maiale era d’obbligo, sapete che dal maiale non si butta niente, ed è molto nutriente. La disavventura di un jusino fu che un giorno svegliatosi di buon mattino come era consuetudine di tutti i jusini, si rese conto che nella meta non c’era più il porco. Ne parlò subito in famiglia alla moglie e figli per capire cosa fosse successo. Dalle varie ipotesi passò quella che il porco fosse andato via perché non gli davano patate sufficiente per saziarsi (una volta la gente non faceva  tanti rifiuti e quindi ai porci si davano patate e frumento principalmente, poi ortaggi) fu una brutta annata e non fu possibile sfamare il porco.

Così trovò accoglienza in un altro porcile, certo mica il nuovo proprietario lo cacciò via, si era assicurato prosciutto salcicce carne salame e strutto, mica era scemo.

Mentre il povero Giusumino, rammaricato, ne parlava con tutti gli amici del vicinato e non si dava una ragione. Un giorno mio nonno Girolamo gli disse, basta adesso rassegnanti, perché si è “ver puorc a meta torn” (se è maiale ritornerà alla propria mete)

Ebbene si! Arrivò il giorno della macellazione dei maiali,  lui fu risparmiato perché  non raggiungeva il quintale, allora il porco (che non è stupido) si rese conto che gli avrebbero fatto la festa, notte tempo scappò, e ritornò nella sua meta.

Salvatore (l’approdo) Costagliola

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