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Pasqua. Tra macigni e libertà i nostri auguri

“La nostra vita comincia a finire il giorno che diventiamo silenziosi sulle cose che contano” Martin Luther KING

La Pasqua rotoli i macigni del conformismo e delle ambiguità e ci apra alla pienezza della libertà responsabile. Con gli auguri più affettuosi di pienezza per questa Pasqua.

 Novantunesimo appuntamento, con la rubrica dedicata  al commento al vangelo di domenica 8 aprile 2012, giorno di Pasqua. Il vangelo di oggi è di Gv 20,1. Vi proponiamo anche il video di p. Alberto Maggi con la relativa trascrizione e AUDIO. Inoltre potete leggere una riflessione di   Josè Maria Castillo.

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Eccovi anche il commento di Don Lello Ponticeli con le “Prediche senza pulpito”. Per questa occasione pasquale introduce una nuova rubrica: “U’catechist n’ammurat” che sarà tenuta da Matteo Lubrano con la lettura di splendide poesie. 

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PASQUA – 8 aprile 2012

EGLI DOVEVA RISUSCITARE DAI MORTI

Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi OSM

Gv 20,1

II primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

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Se Maria di Magdala si fosse recata al sepolcro un giorno prima, avremmo celebrato la Pasqua un giorno prima. Scrive Giovanni nel capitolo 20:

Perché è ancora condizionata dall’osservanza della legge, il riposo del sabato. E quindi l’osservanza della legge ha impedito di sperimentare subito la potenza della vita che c’era in Gesù, una vita capace di superare la morte.

L’evangelista, attraverso questa indicazione, vuole segnalare ai suoi lettori che l’osservanza della legge ritarda l’esperienza della nuova creazione che viene inaugurata da Gesù.

“Il primo giorno della settimana”, letteralmente “nel primo dopo il sabato”, “Maria di Magdala si recò al sepolcro”. Perché Maria di Magdala non si è recata al sepolcro subito dopo la sepoltura di Gesù, ma ha atteso il primo giorno dopo il sabato?
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L’espressione

Ma la comunità, rappresentata da Maria di Magdala, ancora è condizionata dall’osservanza della legge, questo ritarda l’esperienza della risurrezione.

“il primo giorno della settimana” richiama infatti il primo giorno della creazione, in Gesù c’è la nuova creazione, quella che veramente è creata da Dio e come tale non conosce la morte, non conosce la fine. “Si reca al sepolcro di mattino quando era ancora buio”. Le tenebre sono immagine dell’incomprensione della comunità, che ancora non ha compreso Gesù che si è definito “luce del mondo”, il suo messaggio, la sua verità.
“E vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro”.

Gesù aveva detto:

E annuncia loro:

Ebbene cosa fanno Pietro e l’altro discepolo?

Ebbene la prima reazione di Maria di Magdala è correre da Simon Pietro e dall’altro discepolo. “Viene l’ora in cui vi disperderete ciascuno per conto suo”. Ebbene l’evangelista attribuisce a questa donna , Maria di Magdala, il ruolo del pastore che raduna le pecore che si erano disperse. “«Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto»”. Non parla di un corpo, ma parla del Signore, quindi c’è già l’allusione che è vivo questo Gesù. “Si recano al sepolcro”.L’unico posto dove non dovevano andare. Nel vangelo di Luca sarà espresso molto chiaramente dagli uomini che frenano le donne che vanno al sepolcro: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”.
Pietro e l’altro discepolo vanno in cerca del Signore nell’unico posto dove lui non c’è, cioè nel luogo della morte. Come Maria, per l’osservanza del sabato ha ritardato l’esperienza di una vita più forte della morte, perché Gesù non può essere trattenuto nel sepolcro, luogo di morte – lui è il vivente

Se si piange la persona come morta, cioè se ci si rivolge al sepolcro, non la si può sperimentare viva e vivificante nella propria esistenza. Entrambi i discepoli corrono, giunge prima il discepolo amato, quello che ha l’esperienza dell’amore di Gesù. Pietro, che ha rifiutato di farsi lavare i piedi e quindi non ha voluto accettare l’amore che Gesù ha espresso nel servizio, arriva più tardi.

Ma l’altro discepolo si ferma e permette che sia Pietro il primo ad entrare. Perché? E’ importante che il discepolo che ha tradito Gesù e per il quale la morte è la fine di tutto – e questo era il motivo del tradimento – faccia per primo l’esperienza della vita.

E poi entra anche l’altro discepolo.

? così i discepoli vanno al sepolcro, l’unico posto dove non si può trovare Gesù. “Vide e credete”. Ma il monito fondamentale dell’evangelista, “non avevano compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti”.
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La preoccupazione di Giovanni è che si possa credere alla risurrezione di Gesù solo vedendo i segni della sua vittoria sulla morte. No!

La risurrezione di Gesù non è un privilegio concesso a qualche personaggio duemila anni fa, ma una possibilità per tutti i credenti. Come? Lo dice l’evangelista:

Non si crede che Gesù è risorto perché c’è un sepolcro vuoto, ma soltanto se lo si incontra vivo e vivificante nella propria vita.

“Non avevano compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti”. L’accoglienza della scrittura, la parola del Signore, nel discepolo, la radicalizzazione di questo messaggio nella sua vita, la sua trasformazione, permettono al discepolo di avere una vita di una qualità tale che gli fa poi sperimentare il risorto nella sua esistenza.

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